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Marcia dei trattori in Toscana: perché gli agricoltori protestano? I tre motivi principali

Marcia dei trattori in Toscana: perché gli agricoltori protestano? I tre motivi principali

Dalla provincia di Pisa a quella di Grosseto sale il malcontento: ecco cosa chiedono gli imprenditori del mondo agricolo

29 gennaio 2024
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GROSSETO. Gli agricoltori del “Coordinamento nazionale riscatto agricolo”, che stanno animando la protesta dei trattori contro Bruxelles e la politica agricola comunitaria (Pac), sono tornati a Grosseto dopo la manifestazione in piazza Dante. L’happening, nel quadro delle tante manifestazioni nazionali che si svolgono martedì 30 gennaio, si è tenuto lungo la statale Aurelia. Manifestazioni e proteste anche in altre parti della Toscana.

I motivi della protesta

L’obiettivo politico del coordinamento è mettere in discussione le politiche della Commissione europea sull’agricoltura, e fare pressione sul governo. Coldiretti, Cia e Confagricoltura, da parte loro, non hanno aderito alla manifestazione, esprimendo critiche a livello nazionale e locale. Mecarozzi è un fiume in piena. «Noi agricoltori – dice – vogliamo continuare a produrre e a tutelare la salute dei cittadini garantendogli prodotti di qualità e coltivati in modo corretto. Il nostro obiettivo è rimanere sulla terra per lavorarla, valorizzando le tipicità locali e i marchi di qualità come Igp, Dop, Igt e Doc. Mentre oramai siamo assediati dalle multinazionali che comprano o affittano terreni per realizzare pannelli solari, svilendo il ruolo dell’agricoltura e della produzione».

Un’altra aspettativa di chi protesta è quella di ottenere «la calmierazione dei prezzi alla produzione, che non possono scendere oltre una certa soglia. Perché questo rende impossibile continuate a coltivare la terra per avere un reddito. Come succede ad esempio per la produzione dei cereali, con prezzi che sono nettamente inferiori ai costi di produzione. Anche sul versante del credito bisogna che le cose cambino, perché le banche ormai non hanno più alcun rapporto con chi produce sul territorio e non tengono conto dei tempi dell’agricoltura, chiedendo garanzie onerose e il rientro dei finanziamenti in tempi troppo stretti. In questo quadro – aggiunge Mecarozzi – ci sono vere e proprie emergenze come quella degli allevamenti zootecnici, da latte e da carne, che stanno letteralmente scomparendo, nonostante quella di Grosseto fosse la provincia con più stalle di tutta la Toscana».

«Troppo silenzio»

L’ultimo pensiero del leader della protesta è per le associazioni di categoria tradizionali del mondo agricolo. «Dal nostro punto di vista – conclude – le associazioni degli agricoltori stanno troppo zitte rispetto ai problemi dell’agricoltura che stanno esplodendo in tutta Europa con un malcontento evidente. La nostra protesta non è contro di loro, e ci piacerebbe realizzare un fronte comune perché al di là degli schieramenti siamo tutti contadini, e uniti potremmo avere più forza di contrattazione nei confronti della politica». 

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