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Grosseto, sorpresa al prof trent’anni dopo la gita indimenticabile: rimpatriata speciale degli ex studenti
Si sono seduti in classe come facevano ogni giorno, 30 anni fa, hanno atteso l’ingresso del prof di lettere e poi si sono goduti la sua reazione
ORBETELLO. Si sono seduti in classe come facevano ogni giorno 30 anni fa. Hanno atteso l’ingresso del prof di lettere e poi si sono goduti la sua reazione sorpresa, emozionante ed emozionata. Tutto orchestrato con la complicità del dirigente scolastica del liceo scientifico Marconi di Grosseto, Roberto Mugnai, del personale Ata e della moglie del professore. «Abbiamo cercato di organizzare la nostra sorpresa nel modo migliore – dicono i dieci studenti orbetellani Tiziana Rinaldi, Silio Loli, Lucia Biondi, Alessia Masci, Carla Gennari, Arianna Cucca, Luisa Staccini – e per questo ringraziamo tutte le persone che si sono rese complici e hanno contribuito a renderla perfetta. Il prof ci è rimasto sempre nel cuore e non potevamo non celebrare questa ricorrenza: 30 anni da una gita indimenticabile. Questa mattina (ieri, sabato 18 maggio, ndc) mancavano tre dei dieci alunni presenti all’epoca perché sono stati trattenuti da impegni familiari ma anche loro, Elda Fabrizzi, Veronica Alocci e Chiara Braschi, la pensano come noi».
Chi è il prof
Lui è il professore David La Mantia, che 30 anni fa insegnava al linguistico privato di Orbetello. Loro il gruppo del “Sette in condotta”, com’erano nominati al tempo del liceo. «Il nome del gruppo la dice lunga della tipologia di ragazzi che erano», commenta La Mantia, che è rimasto nei loro cuori tanto che, a distanza di 30 anni, loro sono voluti tornare a salutarlo; anche se nessuno di loro lo ha mai perso di vista definitivamente. La Mantia, che è anche attore teatrale grossetano, ieri mattina, sabato 18 maggio, tutto si sarebbe aspettato tranne che ritrovare i suoi ex alunni. «Per poco non mi è venuto un infarto – confessa – Il collaboratore scolastico mi ha chiamato per un problema. Mi sono precipitato fuori dall’aula per capire cosa stesse succedendo. Poi mi ha portato dentro un’aula e ho trovato loro, tutti seduti come 30 anni fa. È stata un’emozione irripetibile. La cosa veramente buffa è che mia moglie ha partecipato a questo “complotto” e io non mi sono accorto di nulla».
La reazione
Per loro, La Mantia è stato l’insegnante con la “I” maiuscola, quello che li ha lasciati liberi di essere se stessi. Li ha portati in gita in un viaggio che nessuno di loro ha dimenticato. Ha lasciato che ognuno di loro si potesse esprimere come meglio desiderava. Il prof anticonformista che con i suoi alunni cantava Guccini. Per lui è stata «una gioia pazzesca». Per loro un tuffo nel passato di quando erano ragazzi spensierati con sogni e desideri da realizzare. In tutti questi anni ognuno di loro ha preso la propria strada, ha scritto il proprio destino. Ma per ognuno di loro c’è stato un punto fermo: il prof di lettere. Lui quel gruppetto di dieci studenti l’ha talmente amato tanto da scrivere di loro nel suo libro “Finestre – taccuino 1935 – 2022”: «Fu una sera, una sera di primavera. Insegnavo da un paio d’anni, non di più. Ricordo che dormivamo a Meta di Sorrento, e che alcune allieve e io ci fermammo a parlare di quello che ci avrebbe atteso al ritorno. È stata la classe che ho amato e che amo di più. Qualcuna di loro oggi racconta che in realtà ci addormentammo. Altre che in realtà non ci sedemmo mai, ma che cominciammo a correre e che ancora non abbiamo smesso di farlo. Forse cantammo tutta la notte Guccini in un bungalow. Qualcuna forse neppure c’era. Di certo, scoppiò a piovere così forte che facevamo quasi fatica a sentirci, quasi a vederci, quasi a immaginare la nostra presenza reciproca. Eppure, al buio, seduti in quel che restava di un bar, continuammo, grondanti e febbricitanti, a inventare percorsi, a prevedere quel che sarebbe stato, a raccontarci sogni e miraggi, quasi senza accorgerci che l’acqua li stava portando via, una volta per tutte». E loro: «Siamo tutti davvero felici anche di vedere il professore contento di averci ritrovati tutti insieme. Per noi è una gioia infinita».
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