Il Tirreno

Grosseto

La storia

Addio a Mao, il “signor gatto” che insegnava a tutti cos’è la libertà

di Emilio Guariglia
Mao
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Mao

Icona del centro storico di Grosseto, per lui era scattata una sorta di adozione collettiva. “Rapito” nel 2021, riapparve un anno dopo accolto da una grande festa di quartiere

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«Quando vuoi bene a qualcuno pensi che questo qualcuno sia eterno, e che ogni singola mattina ti sveglierai alle sette e lui sarà lì, ad aspettarti per salire a fare colazione, come sempre, da tanti anni. Mi mancherai Mao, senza di te la piazza non sarà più la stessa».

Le parole di Elena, che ieri mattina salutava così su Facebook l’amato gatto Mao, sono una fotografia allo stato d’animo di un bel po’ di grossetani. A Mao, il gatto per antonomasia di Grosseto, gli volevano (quasi) tutti bene, ma – a dispetto della sua consolidata fama da highlander – non era eterno. Lunedì sera se n’è andato: sopravvissuto alla deficienza di chi aveva provato a dargli fuoco, alla cattiveria di chi lo aveva rapito per tenerlo prigioniero, alle ruote di suv e furgoni che gli contendevano quotidianamente il dominio di piazza della Palma, ha ceduto alla malattia. Un tumore ai polmoni, del quale fino a due giorni prima non aveva dato il minimo segnale, presidiando fino all’ultimo e serafico come sempre il suo regno, il quadrilatero tra piazza Indipendenza, via Vinzaglio, via Ginori e piazza della Palma; e come sempre concedendosi ospite d’onore nei vari appartamenti a lui graditi, per una merenda al tonno (selezionato) o il giovedì al pollo arrostito di mercato. Soltanto nella giornata di sabato proprio Elena – una delle migliori amiche di Mao, con casa a su piazza della Palma – lo ha visto un po’ incupito.

«Lì per lì – racconta Elena – abbiamo pensato che fosse infastidito dal cantiere dei lavori per la riqualificazione della piazza». Invece lunedì mattina il crollo: Elena, con Monica della pizzeria L’Archetto, lo ha portato di corsa dal veterinario. Neppure il tempo di ultimare le analisi e si è spento.

Quanti anni avesse con precisione non lo sa nessuno. Di certo non meno di sedici, probabilmente qualcuno di più. Ma poco importa, il tempo – per le figure mitiche – è un dettaglio. Nato come gatto domestico in una casa di via Fanti, ben presto Mao aveva imboccato il sentiero della libertà. Non del randagio, sia mai. Piuttosto la libertà di scegliere chi amare e da chi farsi amare, rifiutando ogni dipendenza. Aveva i suoi luoghi prediletti (con gran gusto, per molti anni, la bellissima merceria di Alessia) e poi si faceva aprire a rotazione le porte dell’intero quartiere per brevi visite, che ognuno salutava con orgoglio. Nessuno, però, poteva dirsi il suo “padrone”.

Aveva le chiavi delle case di tutto il centro, Mao. Come ben racconta l’affresco sulla saracinesca di un fondo chiuso in via Garibaldi, gigantesco ritratto di Mao realizzato (privilegio che in vita spetta solo ai veri vip) nel 2021 dall’artista Nora Camarri per il festival Trame Off ideato dal collettivo Clan. Era di tutti e di nessuno, chi lo accoglieva si adattava alle sue regole e viceversa.

Una lezione straordinaria: rubando le parole a una grande filosofa, Mao dimostrava l’impossibile, insegnava che “l’accoglienza precede la proprietà”. Un concetto difficile, tanto che all’indomani della comparsa dell’affresco qualcuno decise di rapirlo. Sparito nel nulla, gli amici del centro si erano quasi rassegnati quando – più di un anno dopo – Mao miracolosamente riapparve, provato non da ferite fisiche ma dall’incubo della “prigionia”. Fu festa grande, in piazza della Palma, il giorno del suo ritorno. È un’aria di tristezza, oggi, a dirgli davvero addio.

Addio? Non proprio. Innanzitutto resta il grande affresco nella sua via Garibaldi. E nel frattempo c’è già chi – nell’amministrazione comunale – sta pensando di dedicargli un piccolo “monumento” (o magari una targa) nella piazza che a breve sarà tutta nuova.

Chissà. Di sicuro nessuno, nel suo regno, pensa che Mao sia morto davvero: «Piace pensare – scrivono in un post le ragazze di Clan – che adesso sia in un posto speciale, dove continua a vivere con il suo inconfondibile stile ribelle, fregandosene delle regole come solo lui sapeva fare. Immaginiamo che stia già conquistando il cuore di chiunque incontri, dando confidenza solo a chi davvero la merita. Sei un grande, Mao, e ovunque tu sia, continuerai a essere il boss indiscusso».


 

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