Grosseto, furto nel podere dell'infermiere morto da poco: rubati attrezzature agricole e oro
È successo a Borgo Santa Rita, nel comune di Cinigiano. Il bottino è stato al momento quantificato in circa 7mila euro. Il dolore della figlia: «La situazione è del tutto fuori controllo»
GROSSETO. Ancora sciacalli in provincia: colpiscono case rimaste vuote dopo un lutto, senza rispetto per nessuno e spesso a pochi giorni dal funerale.
L’ultimo caso è successo ieri mattina a Borgo Santa Rita, nel comune di Cinigiano, lungo la strada provinciale che porta alla montagna. Si tratta del terzo episodio noto in appena tre mesi (v. fondo pagina), un segnale che preoccupa non poco.
Nel mirino dei ladri è finito stavolta il podere di Giorgio Sani, ex infermiere conosciuto in città a Grosseto (ha lavorato per 40 anni all’ospedale Misericordia in cardiologia e medicina interna), scomparso il 17 marzo scorso a 85 anni. Non sono passati neppure venti giorni dalla sua morte, che i malviventi hanno fatto irruzione in casa sua mettendo tutto a soqquadro e portando via oggetti di valore, e soprattutto una grande quantità di attrezzature agricole custodite in magazzino.
L’incursione è avvenuta probabilmente nella notte tra venerdì e sabato (ieri). I ladri sono entrati spaccando una finestra al secondo piano, raggiunta sicuramente con una scala che si erano portati dietro e che hanno riportato via.
Una volta dentro hanno rovistato ovunque, concentrandosi in particolare nella camera da letto del defunto: cassetti svuotati, mobili aperti, oggetti personali sparsi a terra. Tra la refurtiva ori, la fede nuziale, un orologio e altri ricordi di famiglia. Anche monete antiche.
Poi si sono spostati al piano inferiore, dove hanno preso di mira il magazzino svuotandolo delle attrezzature agricole: motoseghe, battitori per olive, defogliatori, cassette di utensili e chiavi da lavoro. Il bottino complessivo è stato stimato in circa 7mila euro tra le attrezzature agricole e gli oggetti personali, tra cui anche alcune monete antiche.
La figlia Lucia Sani, dipendente del Comune di Grosseto, ha presentato ieri denuncia ai carabinieri della stazione di Cinigiano.
«Quando siamo arrivati – racconta – ho trovato la finestra della camera spaccata. Dentro era tutto devastato. Per fortuna avevo già svuotato la cassaforte, nei giorni scorsi, lasciandola aperta».
Resta però una sensazione tremenda, quella di una casa violata nella sfera più intima e la camera da letto del padre morto messa in disordine. Il podere è diventato bersaglio dei malviventi proprio nel momento di un lutto, in cui la famiglia era più fragile e sofferente.
Il caso assume contorni ancor più inquietanti se si guarda a quanto accaduto appena due mesi fa, forse casualmente, forse no. A febbraio scorso, Giorgio Sani aveva subìto un tentativo di truffa telefonica.
Un uomo, fingendosi carabiniere, lo aveva contattato sostenendo che i suoi dati erano stati clonati e invitandolo ad andare subito in caserma per sporgere denuncia. A rispondere era stata però la figlia Lucia, che aveva intuito il raggiro e l’aveva sventato. «Dissi chiaramente che non ci saremmo mossi di casa e che, semmai, loro avrebbero dovuto mandare una pattuglia – spiega – Immaginavo che non sarebbe arrivato nessuno, dell’Arma, e infatti così è stato. Chiamai poi i carabinieri e mi confermarono che c’erano molti anziani che si presentavano in caserma per lo stesso motivo. Era una truffa diffusa».
Scopo delle telefonate era forse quello di convincere le vittime a uscire dalle loro case, lasciandole incustodite per poter avere campo libero nei furti. In quel caso il tentativo non era andato a segno, ma poche settimane dopo, con la morte dell’anziano e la casa rimasta vuota, i ladri sono tornati per davvero e stavolta sono riusciti a rubare.
Cresce la rabbia. «Siamo abbandonati – dice Lucia Sani – Qui a Borgo Santa Rita la situazione è fuori controllo. Quello di mio padre non è un caso isolato: nei dintorni ci sono stati altri furti, anche recenti».
A Montenero d’Orcia, a pochi chilometri da Santa Rita, una decina di giorni fa sono state rubate attrezzature agricole in un altro podere, a testimonianza della vulnerabilità delle aree rurali in cui le abitazioni isolate sono bersagli facili e i ladri non si fermano neppure di fronte alla morte.
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