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Roselle, si scava dopo 30 anni: affiorano scheletri longobardi - Nuovi tesori nel sito archeologico

di Elisabetta Giorgi

	Una parte di scheletro trovata in una tomba. A dx il team al lavoro e la zona scavata
Una parte di scheletro trovata in una tomba. A dx il team al lavoro e la zona scavata

L’intervento, condotto dall’Università di Buffalo e diretto dal professor Sebastiani, è partito da due settimane. Scoperte 7 tombe di bambini e adulti con corredi funebri

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ROSELLE. Sette sepolture tra bambini, adolescenti e adulti, monete e corredi funerari, ceramiche d’età longobarda. Sono i nuovi tesori che stanno affiorando nel sito archeologico di Roselle dove dal 29 giugno sono ripresi i lavori di scavo fermi da 30 anni.

La campagna è in corso, in concessione dal Ministero della cultura all'Università americana di Buffalo, che collabora con la Michigan State University (Prof. Todd Fenton) per la parte antropologica che studia gli scheletri. L’intervento finirà il 24 luglio e riprenderà a settembre.

Il direttore scientifico è l’archeologo Alessandro Sebastiani, classe 1981, originario di Grosseto, professore di Archeologia romana e capo del Dipartimento di Studi classici di Buffalo. Al lavoro con lui gli archeologi Alessandro Carabia, altro grossetano che lavora in Inghilterra; Veronica Testolini, bellunese, e un team di 12 studenti americani impegnati negli scavi.

La campagna è interamente finanziata dall’università americana. Sorvegliano il tutto i Parchi Archeologici della Maremma – l’ente gestore dei tre siti di Roselle, Cosa e Vetulonia - diretti da Leonardo Bochicchio. La Foresteria dell’Infopoint, lungo la strada che porta agli scavi, è stata messa a disposizione e viene utilizzata come laboratorio per analizzare gli scheletri e gli oggetti trovati.

Lo scavo si concentra su un’area popolata dai resti monumentali del complesso delle terme adrianee, poi trasformate in cattedrale, e dal sepolcreto che si sviluppò intorno all’edificio ecclesiastico. Un intervento mirato che fa seguito a due precedenti campagne di scavo, la prima diretta negli anni ’40 da Antonio Minto, la seconda diretta negli anni ’90 da Maria Grazia Celuzza e dal Museo archeologico di Grosseto, che portò alla luce ben 200 scheletri nella stessa zona delle terme adrianee convertite a cattedrale.

Il professor Sebastiani, che vive e lavora stabilmente negli Stati Uniti, da tempo porta avanti importanti campagne nella “sua” Maremma, nell’ambito del progetto Impero. «Da 10 anni scaviamo a Civitella Paganico nella tenuta di Monteverdi, nel sito etrusco di Podere Cannicci e in quello medievale di Castellaraccio – spiega - Dal 2009 al 2015 abbiamo condotto scavi nella zona del porto di Roselle all’interno del Parco, al santuario di Diana Umbronensis e in una stazione di posta alla foce dell’Ombrone. Ora, come evoluzione naturale del progetto, siamo entrati dentro la città di Roselle».

Di fatto lo scavo prosegue quello precedente degli anni ‘90 allungandosi nella collina nord in cerca di nuovi reperti: al momento copre una superficie di 40 metri quadrati circa. Il primo giorno è stato dedicato alla pulizia dell’area e alla comprensione delle stratigrafie, poi lo scavo è entrato nel vivo. «In passato avevamo studiato i 200 scheletri già scoperti negli anni ‘90, ora stiamo allargando lo scavo della zona cimiteriale – spiega il professor Sebastiani – per estendere il campione e scoprire nuovi dati: le etnie della popolazione, le malattie e la malaria, le abitudini». Cosa è venuto fuori? Già molto. «Abbiamo scoperto 7 scheletri, di cui 4 di bambini, due di adolescenti e uno di adulto». Alcuni scheletri sono interi, qualcuno presenta corredi funebri. Accanto alle ossa di un bambino sono affiorate tre monetine, non leggibili e che saranno oggetto di restauro. C’era anche un piccolo coltello. Le sepolture presentano una cornice di pietra e lastre di pietra a copertura. I corpi erano probabilmente dentro casse lignee, di cui restano chiodi.

Gli scheletri dovrebbero collocarsi in epoca altomedioevale longobarda, tra il VII e l’VIII secolo d.c. «Si tratta di una zona dell’insediamento molto interessante da ricostruire e in cui, preservandosi la stratigrafia, siamo grado di sezionare nel tempo i cambiamenti», spiega il professor Sebastiani. Importante sarà lo studio antropologico degli scheletri per restituire informazioni sulle popolazioni (sesso, età). I legami familiari tra le tombe potranno essere svelati grazie al dna. Alcuni reperti saranno analizzati con il carbonio-14 per la datazione radiometrica; campioni isotopici potranno restituire informazioni anche sulla dieta alimentare. Un dato importante emerso, come fa sapere l’archeologo Sebastiani: «Finora era vulgata comune che Roselle fosse stata abbandonata per la malaria. Abbiamo invece scoperto che malaria ci fu sì, ma non fu la causa principale dell’abbandono: gli scheletri studiati dimostrano che le persone sopravvissero alla malattia».

Oltre a questa campagna data in concessione all’università di Buffalo ce ne sarà un’altra, tutta ministeriale.

Lo fa sapere Leonardo Bochicchio, direttore dei Parchi che si dice soddisfatto per entrambi gli interventi, quello di Buffalo e quello italiano. «Abbiamo avuto fondi dal ministero (250mila euro) per gli scavi a Roselle, Cosa e Vetulonia», dice. «Se tutto va bene, già ad agosto potrebbe partire lo scavo a Vetulonia, in collaborazione con il Comune di Castiglione della Pescaia, il Museo civico Isidoro Falchi (direttrice Simona Rafanelli) e l’Università di Perugia per riprendere lo scavo della Domus dei Dolia interrotto in tempi di Covid. A Roselle riprenderà uno scavo in collaborazione con il Comune, il Maam con il suo direttore Luca Giannini, l’Università di Siena e il professor Camporeale; lo scavo riguarderà la zona che dalle terme scende al decumano e andrà in cerca di una strada della quale abbiamo indizi. A Cosa indagheremo una zona di fronte al museo, in collaborazione con il Comune di Orbetello e la Florida State University (professor Andrea de Giorgi). Intanto siamo molto felici – chiude Bochicchio - che a Roselle siano riprese le indagini archeologiche e attendiamo che alla fine degli scavi i risultati siano resi presto disponibili».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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