Il presidio
Impennata dei prezzi dei ristoranti: in Maremma crescono tre volte più dell’inflazione. I dati, i motivi e il confronto
A luglio +4,9% rispetto al 2023. L’analisi: «Aumentano materie prime e costo del personale»
GROSSETO. Arriva la consueta comunicazione Istat relativa all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), e quel che salta subito all’occhio è che i prezzi per i “servizi ricettivi e di ristorazione” crescono più di tre volte l’inflazione generale.
A luglio 2024, infatti, a fronte di una variazione tendenziale di +1,5% dell’inflazione complessiva, l’indice dei prezzi nel comparto della ricettività e della ristorazione aumenta del 4,9% sul luglio dello scorso anno. Con un incremento del 4,1% di luglio su giugno 2024.
Una lievitazione dei prezzi di servizi che raggiungono il picco di attività nel periodo estivo, che guardata a ritroso negli anni è davvero significativa. Dal luglio 2022 al 2024 è infatti cresciuta del 21,4%, + 4,9 nel 2022, +11,6% nel 2023 e +4,9% fino a oggi. Non a caso, in termini tendenziali (luglio 2023/luglio 2024), anche i servizi tipicamente “vacanzieri” di ricreazione, spettacolo e cultura, crescono del 2,5% sopra la media dell’inflazione generale. Se questi sono i numeri, più controversa è la loro interpretazione. «Il dato medio è verosimile – dichiara Amedeo Vasellini, presidente di Assohotel Confesercenti – C’è stato un aumento delle materie prime, con aumenti anche dei costi del personale. Se c’è stato un effetto psicologico con l’aumento dei prezzi dovuto all’incertezza generalizzata delle prospettive economiche, condizionate dalle guerre, va anche pesata l’incidenza delle spese per generi alimentari sui costi delle strutture ricettive».
Considerazioni condivise anche da Paolo Pieraccini, titolare dell’hotel Miramare di Castiglione della Pescaia, membro della giunta di Ascom e presidente di Acot (associazione castiglionese ospitalità turistica) che associa oltre 40 strutture ricettive, che però aggiunge: «Quello dell’inflazione è un argomento spinoso. Gli alberghi – sottolinea – ad esempio, dichiarano i propri pezzi con un anno di anticipo e hanno margini ristretti di variazione nel corso della stagione, motivo per cui, come è successo nel 2023, si trovano a recuperare i maggiori costi sui propri listini l’anno successivo. Al di là degli oneri salariali e della spesa per i generi alimentari, però, bisogna considerare anche quelli energetici e per lo smaltimento della spazzatura: io lo scorso anno ho pagato 140mila euro di bollette energetiche e 25mila di Tari. Ma bisognerebbe chiedersi se i prezzi che chiediamo in questo territorio corrispondono all’offerta di servizi. E bisognerebbe anche fare scelte più chiare sul tipo di turismo che vogliamo attrarre. Parlare in astratto dell’indice dell’inflazione rischia di essere fuorviante».
Maurizio Parrini, storico albergatore follonichese e presidente di Federalberghi, con circa 130 strutture ricettive in provincia, sottolinea che «la gran parte degli albergatori non ha aumentato i prezzi dei propri listini rispetto all’anno scorso, anche se ci sono le oscillazioni dinamiche a seconda delle prenotazioni e del periodo di riferimento. C’è stato, invece, un adeguamento dovuto all’impennata dei costi dei generi alimentari. Dal 1° luglio, inoltre, è scattata la prima tranche degli aumenti salariali dovuti al rinnovo del contratto dei lavoratori del comparto ricettivo. Ad ogni modo, quest’anno per la prima volta abbiamo tutti alcune camere libere anche nel periodo clou di agosto». I ristoratori sono quelli ai quali vengono attribuiti i rincari più evidenti, e si trovano in una posizione scomoda. Massimiliano Mei, esercente e presidente di Fiepet (Federazione italiana esercenti pubblici e turistici) dice la sua: «Il dato dell’inflazione di comparto è un dato medio, all’interno del quale ci sono realtà della ristorazione come quelle che operano lungo la costa che hanno alzato i propri listini, ma anche quelle delle aree interne meno frequentate dove i prezzi sono mediamente più bassi. Sul livello dei prezzi alla carta incide anche il recupero dell’inflazione dei mesi passati, coi prezzi di frutta, verdura e pesce fresco, ad esempio, che sono schizzati alle stelle. Poi ci sono fenomeni come le difficoltà enormi a reperire personale stagionale, che va incentivato economicamente, e l’atteggiamento di chi gestisce un ristorante negli stabilimenti balneari che può avere alzato i prezzi temendo gli esiti della Bolkenstein».
Argomenti condivisi dai colleghi di Ascom Confcommercio. «Il mondo della ristorazione – spiega la direttrice dell’associazione, Gabriella Orlando – non è esente come tutti da fenomeni di speculazione. Ma tutti gli esercenti hanno dovuto far fronte all’impennata dei prezzi delle materie prime, così come alla necessità di premiare economicamente il personale per poterlo reclutare. Assumendosi spese di viaggio oppure di alloggio, che inevitabilmente finiscono per incidere sui listini prezzi. A questo aggiungerei anche il tema dei costi energetici, calati rispetto a un paio di anni fa, ma sensibilmente più alti del periodo precedente alla crisi dovuta alla guerra in Ucraina».
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