«Circonvenzione di incapace», commerciante sotto inchiesta a Grosseto: «Profitti da quasi 2 milioni di euro»
La Procura ha chiesto il carcere, l’indagato si è difeso nelle due ore di interrogatorio preventivo
GROSSETO. La Procura ha chiesto il carcere per un commerciante 52enne sospettato di circonvenzione di incapace: si sarebbe procurato indebitamente una somma vicina a 1,9 milioni di euro. La difesa sostiene che non ci siano né gli indizi né i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato; e sollecita una perizia psichiatrica che possa far luce sulle capacità mentali dell’uomo, un 59enne.L’ultima parola spetta adesso al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Coniglio, che ieri ha tenuto udienza, ascoltando per quasi due ore l’indagato nell’interrogatorio preventivo. Questi, assistito dall’avvocata Federica Putignano, si è difeso, ribattendo a ognuna delle contestazioni mosse anche in aula dal sostituto procuratore Carmine Nuzzo. «Sono preoccupato, certamente - ha detto al termine dell’udienza - Ma sono anche sicuro che la verità verrà fuori. Io non ho fatto nulla».
La vicenda ha preso origine da una querela presentata a marzo 2025 dal 59enne: lui e l’indagato si conoscono molto bene, abitano vicino, una dozzina di anni fa la madre del primo è venuta a mancare e ha lasciato a quest’ultimo un patrimonio da circa 100mila euro. Ci sarebbe anche, ma la difesa spiega di non averne avuto riscontro concreto, una videocassetta nella quale la mamma si sarebbe raccomandata con l’uomo adesso indagato affinché questi avesse cura del proprio figlio. Negli ultimi anni della vita della donna, la presunta parte offesa aveva sostenuto alcuni colloqui con uno psichiatra - per affrontare quello che appariva un rapporto morboso con la madre - e l’indagato era stato invitato a parteciparvi, insieme alla stessa donna, perché la sua presenza avrebbe recato beneficio: così era avvenuto, più colloqui, per circa tre anni. Poi, sentendo che la sua fine era vicina, la donna avrebbe dato le disposizioni anche in relazione a una cifra da destinare al commerciante. Una donazione che non era mai stata perfezionata ha sostenuto quest’ultimo. Era stata aperta la successione ereditaria. Il 59enne aveva poi versato all’indagato 45mila euro per aiutarlo nelle spese per il suo negozio: era il 2016.
Negli anni i due hanno tenuto vari rapporti di natura economica. Il 59enne aveva comunque sostenuto varie spese: oltre a quelle ordinarie, come le bollette e le tasse, ad esempio, c’erano state anche quelle relative al risarcimento da versare in conseguenza di un incidente stradale da lui causato, per un importo superiore ai 40mila euro, comprendenti anche la cifra necessaria all’acquisto di una nuova auto. Era intervenuta anche l’accensione di un mutuo fondiario, con l’accordo che le rate sarebbero state pagate dal commerciante. Un secondo finanziamento aveva estinto il primo introducendo nuove e più consistenti rate, sempre con l’accordo tra le parti. Si erano sommati i tributi comunali non pagati da un inquilino per circa 4mila euro, era stato ritenuto necessario anche attivare la procedura per la cessione del quinto dello stipendio. Erano stati infine presi accordi perché il nuovo inquilino di un appartamento versasse nelle mani dell’indagato le rate del canone di affitto affinché quest’ultimo le girasse al 59enne.
Un anno fa, gli amici di quest’ultimo, andandolo a trovare a casa, avevano notato il suo stato non consono: era stato trovato con le scarpe rotte, avevano raccontato, e senza soldi per comprare il pellet necessario a far funzionare la stufa. Lo avevano così consigliato di rivolgersi a un avvocato, attraverso il quale erano stati compiuti accessi ai conti, a partire dal 2015. Conti dai quali risultano uscite ed entrate. Era stato poi ritenuto necessario che il 59enne si sottoponesse ad accertamenti medico legali: all’ospedale senese delle Scotte l’uomo era stato definito lucido e orientato. Ma una perizia aveva indicato la possibilità di una sua manipolazione.
Così il 59enne si era rivolto alla Procura. Le indagini sono state affidate alla guardia di finanza, lui è stato sentito più volte. Adesso, anche mediante una memoria scritta, la difesa del commerciante ha evidenziato che l’uomo ha disconosciuto le firme per talune operazioni e che ha sostenuto che l’indagato sarebbe stato presente alla stipula di determinati atti, quando invece ciò non sarebbe affatto provato. Non ci sarebbe poi alcuna corrispondenza tra gli assegni staccati dal 59enne e i versamenti effettuati dal commerciante. Poiché il negozio dell’indagato offre vari servizi, tra cui il pagamento di tasse e bollette, è avvenuto che il 59enne gli affidasse il denaro necessario proprio con questo scopo (700mila euro in una decina di anni), pagamenti tutti regolarmente registrati. Per aiutarsi nella difesa, ieri il commerciante ha portato in Tribunale un voluminoso incartamento, con documenti che andranno a integrare la memoria. Non è stato effettuato alcun sequestro a carico dell’indagato.
L’avvocata Putignano ha sottolineato la mancanza di elementi tali da giustificare il carcere (e ha comunque ipotizzato un’eventuale misura meno afflittiva). Non soltanto perché i due non si frequentano da un anno, cioè dalla data della querela, e dunque sarebbe scongiurato il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione per reati simili, ma anche per l’assenza dei gravi indizi di colpevolezza, anche a seguito delle spiegazioni fornite ieri nell’interrogatorio. Ha anche evidenziato che i reati eventualmente commessi fino al 2020 potrebbero essere dichiarati prescritti e ha chiesto una possibile riqualificazione delle condotte successive. E ha comunque avanzato la richiesta di un incidente probatorio, per effettuare una nuova perizia psichiatrica per verificare l’eventuale grado di infermità mentale. Il giudice si è riservato la decisione.
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=f53f47c)