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Giannutri, non solo troppi turisti. Legambiente lancia l’allarme bracconieri: «Danneggiata la posidonia, pescano dove è vietato»

di Ivana Agostini

	Una delle ancore gettate sui fondali dell’Isola di Giannutri nella zona di Punta Secca, dove vige il regime di protezione per le praterie di posidonia oceanica
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Una delle ancore gettate sui fondali dell’Isola di Giannutri nella zona di Punta Secca, dove vige il regime di protezione per le praterie di posidonia oceanica

L’associazione ambientalista: «Barche hanno gettato l’ancora sulle praterie di posidonia pescando nella zona protetta di Punta Secca»

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ISOLA DI GIANNUTRI. «A Giannutri le barche gettano l’ancora sulle praterie di posidonia e pescano dove non si potrebbe». Dopo l’allarme per le troppe presenze di Ferragosto sull’isola e la richiesta del numero chiuso per preservare l’isola dai troppi accessi, Legambiente Arcipelago toscano getta un altro allarme sempre riguardante Giannutri. «Il 15 agosto, a Punta Secca, in zona 2 del Parco Nazionale diverse barche si sono ancorate per l’ennesima volta pochi metri dalle rocce buttando l’ancora sulla praterie di posidonia oceanica, un habitat prioritario dell’Unione europea. Le imbarcazione dovrebbero rispettare il limite dei 100 metri, ma a Giannutri nessuno lo fa e nessuno sembra far rispettare una regola che vale anche fuori dal Parco».

«Sempre a punta Secca, – aggiunge Legambiente – in particolare nella zona di Punta Scaletta, i volontari di Legambiente hanno trovato una nassa calata sulla posidonia, in un’area dove la pesca sarebbe vietata. Ed è noto che a Giannutri la pesca di frodo viene fatta abbastanza tranquillamente perché i bracconieri marini sanno che le probabilità di venire beccati sono scarsissime. I danni prodotti dalle ancore alle praterie di Posidonia sono evidenti in quasi tutte le zone dell’isola. La pesca di frodo impoverisce sempre di più il mare di Giannutri. L’invasione di barche e persone mette in pericolo il suo fragile ecosistema. Se si continua così tra poco non ci sarà più nulla da proteggere».

Per questo motivo Legambiente Arcipelago Toscano rivolge una serie di domande al ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin: «È in questo modo che l’Italia vuole rispettare la strategia europea per la biodiversità al 2030 che ha sottoscritto, che mira a proteggere legalmente almeno il 30% delle superfici terrestri e marine dell’Ue e a gestirle efficacemente, con una protezione rigorosa di almeno il 10% di queste zone?».

L’associazione fa anche un focus sulle tutele che dovrebbe avere l’isola: «Giannutri, come tutto l’Arcipelago Toscano aspetta da 42 anni l’istituzione dell’Area marina protetta: quanti anni bisognerà aspettare prima di vederla finalmente istituita? Anche la nuova zonazione a mare proposta dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – verso la quale Legambiente ha presentato precise osservazioni non accolte – servirà a poco se rimarrà sulla carta come quella “provvisoria” del Decreto del presidente della Repubblica del 1996 che istituisce il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. Perché il problema vero è: come si intende proteggere, quotidianamente ed efficacemente, un’area di tutela a mare? Con quali mezzi, uomini, risorse si intende rispettare un impegno preso dalla Repubblica Italiana 28 anni fa? A Giannutri non sarebbe arrivato il momento di ristabilire il controllo e il rispetto delle regole e di adempiere agli impegni europei e internazionali presi dall’Italia?».l


 

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