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I francobolli? Questi sconosciuti. Ormai sono quasi introvabili: «In 10 anni il mercato è crollato»
Abbiamo tentato la missione ai limiti dell’impossibile: affrancare buste o cartoline. Il nostro giro tra i tabaccai di Grosseto: «Rifornirci è difficile e il margine di guadagno irrisorio»
GROSSETO. Per molto tempo i francobolli erano stati i prodotti di punta delle tabaccherie, ora trovarli in vendita è diventata un’impresa. Abbiamo fatto un tentativo e varcato la soglia di parecchie tabaccherie, chiedendo francobolli per affrancare una cartolina (il costo è 1 euro e 20). Salvo rari casi è difficile reperirne. Tra gli esercenti c’è chi non ne ha neppure uno, chi rispolvera un vecchio album e mostra gli ultimi esemplari rimasti come reperti da collezione. Chi aspetta di ricomprarli ma senza entusiasmo «perché alle Poste tocca sempre fare la fila...». Quanti ne vengono venduti ai clienti? Una miseria. «Da giugno a oggi - racconta Marco Rebaudengo, titolare della tabaccheria di piazza Gioberti in centro storico - mi hanno chiesto i francobolli solo due persone, una signora di Grosseto e una turista tedesca, ma io non ne avevo. Ho mostrato alla cliente grossetana i documenti che avevo portato alle Poste per comprarli, ma ero stato rispedito indietro per mancanza di personale allo sportello». Segno dei tempi, con l’avvento della tecnologia la richiesta di francobolli è diventata scarsa, e per i tabaccai il margine di guadagno quasi nullo.
Luigi Fabozzo e Monica Del Giacco, marito e moglie, hanno rilevato la tabaccheria di piazza Dante da un mese. Al momento hanno tre francobolli. Li tengono dentro un raccoglitore dopo averli "ereditati" dall’ex titolare. «Passano qui da noi clienti disperati che non riescono a trovare francobolli in giro, noi ne teniamo alcuni (indica ndr)», ma grandi numeri non sono. Perché poi alla fine è «inutile fare grossi acquisti di francobolli se poi non abbiamo la certezza di venderli e il guadagno che ci resta è irrisorio. La percentuale per noi è meno dello 0,20%: su un francobollo da 1 euro e 20, guadagniamo meno di 20 centesimi». Avere i francobolli in tabaccheria è un servizio obbligatorio per legge dal 1957 ma il punto - spiega la coppia - è che «comprare i francobolli è diventato un investimento grosso che spesso tocca tenere fermo, quasi senza guadagno e senza sapere se effettivamente li venderemo tutti».
Daniele Gasperina lavora in corso Carducci 8 con sua moglie che è titolare da 30 anni. «Noi i francobolli li teniamo - spiega - anche perché lavorando in centro storico abbiamo un po’ di utenza che ce li chiede, ma è sempre più difficile trovarne e la domanda è crollata». Lui ne smercia «un centinaio al mese, mentre fino a qualche anno fa ne vendevamo un migliaio». In una decina di anni il giro è crollato per via di mail, sms, pec; scrivere a mano e imbustare è sempre più raro. Sta di fatto che anche chi vuol farlo ha sempre più difficoltà. Per i tabaccai è un problema la modalità di approvvigionamento. Loro non hanno corsie preferenziali, se vogliono comprare i francobolli devono andare alle Poste e fare la fila come tutti. Devono portare moduli compilati, «la licenza dell’attività».
E prima ancora devono chiudere il negozio. «Non è scontato però che un tabaccaio possa contare su qualcuno che tenga aperto il negozio e serva i clienti. Io, ogni volta che devo lasciare il mio posto di lavoro per andare a comprare i francobolli alle Poste, alla fine non guadagno», spiega Rebaudengo, che originario di Torino è stato dirigente della Fiat e a Grosseto ha rilevato la tabaccheria a giugno. Quanti francobolli ha al momento in negozio? «Zero», indica Rebaudengo facendo il segno tondo con la mano. «Ma non è perché non voglio averne, semmai è per quel motivo là», la difficoltà di rifornimento. «Riempire i moduli, portare ogni volta le carte, la licenza, andare alla filiale, fare la fila, assentarti dal negozio lasciandolo chiuso, sentirti anche dire a volte che non c’è personale e devi ritornare un’altra volta». Tutto questo complica le cose, scoraggia. Al punto che il tabaccaio lancia una proposta. «Noi siamo lavoratori dello stato - dice - Siccome io emetto marche da bollo da questa stampante Iso (indica, ndr), perché non posso (io come i colleghi) essere dotato di un analogo strumento che stampa anche i francobolli e che mi dà anche il "peso" e la "tariffa" della busta da affrancare? Ogni volta dobbiamo pesare le lettere, poi andare a cercare in un foglio la tariffa, mentre ci troviamo a servire la clientela e fare altre mille cose insieme. Avere uno strumento che fornisce il peso e la tariffa e magari stampa pure il francobollo ci agevolerebbe il lavoro».
La pensa così anche Moris Stolzi, tabaccaio di via Roma, che infatti da qualche anno ha ovviato (a spese sue) a questi problemi con un’affrancatrice «come quella che c’è in Poste. I francobolli si trovano sempre meno e approvvigionarsi è difficile - conferma - Tempo fa mi fu avanzata la proposta da Poste, l’accettai. Metto la busta da affrancare qui sotto (indica, ndr) e mi esce direttamente il timbro». Perlomeno questo problema lui l’ha superato, mentre intorno a lui il vecchio mondo dei francobolli diventa sempre più complicato e irraggiungibile.
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