Il Tirreno

Grosseto

Il caso

«Lupo scuoiato, stop al processo»: una nuova richiesta della difesa

di Pierluigi Sposato
«Lupo scuoiato, stop al processo»: una nuova richiesta della difesa

Monterotondo: il giudice si è riservato la decisione, sentiti testimoni

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MONTEROTONDO MARITTIMO. La difesa di Salvatore Fais gioca di nuovo la carta del “ne bis in idem”, per fermare il processo all’allevatore 31enne di Riotorto imputato per aver ucciso un lupo, successivamente fatto ritrovare appeso scuoiato a un cartello stradale a Monterotondo Marittimo, nell’aprile 2017, all’incrocio tra la regionale 398 Val di Cornia e la provinciale 19 Montioni, in località Campetroso.

Nell’udienza di ieri pomeriggio, quella che avrebbe dovuto vedere di scena anche i Ris di Roma (i cui rilievi del dna avevano consentito di accostare Fais alle tracce trovate sull’esemplare – se ne riparlerà a fine giugno), l’avvocato Carlo Valle ha insistito per il proscioglimento, allegando adesso l’ordinanza di ingiunzione del pagamento della sanzione amministrativa che, a suo giudizio, dovrebbe consentire di fermare il procedimento, proprio perché quegli stessi fatti sarebbero coperti da questo giudicato amministrativo. Contrarie tutte le parti, a partire dal viceprocuratore onorario Alessandro Bonasera, che ha rilevato tra l’altro la non coincidenza tra la materia amministrativa (la legge regionale sanziona la sola cattura dei selvatici) e quella penale (l’articolo del codice penale contestato riguarda uccisioni di animali con crudeltà o senza necessità). Contrari tutti i difensori di parte civile, Roberto Vannetti per Legambiente, Paola Tamanti per Lav, Roberto Burzi per Wwf. Il giudice Andrea Stramenga, che già si era espresso in modo contrario nella precedente udienza, si è riservato la decisione alla prossima udienza, quella nella quale dovranno essere ascoltati i quattro specialisti delle investigazioni scientifiche dei carabinieri.

Focus di ieri, comunque, sulle predazioni. Quelle subite dagli allevatori che hanno proprietà nelle vicinanze del luogo in cui venne ritrovata la carcassa. Luciano, rispondendo a una domanda del pm, ha tenuto a specificare che “per due pecore uccise 5/6 anni fa non ho ancora visto niente”. Indennizzi che tardano ad arrivare, scarsa o nulla convenienza per lo smaltimento delle carcasse, che hanno costi rilevanti: nemmeno viene presentata denuncia . Attacchi di lupi ce n’erano stati, prima dei fatti del processo, ma ce ne sono anche adesso. E se prima il gregge era tutelato da un paio di cani, adesso ce ne vogliono 10-12. Le domande sono servite a fare il punto sulla situazione predazioni. Ma in realtà i temi in discussione erano due: la trappola in cui era finito un cane e chi tra gli abitanti del luogo aveva visto la carcassa. Perché in quei giorni un pastore tedesco era finito in un laccio, lungo una strada: il proprietario ha spiegato di essere stato avvertito dalla Forestale del ritrovamento. Altri componenti della famiglia che hanno subìto assalti di predatori hanno spiegato invece come erano venuti a conoscenza della presenza del lupo scuoiato, cosa avevano fatto quella sera, con chi erano: sia per averlo visto direttamente, sia per averlo appreso, sia perché erano anche passati da quel luogo. Un altro abitante della zona, orticoltore, ha aggiunto che in quei giorni i vicini erano preoccupati perché la carcassa era stata ritrovata a poca distanza da loro e temevano di essere incolpati di qualcosa che non avevano fatto. C’era una taglia su un lupo? «Non lo ricordavo, ma se l’ho detto ai carabinieri deve essere stato così».




 

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