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Il caso

Manciano, Rolex “replica” in vendita: «I marchi erano contraffatti»

di Pierluigi Sposato
Gli imputati abitano a Cremona e a Napoli
Gli imputati abitano a Cremona e a Napoli

In quattro sono sotto processo per oggetti di grande pregio

10 giugno 2024
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MANCIANO. Orologi di pregio dai marchi contraffatti o semplici imitazioni senza alcuna volontà di frodare? Davanti al giudice Andrea Stramenga un caso di commercio di prodotti industriali – in particolare orologi Rolex – che secondo l’accusa sarebbero stati messi in vendita on line con marchi alterati. Cinque sotto accusa – in questo caso quattro, perché per uno di loro il fascicolo ha preso un’altra strada – per episodi avvenuti fino al 2018 e che avrebbero avuto per epicentro Manciano, residenza uno degli imputati e sede una società riconducibile alle operazioni ritenute illecite.

Il procedimento riguarda due donne e due uomini (Giovanni Manfrellotti ed Elena Tropea abitanti a Cremona, Michela Sorio e Ivano Amoroso di Napoli) dopo gli accertamenti partiti dalla segnalazione di un addetto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ufficio di La Spezia, che nel gennaio 2018 stava effettuando controlli anche on line su merci di provenienza estera: questi si era concentrato sulla commercializzazione sul web di prodotti che avrebbero potuto essere contraffatti. Aveva così individuato un sito sul quale venivano pubblicizzati e messi in vendita numerosi orologi riconducibili a marchi prestigiosi: Rolex ma anche Patek-Philippe, Panerai, Cartier, Bulgari e altri, espressamente definiti “repliche”. Cioè, era stata la conclusione del funzionario, come se fossero messi in vendita prodotti contraffatti. Aveva approfondito gli accertamenti e aveva aperto le varie pagine di quel sito, scoprendo che venivano proposti orologi identici in tutto agli originali, specie i Rolex, aggiungendo anche un servizio di riparazione per i proprietari. Repliche comunque personalizzate, diverse una dall’altra, anche se il prodotto finale non sarebbe stato distinguibile da uno originale. Poiché nel sito si faceva riferimento a persone che avendo lavorato per le case madri sarebbero stati in grado di riprodurre minuziosamente gli originali, poiché veniva dichiarato che nemmeno i laboratori svizzeri sarebbero stati in grado di produrre repliche e poiché una delle caratteristiche sarebbe stata l’indistinguibilità, al funzionario era venuto il sospetto che le operazioni non fossero regolari. Risalito alle indicazioni contenute nel sito, come ad esempio il numero di telefono, e individuato il dominio, il funzionario dell’Agenzia delle dogane era risalito fino a Manciano, luogo di residenza di uno dei cinque, intestatario appunto del dominio. Le indagini avevano consentito di ricostruire le vendite di orologi di lusso: cinque Rolex rinvenuti nel corso della perquisizione effettuata al suo domicilio, altri quattro (più un Eberhard) trovati nella perquisizione in casa di un coimputato e ancora una dozzina di orologi (per lo più Rolex) venduti nel tempo a otto acquirenti. Gli investigatori avevano rintracciato questi ultimi e avevano chiesto loro le modalità di acquisto. Uno di loro, abitante a Roma, aveva spiegato di aver effettuato tre pagamenti (858 euro, 420 euro e 180 euro) tra il giugno e l’ottobre 2017 con un accredito su una carta Postepay, correlata all’Iban dell’imputato risultato abitante a Manciano: mediante carte Postepay erano stati acquistati due Rolex replica, un Daytona e un Submarine, e con i 180 euro era stata pagata la riparazione del Daytona perché aveva problemi di resistenza all’acqua. Aveva anche aggiunto di aver gettato via i due Rolex perché non più funzionanti, alla fine del 2017. L’acquirente aveva conservato il numero di telefono del venditore, trovato consultando il sito internet sul quale gli orologi erano in vendita. Aveva preso informazioni tramite whatsapp e con lo stesso mezzo aveva anche concordato i prezzi, dopo aver visionato le foto degli oggetti proposti. I due Rolex gli erano stati consegnati a casa da un corriere. Aveva inoltre inviato a Cremona, a sue spese, l’orologio malfunzionante. «Chi mi ha venduto gli orologi mi ha sempre parlato di repliche», aveva detto l’acquirente.

L’impedimento di uno degli avvocati difensori ha imposto il rinvio dell’udienza: se ne riparlerà a novembre. Verrà ascoltato proprio il funzionario dell’Agenzia delle dogane che aveva effettuato accertamenti.

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