Il Tirreno

Grosseto

L’omicidio dell’Amiata

Corriere ucciso, Nicolas ha cercato di difendere il carico di borse Gucci. Intercettazioni: cosa emerge

di Matteo Scardigli

	Il pozzo dove è stato trovato morto il corriere
Il pozzo dove è stato trovato morto il corriere

C’è l’incarico per l’autopsia: sono ancora tanti i misteri da svelare

28 giugno 2024
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GROSSETO. Picchiato per aver cercato di difendere il carico del suo furgone, mezzo milione di euro in accessori Gucci; poi tenuto in vita, forse per due giorni, forse grazie a qualcosa che potrebbe aver detto agli uomini che lo hanno portato via dalla sua famiglia. Infine l’omicidio e la discesa nel pozzo, con un sacchetto in testa e legato mani e piedi.

Dall’ispezione cadaverica emergono ulteriori dettagli ma come sia stato ucciso Nicolas Matias Del Rio e da chi sono risposte che potrà stabilire soltanto l’autopsia, che oggi viene affidata al professor Mario Gabbrielli. Nelle intercettazioni raccolte dai carabinieri, nei dialoghi fra tutte le persone che gravitano intorno a questa vicenda, invece, del corriere non si parla mai: solo delle borse.

Una mancanza di umanità a cui fa da contraltare la raccolta fondi solidale per la famiglia del corriere argentino lanciata dalla nuova Pro loco di Castel del Piano con l’intento dichiarato di fornire un sostegno alla vedova «ed esprimere la vicinanza di tutta la comunità dell’Amiata».

La chiave di volta di questa intricata vicenda sembra i conferma ancora una volta Klodjan Gjoni, l’albanese bloccato dai carabinieri mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Tirana.

Su di lui pendono proprio le intercettazioni (diffuse dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”) in cui la sorella, mentre lo accompagna in aeroporto, dice: «Immagina se avevano trovato... te non eri qui ora». Se avevano trovato il corpo. Ma anche quelle dei genitori di Gjoni, che dimostrano di essere a conoscenza del furto: la madre di Gjoni teme che il figlio possa mettere nei guai il padre Niko, giardiniere della villetta, che infatti è stato indagato.

Tramite il suo avvocato Alessio Bianchini, Gjoni aveva chiesto di essere sentito nel carcere di Regina Coeli dai pubblici ministeri Giovanni De Marco e Valeria Lazzarini per chiarire la propria posizione.

Una richiesta analoga a quella di Ozkurt Bozkurt, difeso dall’avvocato Diego Innocenti, che invece era previsto che fosse ascoltato nella giornata di ieri. Sull’esito di questa richiesta, tuttavia, non sono emerse informazioni.

Il corpo – appunto – è stato ritrovato martedì. All’apparenza non riportava ferite da arma contundente, da perforazione o da taglio; il che ha messo gli inquirenti sulla pista del soffocamento o dello strangolamento. Di nuovo, sarà l’autopsia a far luce.

Da chiarire, ancora, come mai il furgone di Del Rio fosse senza Gps, come facevano i tre uomini a bordo della Fiat Panda a conoscere il percorso che il corriere avrebbe fatto quel giorno, e – infine – se altre persone ancora verranno iscritte nel registro degli indagati.

A questi (e altri) interrogativi potrà dare risposta l’iter processuale. Ma quella di oggi è la giornata della solidarietà: per contribuire alla raccolta della nuova Pro loco si può fare un bonifico con la causale “donazione Nicolas” all’Iban IT39D 0888572190000000200434 entro lunedì 15 luglio. A tale data, assicurano i promotori, sarà pubblicata la lista delle donazioni e consegnata la somma alla famiglia.

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