Capalbio, dichiarato morto dallo Stato ma la moglie non si arrende: «Continuo a cercarlo»
Marco Vento sparì l’8 marzo 2013, Rosanna Cesari: «Io sento che è ancora vivo.Fino a prova contraria, in assenza di un corpo, non ci sono evidenze che dimostrino il decesso»
GROSSETO. Due anni fa lo Stato ne ha dichiarato la morte presunta. Per la sua famiglia – però – Marco Vento resta una persona “scomparsa”, non morta. E sua moglie Rosanna Cesari continua a cercarlo.
Lo fa da tredici anni, senza interruzioni, “con grinta” – come racconta lei – e anche oggi ci ripete lo stesso pensiero che ha accompagnato altri tristi anniversari della sua sparizione. «Fino a prova contraria, cioè finché non avrò l’evidenza e le tracce della sua morte, io non credo che mio marito sia morto. Continuo a pensare che prima o poi potrò riabbracciarlo. Il tempo non ha scalfito le mie energie, anzi: oggi mi sento anche più forte», racconta Rosanna rinnovando il suo appello: «Cerco ancora mio marito Marco Vento, scomparso l’8 marzo 2013».
Ieri cadeva l’anniversario di quella data: tredici anni da quando la sua vita è uscita improvvisamente dalla quotidianità di una famiglia felice senza lasciare spiegazioni; uno choc mai superato.
Nato il 5 giugno 1967 a Orbetello, Marco Vento viveva a Pescia Romana con la moglie e lavorava in un’azienda di Pescia Fiorentina, vicino Capalbio. Aveva 45 anni quando sparì. La sua scheda è ancora pubblicata sul sito della trasmissione “Chi l’ha visto?”: alto un metro e settantaquattro, indossava una giacca marrone con cappuccio, un maglione marrone con righe celesti e rosse, jeans scuri e scarpe da ginnastica beige. Con sé aveva i documenti e un telefono cellulare Motorola nero.
Scomparve a Pisa mentre la moglie Rosanna era ricoverata all’ospedale di Cisanello. «Il 23 febbraio 2013 finii al pronto soccorso con dolori molto forti», ricorda lei al Tirreno. «Prima andai all’ospedale di Orbetello e poi fui trasferita a Pisa. Fu Marco ad accompagnarmi a Cisanello dove rimasi ricoverata per quindici giorni. Le dimissioni erano previste per l’8 marzo e lui era arrivato a Pisa il giorno prima per riportarmi a casa, ma la mattina dell’8 i medici decisero di trattenermi per ulteriori controlli. Quando Marco seppe che non sarei stata dimessa restò turbato, come se gli crollasse il mondo addosso».
C’era stato poi un altro fatto, che probabilmente fu determinante. Il giorno precedente Marco Vento si era sentito male. Convinto dal suocero, era andato poi a farsi visitare al pronto soccorso «dove gli avevano diagnosticato una piccola ischemia. I medici gli avevano consigliato il ricovero per approfondire la situazione, ma lui aveva preferito tornare fuori». A ciò si aggiunse l’ulteriore carico del prolungato ricovero di lei, che gli destò preoccupazione. Secondo Rosanna Cesari, quel mix di fattori potrebbe aver influito sul suo stato emotivo. «Quando lo vidi quella mattina era quasi assente. Probabilmente a pesare furono la mia situazione, il suo malessere e il lavoro che gli provocava stress».
Sta di fatto che quel giorno Marco avrebbe dovuto tornare in ospedale verso mezzogiorno ma non arrivò mai, non rispose più al telefono e da quel momento di lui non si seppe più nulla. Rosanna presentò subito la denuncia di scomparsa e lasciò l’ospedale per partecipare alle ricerche. Negli anni successivi sono arrivate segnalazioni da varie parti d’Italia, ma nessuna ha portato a risultati concreti: di Marco Vento non è mai stata trovata una traccia certa. Nel 2024, trascorsi 10 anni dalla scomparsa, lo Stato ne ha dichiarato la morte presunta. Un passaggio previsto dalla legge in assenza di notizie prolungate, ma per la famiglia questo atto formale da parte dello Stato non cambia il quadro.
«Per me è una questione tecnica e formale, ma poiché non esiste un corpo e non è mai emerso nulla che provi davvero la sua morte, per me mio marito è vivo e continuerò a cercarlo, se possibile con più grinta di prima».
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