Venator, via libera alla discarica a Scarlino: che succede ora all’impianto? Tutte le novità
Per far tornare attivo il sito serve inserirlo nel piano strategico: il punto della situazione
SCARLINO. Il sospiro di sollievo tirato nella piana di Scarlino, ieri pomeriggio, è arrivato fino a Grosseto. Il via libera dato dalla conferenza dei servizi alla realizzazione della discarica definitiva di Venator nell’ex bacino fanghi “Solmine” era atteso come provvedimento salvifico, in assenza del quale le sorti dell’impianto del Casone sarebbero state inevitabilmente segnate.
La decisione
Ma per quanto la chiusura del Paur (Provvedimento autorizzatorio unico regionale) da parte della Regione Toscana con il rilascio dell’Aia (autorizzazione unica ambientale) sia una buona notizia, non è ancora il suggello definitivo a questa infinita vicenda. Se Venator non scioglierà velocemente le riserve, inserendo la fabbrica scarlinese nel proprio piano strategico, infatti, il rischio è che i forni non vengano riaccesi. Poter realizzati la discarica, quindi, è solo la precondizione. Per capire il contesto, bisogna fare un passo indietro alla giornata di lunedì. Quando a Firenze Arjen de Leeuw Den Bouter, membro del board of directors di Venator ha incontrato prima la Regione e poi, all’hotel Baglioni, i rappresentanti dei sindacati. Da quanto è filtrato, in quell’occasione, Leeuv en Bouter ha chiarito alcuni concetti: Venator è interessata a dare continuità all’impianto di Scarlino perché la fabbrica è efficiente e in grado di generare profitti; la situazione del Gruppo Venator a livello mondiale è però tutt’altro che rosea sotto il profilo finanziario, per cui è stato incaricato un consulente esterno di redigere un piano strategico per uscire dall’impasse; il mercato del biossido di titanio (TiO2) è andato bene nella prima parte di quest’anno, ma male nella seconda; nel 2025 dovrebbe riprendere la domanda del pigmento anche grazie al dazio del 40% sul prezzo internazionale imposto dall’Unione europea sul biossido cinese, venduto sottocosto grazie al dumping di Stato. Una parola definitiva dovrebbe arrivare nelle prossime settimane dal Ceo (chief executive officer) E. Bryan Snell.
Il futuro
Intanto la Regione Toscana ha quindi autorizzato una discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” – i gessi rossi, prodotti dall’inertizzazione dell’acido solforico usato per estrarre il biossido – in un’area di 10 ettari all’interno dell’ex bacino fanghi Solmine, collocato a qualche centinaio di metri dall’impianto. Qui potranno essere messi a dimora 600mila metri cubi gessi, equivalenti a circa 1,5 milioni di tonnellate, collocati nei 7 lotti (stralci funzionali) in cui il terreno è stato suddiviso. L’impianto di Venator avrà così autonomia produttiva per i prossimi tre o quattro anni, in attesa nella discarica della Vallina, a bagno di Gavorrano. Una parte della discarica (R13) ospiterà materiali destinati a riutilizzo: cemento, laterizi e fertilizzanti. Per completare i lavori di predisposizione del sito, i tempi preventivati sono di almeno quattro mesi. L’adeguamento del sito di stoccaggio comporterà un investimento da parte dell’azienda di 2,5-3 milioni di euro. In teoria – fermo restando il fatto che servono tre mesi per ripartire in sicurezza – l’impianto potrebbe entrare in produzione anche prima del completamento della discarica, perché Venator ha a disposizione circa 80mila metri cubi di spazio residuo nella discarica di Montioni e in quella a piede di fabbrica. La ripartenza, oltre che dalla domanda di mercato, dipenderà anche dall’approvvigionamento del minerale di ilmenite (che contiene il biossido di titanio) proveniente dal Canada. Ora a Scarlino c’è ne qualche decina di migliaia di tonnellate, ma bastano appena per partire. L’impianto, infine, con i tre forni a pieno regime è in grado di produrre fino a 62mila tonnellate di diossido di titanio.
Le reazioni
Positivi i commenti dei parlamentari del territorio. «È un risultato significativo dell’impegno della Regione Toscana – sottolinea l’onorevole Marco Simiani (Pd) –. Ora bisogna che il governo si attivi concretamente affinché vi siano i presupposti per salvaguardare produzione e posti di lavoro. In particolare, in sede comunitaria per estendere i dazi sul biossido di titanio importato dalla Cina per almeno cinque anni, garantendo la Cigs ai lavoratori dell’azienda fino all’efficacia delle misure antidumping». «Un passo fondamentale – spiega il deputato Fabrizio Rossi (FdI) – che di fatto sblocca l’impasse che aveva portato al blocco totale della produzione della fabbrica leader europea nella produzione per il biossido di titanio. Adesso che non ci saranno più impedimenti per non tornare a produrre, toccherà alla Venator e ai suoi vertici decidere. Pertanto, ci auguriamo di rivedere in poco tempo le linee produttive di nuovo attive».
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