Il Tirreno

Grosseto

A tu per tu

«Così vi interrogo sulla felicità»: Pif e il suo spettacolo a Grosseto

di Sara Landi

	Francsco Piccolo e Pif nella locandina dello spettacolo
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Francsco Piccolo e Pif nella locandina dello spettacolo

Il 6 aprile sarà in scena al Teatro Moderno, con lo scrittore Francesco Piccolo. Dalle Iene al cinema, da anni protagonista: «Una parola per definirmi? Autore»

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Ciascuno di noi nel suo quotidiano sperimenta piccole forme e momenti di felicità e infelicità. A questi momenti lo scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo ha dedicato dei libri molto amati che a teatro danno vita a "Momenti di trascurabile (in) felicità", un racconto a due che lo vede in scena con Pif. La tournée dello spettacolo passa anche da Grosseto: appuntamento sabato 6 aprile al teatro Moderno. Alla vigilia dell’evento Il Tirreno ha intervistato Pierfrancesco Diliberto in arte Pif che ha appena concluso su Rai Tre la terza stagione del suo programma "Caro Marziano".

Il suo lavoro spazia dalla tv al cinema, dal teatro ai libri. Come si definirebbe Pif, in una parola?

«Penso che l’espressione che meglio riassume quello che faccio è quella di autore. Al di là del linguaggio e del mezzo usato per l’opera artistica mi sento un autore. In effetti la mia vita ha preso una strada diversa rispetto al mio sogno da bambino di fare il regista cinematografico».

Da dove nasce il nome Pif?

«Il nome d’arte lo devo a Marco Berry e agli inizi del mio lavoro alle Iene. Fu lui che iniziò a chiamarmi Pif per praticità (il mio nome Pierfrancesco è molto lungo) e anche in redazione iniziarono a chiamarmi così e alla fine il nome mi è rimasto cucito addosso».

Come è iniziata la collaborazione con Francesco Piccolo?

«All’inizio Francesco faceva lo spettacolo teatrale tratto dai suoi libri da solo. Poi partecipò come autore al film "Momenti di trascurabile felicità" del 2019, di cui ero protagonista, diretto da Daniele Luchetti. Mi chiesero se per promuovere il film volevo partecipare a due-tre spettacoli di Piccolo. Fu un successo talmente grande che continuiamo a portarlo in tournée insieme da anni».

Qual è l’elemento di forza di questo spettacolo?

«Io e Francesco ci alterniamo alla lettura dei brani tratti dai suoi libri. O meglio, io leggo, lui spesso va a braccio. La gente si riconosce e immedesima nel racconto: credo sia questa la ragione che fa amare questo progetto. In più io a fine spettacolo scendo tra il pubblico e domando quali siano i loro momenti di trascurabile felicità. E non è detto che le risposte siano quelle che ci aspettiamo. Ci è capitato di portare lo spettacolo a Napoli: ci aspettavamo grandi interventi invece la reazione è stata tiepida. Invece abbiamo trovato molta più partecipazione in città considerate tradizionalmente più riservate o distaccate. Mai fidarsi dei cliché. Un trucco che usiamo per sollecitare gli interventi consiste nel dire che lo spettacolo nella città rivale è andato benissimo e ci sono state tanti contributi dalla platea. Giochiamo sul campanilismo».

In questi giorni ricorre la giornata delle vittime innocenti di mafia. A Grosseto abbiamo avuto la preziosa testimonianza di Tina Montinaro, vedova del caposcorta del giudice Falcone: la sua associazione ha portato in piazza la teca con l’auto di scorta della strage di Capaci devastata dall’esplosione. L’impegno di Pif contro la mafia da dove nasce?

«Sono sempre stato un ragazzo impegnato che si guardava intorno e si chiedeva il perché delle cose. Ovviamente se cresci nella Palermo degli anni Ottanta è inevitabile che il tuo impegno si indirizzi contro la mafia. Perché succedevano delle cose ma ne venivano raccontate delle altre: Questo non lo potevo accettare e ho iniziato a raccontare io quello che vedevo e che succedeva».

Qualche giorno fa gli studenti di un liceo di Partinico hanno votato contro l’intitolazione della scuola a Peppino Impastato perché considerato un personaggio "divisivo" Cosa ne pensa?

«Devo ancora indagare ma ho il sospetto che in questo caso gli studenti siano stati strumentalizzati dagli adulti. Mi sembra strano che un quindicenne di oggi sappia cosa fosse Democrazia Proletaria e quindi sulla base di questo decida che la sua scuola non possa portare il nome di uno dei più grandi simboli della lotta alla mafia. Ritengo che il voto sia frutto delle pressioni di chi non voleva l’intitolazione».

Lei è molto seguito anche sui social: che rapporto ha con questo strumento e cosa pensa del fenomeno dilagante degli haters?

«È arrivato il momento di dire che il dibattito non può essere fatto sui social. Io per esempio li uso come un cartellone pubblicitario sulla provinciale: "Amici di Grosseto, il 6 aprile sono a teatro, venite a vedermi". Stop. Purtroppo non c’è margine per portare avanti un discorso costruttivo e proficuo sui social ed è ora di rendersene conto».

Nella scorsa stagione di "Caro Marziano" ha dedicato due puntate a Nomadelfia. Cosa ha significato per lei conoscere questa comunità che è un unicum in Italia?

«L’esperienza a Nomadelfia è stata interessante, tanto che ci sono anche tornato, al di là del programma, perché invitato dagli studenti. Da non credente non posso essere la persona più adatta per giudicare quest’esperienza ma ci sono aspetti che mi colpiscono molto. In particolare il concetto rivoluzionario di non avere soldi e di dare tutto alla comunità che pensa alle tue necessità e il fatto che non ci sono cancelli. Non devi bussare per entrare».

In ogni puntata di "Caro Marziano" dà la parola e la telecamera al protagonista per lasciare il suo messaggio al futuro: lei cosa direbbe oggi?

«Mi è capitato di sentirmi un marziano. E ogni giorno succedono delle cose per cui mi sento ancora più marziano. Forse sono la persona meno adatta per lasciare un messaggio al marziano».

Biglietti

Per lo spettacolo con Pif e Piccolo prevendita online su Ticketone e Ciaotickets.
Biglietti 43 euro in platea e 38, 50 euro in galleria. Sulla pagina Facebook Patagonia Film ci sono diverse promozioni, offerte e pacchetti legate a questo spettacolo.

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