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Grosseto, allarme predazioni di lupi e ibridi. Coldiretti chiede più risarcimenti alle aziende

di Nicole Terribile

	Una capretta morta e l’altra ferita
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Una capretta morta e l’altra ferita

Oggi un altro vertice in prefettura con la Regione Toscana

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GROSSETO. Ne hanno parlato allevatori, associazioni di categoria, partiti di centrodestra e centrosinistra, a dimostrazione di quanto il tema sia sentito. C’è bisogno di fare qualcosa per affrontare le continue predazioni che mettono in ginocchio ogni anno diversi allevatori maremmani, e non solo. Ecco perché Coldiretti Grosseto ha richiesto un nuovo incontro in Prefettura per discutere del problema e illustrare quali sono gli interventi che dovrebbero essere messi subito in campo per cercare di aiutare gli allevatori. Un incontro che si terrà proprio oggi in prefettura e al quale partecipa anche la Regione Toscana. Un incontro che arriva ad appena un giorno di distanza dall’ultimo caso di predazione: in un agriturismo di Montemassi, nel comune di Roccastrada, un allevatore ha trovato le sue caprette tibetane sbranate, come scriviamo nel pezzo a parte.
Il documento
Interventi mirati di contenimento nelle zone a maggiore intensità predatoria di lupi e ibridi, più risorse per consentire di risarcire, oltre al danno diretto per l’uccisione, il danno indiretto causato dalla perdita di latte e dagli aborti, meno burocrazia e revisione di alcuni vincoli per tutelare gli allevamento ovicaprini.
Sono, in sintesi, i punti del documento elaborato da Coldiretti Grosseto. Punti che l’associazione riferisce essere il frutto di un lavoro di ascolto e condivisione con gli allevatori. Un’emergenza che sta mettendo a rischio il ricambio generazionale negli allevamenti ed esponendo il territorio all’abbandono di tante aree marginali e pascoli.
«La Maremma è un case-history a livello nazionale – dice il presidente di Coldiretti Grosseto, Simone Castelli – Partono da qui, dalla nostra organizzazione e dai nostri allevatori, una serie di soluzioni agricolo-ecologiste che tengono conto di entrambi gli animi». Castelli sottolinea che gli agricoltori siano i primi ecologisti e spesso sono anche gli unici guardiani di terreni collinari e montani che senza le adeguate cure possono diventare un problema per le comunità a valle e i territori circostanti.
I dati
«Le predazioni – continua Castelli – sono aumentate del 40 per cento negli ultimi cinque anni mentre, di contro, gli allevamenti chiudono, i nostri pascoli diventano boschi e gli avvistamenti in ambienti urbani si moltiplicano rappresentando, a nostro avviso, un problema di pubblica sicurezza».
Secondo l’associazione è necessaria una catalogazione delle aree a maggior incidenza di eventi predatori con identificazione di vere e proprie zone hot spot che hanno bisogno di interventi mirati. «Per riportare l’equilibrio, la strada obbligata è quella del contenimento; il che non significa abbattimenti, ma anche l’opzione catture». La Maremma è una delle aree più critiche e maggiormente interessate dal fenomeno delle predazioni in Italia: secondo Coldiretti, infatti, se ne contano più di una al giorno. E l’iperbole crescente delle predazioni nelle campagna maremmane avrebbe contribuito, insieme ad altri fattori, alla perdita dell’8,3 per cento della superficie agricola utilizzata e in gran parte concentrata proprio nelle aree montane e collinari.
Oltre a ciò, i dati forniti dell’associazione parlano di quasi 2. 500 eventi di predazione in regione a danno delle aziende zootecniche in un quinquennio. Due terzi tra Grosseto e Siena, con il 95 per cento delle predazioni che riguardano le pecore, secondo lo studio dell’Ispra. Una presenza, quella del lupo e sempre più di ibridi, che non è più confinata alla sola montagna.
Il trend
Nel 1973 – riepilogano da Coldiretti – il lupo era una specie gravemente minacciata, con appena 100 esemplari censiti. L’ultimo censimento dell’Ispra, nel 2022, conta 3. 300 animali nelle regioni della zona peninsulare con una probabilità di presenza molto elevata in Maremma, dove ha colonizzato quasi la totalità degli ambienti idonei. «Il progetto di ripopolamento ha funzionato talmente bene che oggi gli esemplari hanno portato ad uno squilibrio. L’aumento del numero di predatori è inversamente proporzionale a quello degli allevamenti».
Ma l’emergenza lupo e predatori non riguarda solo la Maremma. «Declassare il lupo dal suo attuale stato di protezione è sicuramente un pezzo di strada da percorrere – conclude il presidente Castelli –. Serve più coraggio nell’attuare ciò che la legislazione permette già oggi di fare attraverso la direttiva Habitat». 
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