Elezioni comunali 2026
Massimo Giusti, il vigile del fuoco che salvò Ambra Sabatini va in pensione: «Bloccammo l’emorragia con una cintura». L’incontro commovente col padre dell’atleta
Orbetello, il racconto dei soccorsi: «Quel giorno mi ha segnato». Il ringraziamento della campionessa che nell’incidente avvenuto nel 2019 perse una gamba: «Sono i miei angeli»
ORBETELLO. «Dove la gente scappa noi dobbiamo andare». Questo è il principio a cui si è sempre ispirato Massimo Giusti, vigile del fuoco del distaccamento di Orbetello, originario di Magliano in Toscana e fresco di pensione. Il 23 novembre ha compiuto 60 anni e il 1°dicembre ha lasciato il lavoro.
Attaccare la divisa al chiodo non è stato facile per lui che il mestiere di vigile del fuoco lo ha nel sangue. Lui che a Orbetello ha passato 33 anni di lavoro, è intervenuto nelle zone più difficili, quelle dei disastri, dei terremoti e delle alluvioni. Il 5 giugno 2019 salvò la vita ad Ambra Sabatini.
La scelta di fare il vigile del fuoco
Massimo Giusti non ha mai avuto un ripensamento sul lavoro che aveva scelto. Non c’è stata una mattina in cui abbia varcato la soglia della caserma pensando di non aver voglia di andare al lavoro. Tutto è iniziato quando era giovanissimo: appena maggiorenne. «Con mio padre – racconta al Tirreno – andammo a fare una pratica a Grosseto, dai vigili del fuoco. Qui incontrammo un amico di infanzia di mio padre che era nei vigili. Mi chiese se avessi già fatto il militare e gli risposi che sarei dovuto partire per la Marina. Mi domandò se mi sarebbe piaciuto farlo nei vigili del fuoco e io gli risposi di sì. Quella risposta ha cambiato tutta la mia vita: quell’amico di mio padre mi aiutò a fare le pratiche e così ebbe inizio la mia avventura nel 94esimo corso».
Alluvioni e terremoti: sempre in prima linea
Massimo non sapeva ancora che quella divisa l’avrebbe portata addosso per 39 anni. Finì il militare il 1º settembre del 1986. «L’11 settembre – continua – scadevano i termini per la domanda nel concorso. La feci e diventai un vigile del fuoco: il 1º aprile ero alle Capanelle a Roma, poi a Torino, nel 1987 a Siena dove rimasi tre anni. Nel 1990 arrivai a Orbetello dove mancava un autista. Da qui non sono mai andato via». A Orbetello Massimo Giusti è cresciuto professionalmente: nel 2000 ha fatto il concorso da caposquadra, poi la formazione a Livorno e di nuovo è tornato in laguna. Nel 2016 il concorso da caporeparto con la formazione a Livorno, l’esame a Roma e la sua destinazione sempre a Orbetello. Nel 2018 un altro salto di carriera diventando capo distaccamento. Qui le sue responsabilità sono aumentate ancor di più dovendo gestire anche i rapporti con le istituzioni. Nei suoi 39 anni di servizio è intervenuto in moltissimi eventi, l’alluvione di Poggio a Caiano, il terremoto a San Giuliano dove morirono tanti bambini, l’Aquila, Norcia. C’era anche nell’alluvione di Albinia nel 2012. «Quando un evento colpisce il tuo territorio – dice – è ancora più difficile perché magari hai un amico che sai che avrebbe bisogno del tuo aiuto ma il lavoro ti porta a fare interventi altrove e non puoi derogare». In questi anni di servizio, però, c’è stato un giorno che ha segnato profondamente la sua vita e quella dei colleghi che erano con lui quel giorno: il 5 giugno 2019. In quella data una ragazzina di Porto Ercole ebbe un incidente stradale con il padre.
Il salvataggio di Ambra Sabatini
Giusti a stento trattiene le lacrime. «Eravamo andati a Porto Ercole per un banale intervento: una perdita d’acqua. Mentre tornavamo indietro uno scooter ci superò. Dopo poco vidi una macchina in una posizione strana, una fila di auto. Fermammo il mezzo e scendemmo pensando che ci fosse un incidente. Percorrendo una cinquantina di metri vidi un motorino. Un uomo a terra, una ragazza che in pratica non aveva più una gamba, intorno un lago di sangue. Cominciai a urlare al mio collega, Moreno Bellumori, di fermare l’arteria femorale. Urlavo come un matto, avevo capito che la situazione era disperata. Il mio collega mi disse che doveva tornare indietro per prendere il laccio emostatico dalla cassetta del pronto soccorso ma io urlavo che non c’era tempo: così il collega si tolse la cintura e la mise stretta alla gamba di Ambra. Io cercavo di far arrivare subito l’elicottero. Usai anche parole forti ma la situazione era disperata. Quella cintura è stata fondamentale perché, come dissero all’ospedale, se non avessimo fermato l’emorragia Ambra sarebbe morta. Quel giorno ha segnato moltissimo la mia vita».
La festa per la pensione
Giusti, due giorni fa al Covo di Sant’Andrea, ha festeggiato la pensione. La torta con i mezzi dei vigili è stata realizzata dalla moglie, brava pasticciera. Fra gli ospiti anche Ambrogio Sabatini, il babbo di Ambra. «Non sapevo cosa regalare – dice al nostro taccuino – Poi mentre stavo scegliendo un regalo, l’occhio mi è caduto su alcune cinture. Ecco, mi sono detto: questo è il regalo. Ho preso una cintura e dentro gli ho fatto scrivere una dedica che ricordasse quel giorno e il grande gesto che lui e i colleghi hanno fatto per Ambra». Massimo Giusti ha preso quella cintura con commozione. Ambra non era presente ma anche tramite il Tirreno ha voluto rivolgere un pensiero a Massimo: «Sarò per sempre grata a lui e alla sua squadra – dice l’atleta – per avermi salvato la vita. Loro sono i miei angeli e da quel ruolo non si va mai in pensione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
