Il Tirreno

Grosseto

Lezioni speciali

Pappa al pomodoro e makroud: gli studenti stranieri dell’enogastronomico cucinano le ricette tipiche

di Luca Barbieri
Il servizio accoglienza di sala (Agenzia Bf)
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Il servizio accoglienza di sala (Agenzia Bf)

Il ricavato dell’evento sarà destinato a corsi d’italiano per i familiari

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Se la “Cucina è cultura” – non a caso nome dell’iniziativa – allora nel piatto ci finisce l’integrazione tra prodotti tipici della cucina italiana, quella albanese, di Tunisia e Marocco, ma anche di Romania e alcune zone del Sud America, ma non solo. Da dove arriva il menu? Dall’Isis Leopoldo II di Lorena grazie al lavoro dei docenti e degli studenti delle classi quinte dell’istituto enogastronomico (indirizzi accoglienza, pasticceria, sala ed enogastronomia) all’interno dell’evento firmato Soroptimist club di Grosseto in collaborazione con l’Accademia italiana della cucina.

Sarmale e trilece

Quasi cento i partecipanti al pranzo di sabato scorso quando, per prendere in prestito le parole degli organizzatori, sui tavoli della scuola – oltre alle ottime pietanze preparate dagli studenti – sono finiti anche «integrazione e solidarietà». Quasi cento anche gli studenti coinvolti: chi in sala, chi per l’accoglienza (con tanto di video preparati sulla storia dei luoghi, dei Paesi e dei piatti proposti) e ovviamente cucina, vino e drink.

E infatti durante la settimana gli studenti hanno preparato, seguendo le ricette delle famiglie, piatti della tradizione dei loro paesi. In questa geografia dei sapori scandita lungo i tavoli si parte dalla Romania con il sarmale – carne e riso, sintetizzano gli studenti – servito con polenta; per poi passare al gruppo del Marocco – pastilla (uova, carne e patate, ma c’è anche la versione con il tonno, spiegano sempre i ragazzi) e thè alla menta – e Tunisia (qui ecco i dolcetti con la frutta secca, i makroud). Romania, Marocco, Tunisia, poi al centro ecco il Sud America tra chips di platano fritto con salsa guacamole; poi l’angolo drink con la “Virgin colada”, “Cuba libre” e “Mojito”. Poi il dolce proposto dagli studenti dell’Albania, il trilece: «Un pan di Spagna con tre tipi di latte, sopra crème caramel albanese», spiega la giovane studentessa. Non manca la cucina italiana: pappa al pomodoro, risotto al vino rosso e risotto primavera; cantuccini e Morellino di Scansano.

In questa mappa al centro i tavoli con i commensali, sullo sfondo i video preparati con cura, proprio come i piatti, per accompagnare, raccontare ciò che c’è dietro al menu: «Per l’Italia sono stati scelti alcuni piatti rappresentativi, per gli altri paesi gli studenti si sono confrontati con i loro familiari dai quali hanno appreso il know how e hanno preparato i piatti durante la settimana. Una filiera che va dalle tradizioni dei familiari fino alla tavola. La mission? L’integrazione, eliminare le differenze», spiegano in coro i promotori, mentre per il saluto finale ogni rappresentante saluta il pubblico nella sua lingua.

Il progetto speciale

C’è di più. La filiera si concluderà con un progetto, come sintetizzano Patrizia Nalesso (presidente Soroptimist club di Grosseto), Ezio Maria Di Natali (delegato sezione Maremma-Grosseto Accademia italiana della cucina), Mariolina Rispoli (dell’istituto enogastronomico) e la docente Silvia Fabbris che ha coordinato il lavoro di cucina: «Una filiera fatta di integrazione e solidarietà che parte dalle tradizioni, dai saperi delle varie famiglie con i piatti tipici replicati dagli studenti. E adesso il ricavato della giornata verrà destinato alla realizzazione di corsi di italiano per le loro familiari. Un utile tassello nel processo dell’integrazione».


 

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