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Grosseto, finti operatori antifrode rubano 13mila euro dal conto: le nuove tecniche d’inganno

di Elisabetta Giorgi
Ricariche effettuate a uno sportello dell’Atm (foto d’archivio)
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Ricariche effettuate a uno sportello dell’Atm (foto d’archivio)

«Metta i soldi al riparo»: così i criminali convincono le vittime

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GROSSETO. «Metta i suoi soldi al riparo», è stata la raccomandazione di alcuni sedicenti operatori antifrode (in realtà truffatori) che sono riusciti a raggirare due grossetani spingendoli a effettuare versamenti in un conto spacciato per “sicuro”. Nei due casi i truffatori hanno intascato 13mila euro.

Il Tirreno ne è venuto a conoscenza e ha chiesto conferma a Confconsumatori cui le vittime si sono rivolte (il presidente nazionale è il grossetano Marco Festelli); i truffati stanno cercando di recuperare i loro soldi.

L’arte dell’inganno

In pratica i malviventi sono riusciti a farsi fare versamenti su un conto corrente spacciandosi al telefono per “operatori antifrode” della banca.

Come? In qualche modo hanno convinto i truffati che i loro soldi erano in pericolo e che dovevano metterli al sicuro in un altro conto. Così un grossetano ha versato 3mila euro, un altro ne ha versati 10mila. «Dall’inizio dell’anno – conferma Festelli contattato dal Tirreno – a livello italiano abbiamo registrato 10 casi di questo tipo, di cui in provincia di Grosseto 2».

Come funziona?

«I criminali stanno adottando nuove tecniche con meno digitalizzazione e più psicologia – osserva il presidente – In pratica il malcapitato riceve il solito sms che avvisa di anomalie o truffe sul conto»; gli viene chiesto di innescare una procedura per mettere il suo conto al riparo. Deve cliccare su un link (truffaldino) e lo fa: «inserisce le credenziali, ma così facendo sà modo ai truffatori di visualizzare i dati del conto. A quel punto i truffatori gli bloccano la home banking».

Ed è qui che scatta la telefonata del truffatore il quale, da presenza fino a quel momento immateriale, all’improvviso si materializza con una voce, una presenza fisica (pur se a distanza all’altro capo del telefono) che parla e convince il malcapitato di essere vittima di un brutale attacco informatico. La richiesta che viene fatta al correntista è quella di «spostare i soldi su un altro conto corrente che viene usato come servizio antifrode della banca, lo scopo è quello di metterli al sicuro».

La richiesta è talmente convincente che la vittima – pensando di essere in buone mani e di parlare con un operatore bancario “vero” che può davvero salvare i suoi soldi – lo fa. Sono successi due casi simili di recente a Grosseto. Entrambi confermati da Confconsumatori.

Un maremmano ha “spostato” 3mila euro su un altro conto dandoli in pasto ai malviventi; un altro ne ha spostati 10mila. L’associazione sta facendo reclami, puntando a recuperare i soldi dei correntisti. Si tratterebbe di due giovani della provincia di Grosseto. La metodica – rispetto ad altri casi passati di truffe online – è diversa. «Stavolta – risponde l’associazione – i truffatori “spingono” le loro vittime a fare personalmente le operazioni bancarie; sono talmente bravi e persuasivi che li ingannano telefonicamente. I malcapitati ci cadono e sono indotti dal finto operatore antifrode della banca a fare personalmente il bonifico su un altro conto, pensando di mettere temporaneamente al sicuro i propri soldi per evitare che vengano sottratti da qualche cybercriminale: in tutta serenità il cliente è spinto a fare il bonifico presso la filiale bancaria o postale». E lo fa.

Venti ricariche

Ma c’è anche un terzo caso capitato di recente che riguarda un altro sedicente operatore che si spaccia come funzionario di enti pubblici. Stavolta la scusa è quella per cui c’è un contributo (vero) che il “truffato” deve riscuotere.

In provincia di Grosseto si è registrato un caso di questo tipo: abbiamo chiesto conferma all’associazione. «Un’azienda agricola – spiega quest’ultima – aspettava contributi da un ente pubblico. Il titolare ha ricevuto una telefonata dal truffatore che gli ha detto: “abbiamo fatto il bonifico, lei deve solo andare allo sportello a riscuotere”. Alla vittima è stato comunicato un orario in cui l’ufficio era chiuso; il truffato ci è andato trovando l’ufficio off limits. Ha ritelefonato al suo interlocutore, che a quel punto lo ha guidato in una procedura alternativa per riscuotere i soldi, ma che alla fine si è rivelata l’esatto contrario». Per ricevere soldi, alla fine il correntista si è trovato a effettuare pagamenti di carte prepagate, dal malvivente: 20 ricariche da 130 euro l’una.

Com’è stato possibile?

Sembra surreale, ma il tutto si giustifica con l’arte persuasoria del sedicente operatore e la confusione che costui è stato in grado di ingenerare nella vittima per convincerla a riscuotere i propri soldi. Il truffato doveva intascare una somma ma alla fine si è trovato a versare lui una somma. Anche qui è partito il reclamo con la banca, per recuperare circa 2600 euro spesi in ricariche di carte prepagate.


 

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