Il Tirreno

Grosseto

L'omicidio

Corriere ucciso, si cercano le tracce del delitto nella villetta: che cosa sappiamo

di Matteo Scardigli
Il sopralluogo dei carabinieri del Ris (foto Agenzia Bf)
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Il sopralluogo dei carabinieri del Ris (foto Agenzia Bf)

I carabinieri del Ris ad Arcidosso: intanto è stato assegnato l’incarico per l’analisi dei cellulari sequestrati per capire chi era lì al momento della morte di Nicolas Matias Del Rio

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ARCIDOSSO. Case Sallustri, 10,30 del mattino di giovedì 4 luglio. Lungo la strada sterrata che porta alla villetta nel cui pozzo era stato trovato il corpo di Nicolas Matias Del Rio, il corriere argentino quarantenne rapinato di mezzo milione in borse Gucci e per la cui morte sono in carcere tre persone, arrivano i Ris.

I carabinieri erano già stati qui: in borghese, per sorvegliare, e poi in divisa; prima per perquisire (e trovare accessori e pellame, parte del carico del furgone rubato) per il recupero della salma. I colleghi del Reparto investigazioni scientifiche, invece, sono arrivati appositamente da Roma per la prima volta.

Il sopralluogo

Al centro della fila di auto e mezzi di servizio ci sono i sostituti procuratori Giovanni De Marco e Valeria Lazzarini, che coordinano le indagini per conto della Procura della Repubblica di Grosseto; e Diego Innocenti, l’avvocato di Ozkurt Bozkurt, uno dei tre in carcere: gli altri sono Klodian Gjoni, albanese di 33 anni, ed Emre Kaia, turco (ma di etnia curda) di 28 anni. Tutti e tre con i capi di imputazione per omicidio, danneggiamento, rapina, sequestro di persona. I militari erano già stati qui nel giorno in cui Gjoni (difeso dall’avvocato Alessio Bianchini), si era fatto interrogare dai pubblici ministeri nel carcere di Regina Coeli: nel giorno in cui fu trovato il corpo, a colpo sicuro. Dopo di lui anche Bozkurt aveva chiesto e ottenuto di essere ascoltato. All’appello manca ancora Kaia (difeso dall’avvocato Federico Cocchi), che – ragionevolmente – vorrà anche lui fornire la propria versione.

I sigilli

Intorno alle 10,40 vengono tolti i sigilli al cancello dove amici e parenti del corriere hanno appeso la maglietta “Giustizia per Nico”, ai piedi del quale la rosa deposta all’indomani del ritrovamento inizia ormai ad appassire. Ci si divide in due squadre: i carabinieri all’ingresso della villetta, i vigili del fuoco alla vera del pozzo. I pompieri, coordinato l’intervento con i militari, calano lungo le pareti fredde e umide una luce che possa fornire visibilità al collega che, grazie all’ausilio di uno speciale paranco componibile, scende nella cavità. Laggiù potrebbero esserci effetti personali di Del Rio così come di chi lo aveva messo laggiù, legato mani e piedi con un sacchetto calato fino al collo; probabilmente già morto. Riemerge dopo pochi minuti: in mano non ha niente, ma ciò che ha visto – o non visto – è riservato al rapporto destinato al fascicolo in possesso di De Marco e Lazzarini.

Gli esiti

Per tutto il giorno, invece, stabilito il “campo base” al lato del portone della villetta, dove allineati con cura sono disposti i ferri del mestiere, i carabinieri specializzati nell’attività tecnico-scientifica nell'ambito delle indagini preliminari si muovono inguainati nelle tute bianche fra pianterreno, primo piano e sottotetto. L’esito delle loro ricerche sarà il medesimo: top secret, almeno per il momento.

Gli scenari

Il quadro, nel frattempo, comincia a delinearsi. Così come il corpo di Del Rio era stato trovato contestualmente all’interrogatorio di Gjoni, oggi si cercano nuove tracce a distanza di pochi giorni del colloquio di Bozkurt con i sostituti procuratori. Tracce più che altro all’interno dell’abitazione, dato che la salma è rimasta esposta alle intemperie; il che complica il lavoro affidato alla squadra del professor Mario Gabbrielli, professore ordinario di medicina legale all’università di Siena incaricato di stabilire l’epoca della morte. In questo contesto appare dunque più che mai fondamentale l’analisi forense sui telefoni sotto sequestro: di Del Rio, Bozkurt, Gjoni e Kaia, i tre in carcere, ma anche di Niko Gjoni, padre di Klodjan e tuttofare per la proprietà della villetta, e di Zindan Bozkurt, il fratello (e non il padre, come avevamo erroneamente scritto) di Bozkurt, indagati con le stesse imputazioni degli altri tre salvo l’omicidio e attualmente non sottoposti a misure restrittive.

L’incarico

L’incarico per gli accertamenti sui cellulari viene assegnato proprio in queste ore. I dati conservati nei registri del sistema operativo, a confronto con i tabulati telefonici e incrociati con le rilevazioni delle celle telefoniche, potranno stabilire con ancora maggiore certezza chi era dove e quando, avvalorando o smentendo le rispettive versioni. Chi era la mente, chi il braccio e chi il palo. Chi ha ucciso il padre di famiglia venuto in Italia a cercare una vita migliore per la moglie e il figlio piccolo, e perché. Queste sono le domande in attesa di risposta.

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