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Castiglione della Pescaia, un successo gli olivi super intensivi. La resa è andata oltre le aspettative

di Massimiliano Frascino
Castiglione della Pescaia, un successo gli olivi super intensivi. La resa è andata oltre le aspettative

All’agriturismo Pavone raccolta positiva. L’impianto risale solamente all’inizio del 2021

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA.  A inizio 2021, quando cominciò la lavorazione dei terreni in vista della realizzazione dell’impianto di olivi super intensivi su otto ettari, era una scommessa tutta da verificare per un’azienda di medie dimensioni. Ma a due anni e mezzo di distanza quell’azzardo sembra davvero riuscito, e in occasione della prima vera e propria raccolta delle olive all’agriturismo “Pavone” di Castiglione della Pescaia si fregano le mani.

«Questa – spiega Lorenzo Pavone, che coi genitori gestisce l’azienda – è la prima vera olivagione del nuovo impianto, e siamo davvero molto soddisfatti. Le olive sono sane e carnose. Nonostante l’oliveto non sia ancora produttivo a pieno regime, il raccolto è andato molto oltre le aspettative e a consuntivo potremmo superare abbondantemente i 40 quintali di olio. Già dal prossimo anno dovremmo avvicinarci al livello definitivo di produttività per ettaro: in teoria questo tipo di impianti può arrivare fino a 150 quintali di olive. Non ci rimane che aspettare per verificare fino a dove arriveremo. Finora le premesse sono buone, e ho riscontrato grande attenzione anche da chi si era dimostrato scettico rispetto alla nostra scelta aziendale. Da parte nostra, non escludo un ulteriore investimento in questo tipo di impianto». Realizzare ex novo un oliveto super intensivo di questa natura costa fra i 20 e i 25mila euro a ettaro. All’azienda agricola Pavone hanno scelto di puntare sulle cultivar Lecciana e Coriana, due varietà selezionate dall’università di Bari in collaborazione con l’azienda spagnola Agromillora Research – pioniera nell’olivicoltura superintensiva – incrociando Leccino del Corno (cultivar toscana) e Coratina (pugliese) con la cultivar spagnola Arbosana. L’impianto, inoltre, e stato realizzato mettendo a dimora 1.700 piante a ettaro; alberelli a cespuglio assistiti da irrigazione di soccorso che arrivano a un metro e mezzo di altezza, e sono adatti alla raccolta meccanizzata con una “scavallatrice” semovente. «L’olio prodotto con la Lecciana – aggiunge Pavone – è molto simile al nostro Leccino, con un sapore sapido, piccante e amaro, mentre quello a base di Coriana, varietà con una minore vigoria, è un olio più “scarico”, delicato e adatto a condire il pesce. Entrambi i prodotti hanno un’acidità sovrapponibile a quella dell’Igp Toscano, profumi intensi e alto contenuto di polifenoli. Noi, oltre alle olive con cui facciamo olio a marchio Igp Toscano, conferiamo anche questo nuovo prodotto all’Olma di Braccagni e lo imbottigliamo come olio Evo Italiano». Il vantaggio dell’olivicoltura super intensiva è senza dubbio quello della resa per ettaro, che può variare da 120 a 150 quintali di olive ogni 10mila metri quadrati, con costi di raccolta delle olive molto contenuti – da 2.000 euro/ettaro circa della raccolta a mano ai 600 – grazie alla raccolta meccanizzata. Dal di vista del paesaggio tipico della Toscana, tuttavia, gli impianti super intensivi rappresentano uno stravolgimento notevole, perché prevedono filari con piccole piante a cespuglio messe a dimora a circa due metri di distanza l’una dall’altra, con 2, 5 metri tra i filari. Basta vedere nella zona a nord di Grosseto da Braccagni a Giuncarico, dove ci sono nuovi impianti superintensivi per 700 ettari. All’agriturismo Pavone hanno fatto la scelta di per avere entrambi i tipi di impianto, con sesti tradizionali e super intensivi, con l’obiettivo di mantenere sostenibile economicamente la produzione agricola aziendale. L’impresa, infatti, ha le caratteristiche della multifunzionalità: 70 ettari di terreni di cui 30 a seminativi, colture orticole e arboree, e 40 a bosco. «Quest’anno – conclude Pavone, che è anche delegato provinciale di Coldiretti giovani impresa – siamo stati anche fortunati perché a Castiglione della Pescaia in primavera non è piovuto troppo, e quindi non abbiamo avuto grossi problemi con la fioritura e l’allegagione delle drupe. Le nuove varietà, inoltre, si sono dimostrate poco ricettive nei confronti della mosca olearia, per prevenire la quale ci siamo limitati a un unico trattamento con i fitofarmaci invece dei tradizionali due».

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