Il Tirreno

Grosseto

L’omicidio

Corriere ucciso, le ultime ore di Nicolas: nel pozzo per settimane. Kaia, chi è il terzo uomo che non ha mai parlato

di Matteo Scardigli

	Il pozzo in cui Nicolas è stato gettato dopo l'omicidio
Il pozzo in cui Nicolas è stato gettato dopo l'omicidio

Emre Kaia, uno dei tre uomini che si trovavano sulla Fiat Panda, domani a colloquio col suo avvocato. Autopsia e testimonianze potranno aiutare a capire a quando risale il delitto

30 giugno 2024
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GROSSETO. Manca una voce alla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Nicolas Matias Del Rio, il corriere argentino quarantenne trovato senza vita in fondo a un pozzo; un sacchetto in testa, mani e piedi legati. Manca la voce del terzo uomo a bordo della Fiat Panda che intercettò il furgone da cui sparì mezzo milione di euro in borse Gucci: quella di Emre Kaia, turco di 28 anni.

Le domande sono due: chi ha ucciso e – a questo punto – quando; dato che, si apprende, il corpo sarebbe rimasto immerso nell’acqua per alcune settimane. Intanto, una prima risposta potrebbe arrivare dal Dna. Quando è stato issato dal pozzo, il corpo di Matias Del Rio portava tutti i segni dell’esposizione alle intemperie; tanto che, per una prima identificazione sommaria, è stato necessario spostare il sacchetto dal volto. Alla vedova, almeno, è stata alleviata la sofferenza del riconoscimento: saranno – appunto – le più moderne tecniche di analisi del Dna a togliere anche l’ultimo dubbio.


Intanto Klodjan Gjoni, albanese di 33 anni, dopo essere stato bloccato dai carabinieri mentre cercava di imbarcarsi su un volo per Tirana, tramite il proprio avvocato Alessio Bianchini aveva chiesto e ottenuto di essere ascoltato a Regina Coeli dai sostituti procuratori Giovanni De Marco e Valeria Lazzarini. Voleva raccontare la sua verità, e nello stesso giorno i carabinieri hanno recuperato il corpo. Stessa richiesta da parte di Ozkurt Bozkurt, turco di 44 anni difeso dall’avvocato Diego Innocenti.

Kaia, difeso dall’avvocato Federico Cocchi, è l’unico dei tre che non ha ancora parlato; letteralmente, dal momento in cui soltanto in questo fine settimana il suo legale ha avuto a disposizione un interprete. Difensore e assistito avranno il primo vero colloquio nelle prossime ore, più approfondito rispetto al primo confronto avvenuto in occasione dell’interrogatorio di garanzia; e certamente con contenuti molto diversi, dato che nel frattempo – oltre a quelli per danneggiamenti, rapina – si sono aggiunti i capi di imputazione per omicidio e sequestro di persona.

Il quadro cambia radicalmente alla luce dei primi risultati dell’autopsia affidata alla squadra del professor Mario Gabbrielli, professore ordinario di medicina legale all’università degli studi di Siena. Un esame per il quale Bianchini e Innocenti hanno chiesto la partecipazione del dottor Roberto Martini in qualità di consulente di parte, mentre Cocchi e Stefania Vichi (l’avvocata della vedova di Del Rio) hanno scelto di non nominare alcun esperto.

Tutti sono quindi in attesa di conoscere quella che in gergo tecnico si definisce epoca del decesso: quando, nello specifico, è avvenuta la morte. Un dettaglio non da poco, che permetterebbe a uno o più dei tre arrestati di togliersi di dosso l’omicidio: chi non era presente alla morte di Del Rio non è responsabile del delitto, viceversa chi c’era sarà il principale indiziato. In questo contesto chi parla per primo potrebbe essere avvantaggiato, dato che maggiore è la distanza temporale che intercorre fra la morte e il ritrovamento tanto più difficile diventa stabilire con certezza l’epoca, appunto.

I segni sulla gola di Del Rio fanno pensare a soffocamento o strangolamento, ma – per paradosso – ancora non si può escludere che siano stati causati da una corda utilizzata per calarlo nel pozzo. La risposta è affidata ancora una volta al rapporto che Gabbrielli dovrà consegnare entro 40 giorni dall’assegnazione, un rapporto che dovrà contenere anche i rilievi tossicologici: il corriere potrebbe essere stato sedato per impedirgli di reagire, o chissà cos’altro.l

 

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