Il Tirreno

Grosseto

Lazzaretti compie 190 anni leggenda tra fede e mistero

di David Lazzaretti*
L’eremo di Lazzaretti sul Monte Labbro
L’eremo di Lazzaretti sul Monte Labbro

Arcidosso Il richiamo del profeta sopravvive ancora nel suo eremo

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ARCIDOSSO. Oggi, mercoledì 6 novembre, cadono i 190 anni dalla nascita di David Lazzaretti, avvenuta a Arcidosso il 6 novembre 1834, un periodo che può sembrare lontanissimo soprattutto se paragonato all’attualità del personaggio. Tutt’ora, infatti, si fa un gran parlare di Lazzaretti o meglio, del profeta o del santo del Monte Amiata, della sua storia e di chi realmente egli sia stato. Anche le gite e le presenze a Monte Labbro, sede e simbolo del suo messaggio escatologico e sociale, sono sempre più numerose e assetate di sapere ciò che lì avvenne e si propagò altrove sino alla sua morte cruenta avvenuta il 18 agosto 1878.

Lazzaretti fu per tutta la vita, sia agli occhi altrui che ai suoi, un mistero (e così d’altronde egli parlava di se stesso) ma anche un visionario.

La prima visione che ebbe, come lui racconta, avvenne nel 1848 quando aveva 14 anni. Si trovava a lavoro con il padre nella località di Macchia Peschi, vicino Scansano, luogo che lui cita come «oscurantissimo». Era poco più di un fanciullo, solo, affaticato, in preda allo sconforto per quella dura situazione di smacchiare e raccogliere il legname impostagli dal padre quando, in una piovosa e nebbiosa mattina primaverile, improvvisamente gli apparve un frate sortire dal bosco che, oltre a consolarlo con parole buone e affettuose, lo ammonì circa il suo misterioso e grande futuro.

Ma chi era questo frate non meno enigmatico uscito da una folta e semi buia foresta? Fu reale o Lazzaretti immaginò di vederlo? Anche perché tale incontro fu solo il primo di una serie di visioni, apparizioni e rapimenti mistici avvenuti non solo con questo strano personaggio. E fu questo presunto frate che in seguito, in una nuova apparizione, gli impresse sulla fronte una sorta di imprimatur di fuoco con una “C” rovesciata più un’altra “C” (del quale lui fu sempre gelosissimo tanto da tenerlo nascosto sotto una ciocca di capelli e che divenne l’emblema della sua missione).

Siamo nei primi di gennaio del 1869 e Lazzaretti si ritirò a vivere in una casupola di un suo amico ai piedi del Monte Labbro, certamente influenzato dal luogo solitario e suggestivo. Tuttavia la sua fama di uomo disinteressato, caritatevole, saggio e soprattutto illuminato da Dio era ormai cresciuta oltre misura e giornalmente aumentava il numero dei visitatori che volevano conoscerlo e parlare con lui, ovvero con il santo David, come ormai veniva nominato.

Egli era commosso dalle tante persone che venivano a trovarlo e poiché, per stare con loro non poteva lavorare, acconsentì alle offerte di opere gratuite dei visitatori, alla condizione che ognuno lavorasse nel suo campo non più di un giorno. «Fu un vero e proprio miracolo» come egli stesso dirà, non era stato infatti lui a cercare il prossimo, ma il prossimo a trovare lui, in quel luogo che sarà poi chiamato il campo di Cristo.

Nel 1872 avvenne la nascita della Società delle Famiglie Cristiane, con grande adesione della gente di Monte Labbro. Narra la pronipote di Lazzaretti e scrittrice Anna Innocenti Periccioli: «A Monte Labbro c’era la pace. C’era una vita nuova, non la rassegnazione. C’era un’azienda agricola che mutò la terra e i contadini. Anche le donne parlavano, libere, e nelle discussioni il loro voto contava, come quello degli uomini. Era gente che credeva in un mondo diverso, un mondo migliore, più giusto, più umano».

Oltre all’emancipazione sociale e femminile, vennero aperte due scuole nei villaggi prossimi al monte, con accesso libero e gratuito, in un Comune, quello di Arcidosso, con un analfabetismo quasi totale.

Quindi Lazzaretti non solo uomo del mistero e del misticismo religioso ma anche riformatore e portatore di istanze sociali, di giustizia e uguaglianza fra gli uomini.

Il 18 agosto del 1878, alla guida di una processione pacifica e numerosissima di povera gente che gli aveva creduto, venne ucciso all’ingresso di Arcidosso. I poteri forti si erano stancati di lui e rimasto solo ne pagò le conseguenze. Anche la sua morte è rimasta un mistero, non si è mai saputo con certezza chi lo uccise con una pallottola in fronte e soprattutto con quale arma.

Ma chi è stato il profeta o il santo dell’Amiata? E perché anche oggi suscita tanto interesse?

La risposta potrebbe averla data lui stesso: «Gli uomini avranno un bel dire e un bel fare calcoli sopra di me; nulla comprenderanno se in voi, mio Dio, non fissano i loro sguardi e i loro pensieri. Io sarò per essi un mistero incomprensibile che non potranno comprendere se non con i lumi della fede».

*studioso 


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