Il Tirreno

Grosseto

Condannato a nove mesi per truffa. «Aveva ingannato una tabaccaia»

di Pierluigi Sposato
Un’aula del Tribunale di Grosseto
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Un’aula del Tribunale di Grosseto

Follonica. La donna era stata indotta a effettuare una ricarica da 990 euro

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FOLLONICA. Una truffa particolarissima, ai danni di una tabaccheria, originata da un inconveniente tecnico reale ma terminata con un danno da 996 euro. Chi era dall’altra parte del telefono si era finta un’addetta di Lottomatica (estranea ai fatti) e aveva chiesto una ricarica per evitare una sanzione da 1.700 euro. In realtà, il processo ha stabilito che il denaro era finito su una Postepay intestata a un privato cittadino.

Salvatore Gambardella, 59 anni, di Napoli, è stato ritenuto colpevole del reato di truffa e condannato a nove mesi e 150 euro di multa (pena sospesa). È lui la persona alla quale è intestata alla Postepay e lui non è venuto in Tribunale a spiegare se eventualmente altre persone possano aver utilizzato la carta che fa riferimento a lui. Ne deve rispondere, secondo il giudice Marco Bilisari, quantomeno a titolo di concorso. Perché dall’altra parte della cornetta c’era una voce apparentemente femminile.

I fatti sono del 24 novembre 2020. C’è un antefatto. Il giorno precedente, nell’effettuare una ricarica Postepay a un cliente, era avvenuto un inconveniente tecnico: il documento scannerizzato con la pistola barcode da allegare era venuto sfocato, nonostante i vari tentativi. L’operazione era comunque andata a buon fine. La mattina successiva la tabaccheria aveva ricevuto la telefonata da una sedicente tecnica di Lottomatica che faceva riferimento proprio ai problemi di scannerizzazione del documento. La tabaccaia, in perfetta buona fede, aveva creduto a quanto le veniva raccontato, perché in effetti qualcosa era avvenuto, anzi era avvenuto proprio quel fatto. E aveva creduto alla finta addetta quando questa le aveva rappresentato la possibilità di evitare una sanzione da 1.700 euro. Come? Con una ricarica da 996 euro, facendole credere che questo importo fosse un codice Lottomatica che sarebbe servito successivamente per stornare la ricarica. Per completare l’operazione aveva fornito un codice fiscale (non il suo, perché indisponibile al momento, ma quello di una cliente) e aveva ricevuto quello (corrispondente a quello di Gambardella) del beneficiario. Poiché la pistola barcode che avrebbe dovuto utilizzare anche in questa circostanza restituiva ancora un’immagine scura, la tabaccaia aveva fornito a voce i dati del documento della cliente. Su whatsapp (dallo stesso numero fisso di Milano che stava chiamando) riceveva conferme dei passaggi. Una volta che la finta addetta l’aveva invitata a rifare la procedura, la tabaccaia aveva capito che si trattava di una truffa. Aveva chiesto l’invio di un tecnico presso il proprio esercizio ma si era sentita rispondere che ciò era impossibile a causa dell’emergenza Covid. Aveva anche chiesto con chi aveva parlato e aveva ricevuto nome (però maschile), cognome e numero di matricola, poi riferiti ai carabinieri ai quali si era rivolta nella stessa giornata.




 

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