Italia
Roccastrada, documento del ’44 riapre il dibattito sui cadaveri trovati dentro un pozzo
Le carte spuntate fuori da un archivio alleato
ROCCASTRADA. Un documento ritrovato in un archivio alleato riapre la discussione sulla vicenda del “pozzo sprofondatoio” a Roccastrada. A segnalare la scoperta il ricercatore Emiliano Ciotti che è anche presidente dell’associazione nazionale vittime delle marocchinate (Anvm), termine che indica crimini come violenze, stupri e saccheggi compiuti dai soldati marocchini dell’esercito francese durante la Seconda guerra mondiale. Ciotti rivela di essere in possesso di un documento del 5 settembre 1944 – e lo esibisce – in cui il comandante dei carabinieri di Roccastrada, il maggiore Guido Verde, scrive al prefetto, alla Procura e alla Questura di Grosseto per segnalare la presenza di cadaveri nel podere San Giorgio nel comune di Roccastrada. A informarlo, specifica il maggiore Verde, due ufficiali partigiani. Come si legge nel documento il pozzo ha un’apertura circolare del diametro di circa cinque metri e dall’acqua «si notano confusamente forme di corpi umani» mentre un fetore insopportabile sale dal pozzo. Utilizzando mezzi di fortuna, un gancio fissato a una pertica, è stato possibile accertare la presenza di due cadaveri, «uno sembra indossi divisa militare, l’altro calza scarpe e gambali e indossa giacca borghese». Sul numero effettivo delle vittime presenti nel pozzo non c’è certezza. «Secondo notizie avute sul posto – scrive Guido Verde – si troverebbero nel pozzo una quindicina di cadaveri, secondo altre notizie raccolte in Roccastrada il numero sarebbe notevolmente superiore. Sembra si tratti di ufficiali e militi della milizia fascista e anche di militari tedeschi giustiziati dai partigiani». Il documento si conclude con la richiesta di procedere con ulteriori indagini e perizie per capire le condizioni del pozzo e identificare i cadaveri.
«La vicenda è nota e in passato ha sollevato molte polemiche – dice Emiliano Ciotti – I cadaveri dei fascisti, o presunti tali, furono occultati gettandoli nel pozzo. Il loro numero rimane ancora oggi imprecisato. Quello che colpisce è il metodo usato per tentare di far scomparire i cadaveri. Inoltre, se furono uccisi in combattimento, perché gettarli nel pozzo?»
Per l’Isgrec il documento si presenta come attendibile ma va inquadrato nel contesto di una vicenda comunque nota da tempo. «Nel 2017 in un’intervista al Tirreno – dice la direttrice dell’Isgrec, Ilaria Cansella – la storica ed ex direttrice Luciana Rocchi sottolineava il fatto che il cosiddetto “pozzo sprofondatoio” di Roccastrada esiste, ha una precisa localizzazione, si conoscono i nomi degli uomini che vi furono gettati. I fatti vanno inquadrati in quella che fu una guerra civile».
Finora l’unica pubblicazione che ne fa esplicitamente menzione è una testimonianza di parte, di carattere apologetico, il volume “Cronache grossetane: settembre 1943 – giugno 1944” di Vito Guidoni, ex milite grossetano della Repubblica di Salò. Basta pensare che, a proposito dei martiri d’Istia, Guidoni scrive che non si trattò di un delitto ma dell’applicazione rigida di leggi e norme preesistenti. Ebbene, nello stesso volume l’autore parla del caso «degli ex militari e ex fascisti uccisi e gettati nel pozzo dello Sprofondo tra Civitella Marittima e Roccastrada». In fondo alla pubblicazione c’è anche un elenco di undici nominativi, di cui otto sarebbero quelli gettati nel pozzo.
La direttrice dell’Isgrec pone anche una questione di metodo rispetto a quanto segnalato dall’associazione Anvm. «Se è doveroso che si cerchi ancora di far luce su episodi oscuri o dai contorni incerti di quel complesso periodo della storia italiana, come la ricerca storica continua a fare – sottolinea Cansella – è discutibile isolare documenti che riportano anche notizie non verificate (con la formula “si troverebbe”, “sarebbe”, parlando del numero dei corpi rinvenuti) senza il rigore storico che è necessario per ricostruire gli eventi, a partire dall’incrocio e dalla verifica delle fonti. Se è certo una notizia l’emergere di nuovi elementi da aggiungere al quadro di conoscenze sulla storia del nostro territorio (un impegno su cui è attivo anche il Comune di Roccastrada che, insieme all’Isgrec, ha avviato il riordino dell’archivio storico comunale) è un po’ sensazionalistico parlare senza alcuna attendibilità di decine di corpi e definire il documento “sconcertante”, considerando che quell’episodio di violenza su cadaveri si inserisce nel contesto della guerra e dei nove mesi della durissima lotta di liberazione in Maremma».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
