Il Tirreno

Grosseto

Il dolore

Morta in gita a 19 anni, il bar chiuso per lutto e i ricordi di chi l’ha vista crescere: «Siamo tutti sconvolti»

di Elisabetta Giorgi

	Aurora Bellini, il portone della sua casa e il bar Di Mezzo che ieri ha chiuso per lutto (Foto Bf)
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Aurora Bellini, il portone della sua casa e il bar Di Mezzo che ieri ha chiuso per lutto (Foto Bf)

La giovane abitava a Batignano, piccolo paese a poca distanza da Grosseto: «Io non volevo crederci, mi tremano le gambe, quando l’ho saputo mi sono chiusa in casa in tutto il mio dolore»

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BATIGNANO. Il paese è sotto choc. Non trattiene il dolore Gino Famiani, macellaio di Batignano che in via di Mezzo – nel cuore del borgo medievale – apre la saracinesca del suo negozio con gli occhi gonfi di lacrime. Ha saputo in tarda mattinata della morte improvvisa di Aurora Bellini, la 19enne che lui ha sempre avuto sotto gli occhi fin da piccola.

«Da bambina era timida e riservata, quando la vedevo in carrozzina con la sorella gemella mentre la mamma le spingeva su e già per questa strada, io mi divertivo a tirarle (piano) i capelli per vedere se mi faceva qualche sorrisino. Mi faceva tanta tenerezza…».

Quanti ricordi con la piccola Aurora in paese, sospira Gino rammentando le «fettine di prosciutto che le allungavo dal bancone».

Studentessa della classe quarta Cat (costruzioni ambiente e territorio) del Manetti-Porciatti, la giovane se n’è andata per sempre mentre era in gita «lasciando tanta tristezza qua in paese, siamo tutti sconvolti. Io l’ho saputo stamani da una mia vicina maestra d’asilo che abita qua e che ha chiamato mio figlio sul cellulare – io non ho il telefonino – per darci la brutta notizia: è morta Aurora. Poi ha principiato a spargersi la voce anche in paese e l’abbiamo saputo tutti. Da stamani non pensiamo ad altro».

È stravolta un’amica di famiglia che abita fuori dal centro storico, in via del Vecchio frantoio. «Aurora l’ho vista nascere e crescere», si asciuga gli occhi mentre è affacciata al balcone. «Il nostro è un piccolo paese, siamo senza parole. Ammutoliti». In mattinata aveva iniziato a serpeggiare la notizia di una ragazza morta ma «non sapevamo il nome, non pensavamo che fosse lei. Poi mi ha avvisato una vicina: “Ma la sai la disgrazia? Aurora”. Non volevo crederci, mi tremano le gambe. Il paese è sotto choc, c’è stato un tam tam e tutti a messaggiarsi e a telefonarsi, io invece mi sono rintanata in casa nel dolore».

L’ultima volta che l’ha vista non è stato di recente, «è successo pochi mesi fa perché mi sono nati due gemellini e sto molto dietro a loro. So per certo che era una ragazza tranquilla e serena. Tutte bravissime persone dai nonni ai genitori, una famiglia che è stata segnata di recente anche da altre disgrazie. I nonni materni sono morti piuttosto giovani, prima lui e poi lei...». I nonni paterni stanno nella strada del Colombaio, non lontano da Batignano; in paese abita una bisnonna di Aurora.

D’inverno Batignano è un paese fantasma. Anzi «un paese dormitorio» come dicono gli abitanti: con pochi negozi (nel centro storico ci sono una macelleria, un bar, un frutta e verdura, un fioraio) e praticamente nessuno per strada. Pian piano inizia a ripopolarsi, e succede perlopiù dopo le 17 quando le attività riaprono.

Aurora viveva a Batignano nella tranquilla via di Mezzo. Una piccola strada dove non tutte le case hanno il numero civico. «Lei stava sicuramente al 31 – dicono i batignanesi – visto che accanto c’è il 33..».

Sulla sinistra del portone ci sono due appartamenti con il cartello “vendesi”. Sulla destra il bar di Mezzo il cui titolare – saputa la notizia – ha chiuso i battenti. Aurora «era una ragazza come le altre, brava, che faceva vita di paese come tutte le ragazze qua – sospira Folco Cherubini con sguardo basso – Qui a Batignano non succede mai niente». 
 

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