Il Tirreno

Grosseto

«Ci mancava il beauty center» Farmacie comunali: è un caso

di Massimiliano Frascino
«Ci mancava il beauty center» Farmacie comunali: è un caso

Le attività professionali insorgono contro la Boutique del Benessere «La loro missione è sanitaria, ci fanno concorrenza coi soldi dei cittadini»

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GROSSETO. La presa di posizione del consigliere comunale dem, Stefano Rosini, contro l’apertura della Boutique del Benessere all’interno della farmacia comunale n° 7 al Maremà, ha scoperchiato il classico “vaso di Pandora”. Certi argomenti sono già di per sé tendenzialmente divisivi, ma lo diventano di più in periodi economici di vacche magre. Così ieri mattina si è scatenato un diluvio di reazioni. Da entrambi i fronti.

La prima è stata Donatella Armellini, notissima artigiana che a Grosseto gestisce da quarant’anni il beauty center “Re Sole”, di viale Ombrone e presidente di Confestetica Toscana. Già qualificandosi come estetista e titolare di un centro estetico aveva commentato in modo critico la notizia sul web: «La farmacia dev’essere un luogo dove il cittadino trova servizi inerenti alla salute, formulazioni di prodotti galenici. Oltre a non capire perché il cittadino grossetano debba pagare stipendi a estetiste e attrezzature costose per effettuare trattamenti estetici, mi chiedo: perché la farmacia non offre servizi medici indirizzati alla salute e non alla bellezza? Fate un corner salute che ce n’è bisogno. Già le farmacie sono diventate delle botteghe, tra un po’ potremmo andare a comprarci anche il gratta e vinci».

Al Tirreno tiene a dire «di aver ricevuto molti messaggi e telefonate da parte di estetiste che condividono il mio punto di vista e si sono sentite offese dall’atteggiamento del Comune. Fra l’altro io politicamente sono di quella parte: non ne faccio un problema politico, ma professionale. Da estetista, posso anche dire che trovo davvero banale il nome “Boutique del benessere”, dequalificante per una farmacia. Da cittadina, invece, mi chiedo perché le farmacie comunali non si concentrino sulla loro missione di natura sanitaria. Già durante la pandemia erano state autorizzate ad effettuare le vaccinazioni. Oggi con la sanità pubblica al collasso, potrebbero contribuire a ridurre le i tempi di attesa per alcuni tipi di servizio, per realizzare preparati galenici, effettuare Moc o tamponi. È davvero brutto che il Comune faccia concorrenza ai centri estetici, inserendo un beauty center in un centro commerciale».

Armellini ne ha anche per il presidente Tambelli. «Non lo capisco quando sostiene di aver dovuto portare in fondo una scelta fatta da chi lo ha preceduto. Se una scelta è sbagliata, ci si assume la responsabilità e si torna indietro. Sono nel settore da quarant’anni, e so quanto i centri estetici siano evoluti e professionalizzati con fatica e perseveranza. Magari il Comune mettesse lo stesso impegno nella lotta all’abusivismo nella nostra professione, impegnando i vigili urbani. Perché è davvero difficile capire da parte di un cittadino il motivo per cui con i suoi soldi bisogna pagare servizi di depilazione o ricostruzione delle unghie».

Anche Catia Mazzarocchi, follonichese, titolare di Catia Estetica e rappresentante delle estetiste per Cna, che associa un centinaio di attività, si dice sconcertata. «Già le farmacie possono vendere qualunque cosa, per cui prima di arrivare al bancone dei farmaci si trovano saponi, lozioni per i capelli, creme di bellezza e mille altre cose», dice. «Se ora aggiungono anche i servizi di estetica, diventano veri e propri bazar. È già successo in passato con le profumerie, come La Gardenia, o con i parrucchieri. Il nostro lavoro, già assediato dall’abusivismo, viene saccheggiato da tutti, e ci mancava si aggiungessero le farmacie comunali. Io svolgo questa professione dal 1990, ho 56 anni e ho visto peggiorare le cose. Non ci sono più regole, e quando è così un Paese non può funzionare. Noi che abbiamo un titolo professionale abilitante e dobbiamo rispettare una serie di prescrizioni rigide, come quella di avere locali dedicati non esposti alla vista del pubblico per svolgere i nostri servizi, siamo continuamente controllate. Profumerie, parrucchieri, e ora a quanto pare le farmacie comunali, possono fare lo stesso lavoro magari senza cabina, con le persone esposte “in vetrina”. Bisognerebbe tornare a fare quadrato come professioniste, ma purtroppo oggi prevale l’individualismo e ognuno pensa per sé. Lasciando spazio ha invasioni di campo».

Rachele Greco è titolare con la sorella del centro estetico “Il Dono di Afrodite”, dove lavorano tre dipendenti. «Sinceramente – spiega – trovo questa scelta del tutto inopportuna. Un vero e proprio sconfinamento in un altro ambito: grave sia commesso da un soggetto economico pubblico come Farmacie comunali, che dovrebbe limitarsi a vendere farmaci. Fra l’altro nel nostro settore abbiamo assistito a una proliferazione di nuove attività impressionante, e bisognerebbe che in qualche modo fossero stabilite regole e limiti perché sono in troppi a sconfinare nel campo dei centri estetici. Noi siamo sul mercato da 19 anni, abbiamo investito nella sede di via Bruno Buozzi e sulle nostre professionalità per innalzare il livello della qualità del servizio; solo nella zona via Buozzi, via Fiume e via Damiano Chiesa, ci sono 4 o 5 attività di estetista. Se ora entrano in questo mercato anche le farmacie cosa succederà? ».  

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