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Grosseto

Il processo

«Frode per l’olio toscano Igp»: il pm chiede otto condanne. Gli imputati, le accuse e le richieste di risarcimento

di Pierluigi Sposato
«Frode per l’olio toscano Igp»: il pm chiede otto condanne. Gli imputati, le accuse e le richieste di risarcimento

Grosseto, ravvisati anche illeciti amministrativi per le società coinvolte

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GROSSETO. Otto richieste di condanna, con pene che vanno dai due agli otto mesi. Più il riconoscimento degli illeciti amministrativi attribuibili alle società, fino a oltre 36mila euro. Queste le richieste della Procura a conclusione del processo per quell’olio che non sarebbe stato, come dichiarato, toscano Igp ma greco o pugliese. Falso, frode in commercio, vendita di prodotti industriali con marchio fallace le contestazioni mosse all’inizio dell’inchiesta, che aveva visto all’opera i carabinieri forestali con una serie di appostamenti, intercettazioni, sequestri e riscontri documentali. Trentuno gli indagati alla chiusura delle indagini, che si sono poi ridotti, anche in seguito ai 18 patteggiamenti con pena massima fino a due anni (2020). Imprenditori del settore responsabili di aziende agricole, commercianti, titolari di frantoi, della nostra provincia o di altre zone.

Dieci gli imputati che stanno affrontando le fasi finali del dibattimento davanti al giudice Marco Bilisari. Chiuse le testimonianze, adesso è la volta delle richieste. Anche quelle delle parti civili, che sono arrivate a chiedere anche 100mila euro per il danno che sarebbe stato causato da questa vicenda, risalente al periodo 2014-2016. Il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi ha impiegato poco più di un’ora per formulare le sue conclusioni. Ha chiesto due mesi per Giancarlo Ballerini di Manciano, Nazzareno Tiberi di Cinigiano e Paolo Toninelli di Grosseto; tre mesi per Alessandra Guerrieri di Grosseto; quattro mesi ciascuno per Salvatore Lamola e Silvio Terenzi di Foggia, per Daniele Lepori di Castel del Piano; infine otto mesi per Marcello Dragoni, amministratore di Certified. Per quest’ultimo, in relazione ad alcuni reati, il pm ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste e, per altri, una dichiarazione di prescrizione. Richiesta di assoluzione anche per altri due imputati: Maurizio Bianchi e Massimo Lusini, entrambi di Manciano.

Nel corso del procedimento, è morto Massimo Felice Neri e per lui è stato naturalmente chiesto il non doversi procedere. Ci sono poi le richieste per le società che fanno capo agli imprenditori, incolpate per gli illeciti amministrativi ravvisati dalla Procura: 100 quote da 258 euro ciascuna (25.800 euro) per Società Colline del Fiora srl; 110 (28.380 euro) per Società agricola San Nicola; 100 (25.800 euro) per Società Frantoio Poggioalto; 140 (36.120 euro) per Certified Origins Italia; 100 (25.800 euro) per Collegio toscano olivicoltori Olma.

Il pm ha analizzato la posizione di ciascuno degli imputati così come è emersa a suo giudizio nel dibattimento. Ha premesso il quadro di riferimento: «Nel 2014 c’era stata nel territorio una grave carenza nella produzione di olio, per cause climatiche e per malattie. Nonostante ciò, un frantoio aveva fatto registrare una grande produzione». E da questa constatazione erano partiti gli accertamenti. Il pm ha ricostruito gli arrivi delle partite di olive, gli acquisti, le relative fatturazioni. C’era olio che non era toscano, ha spiegato: »Per farlo diventare Igp bisognava incidere sul registro telematico, il Sian», il sistema informativo agricolo nazionale. I quaderni e le agende sulle quali erano stati riportati i quantitativi effettivi sono stati messi a confronto con quelli dichiarati e con le intercettazioni per dimostrare la colpevolezza degli imputati. C’erano differenze di quantitativi, anche considerevoli, tra le cifre dei registri e quelle delle agende. In due casi il pm ha parlato di provenienza sconosciuta. Si è soffermato su quelle olive arrivate “al nero” dalla Puglia e fatta passare come ricavato di terreni propri in Toscana. Ci sarebbero stati terreni che non avrebbero mai e poi mai potuto garantire produzioni eccezionali come quelle dichiarate. Ci sarebbero stati trasporti che non sarebbero mai avvenuti: lo dice il tracciato dei gps relativo ai furgoni. E ha poi fatto notare che il quantitativo di sansa da smaltire sarebbe stato incompatibile con quello delle olive denunciate.

Articolato l’intervento dell’avvocato Daniele Bragoni, parte civile per il Consorzio olio toscano Igp: «Chi viene meno alla parola data fa un danno enorme: si svilisce il prodotto, si danneggia l’attività di chi lavora seriamente. Si causa un danno all’economia nazionale». Ha parlato di dichiarazioni di un «dipendente bugiardo» e di «un gioco delle tre carte». E ha chiesto 100 mila euro dall’imputato Lepori e 80 mila da Terenzi; mentre non ha concluso per Dragoni («non possiamo gravare i frantoi di avere il sospetto che l’olio non sia Igp») non ravvisando la consapevolezza della condotta. L’avvocato Roberto Vannetti (Movimento difesa del cittadino) si è limitato a chiedere provvisionali da duemila euro; l’avvocato Simone Costanzo (Confconsumatori) ha lasciato la decisione al giudice, l’avvocata Iris Milano (Assoconsum, per il collega Antonio Leonetti) 10mila euro.

Dalla prossima settimana iniziano le arringhe difensive. La sentenza dovrebbe arrivare prima di Natale.
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