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Grosseto, storie di chi si rimette in gioco: «Da grandi faremo gli autisti»

di Nicole Terribile
Grosseto, storie di chi si rimette in gioco: «Da grandi faremo gli autisti»

Rebecca, Davide, Alessio e Simone stanno frequentando l’accademia di At. Di età differenti, hanno comunque tutti esperienze lavorative alle spalle

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GROSSETO. C’è chi sa cosa vuole fare da grande sin da bambino e chi, invece, scopre la sua vocazione da adulto. C’è chi ha lavorato per anni in un settore convinto che quella fosse la sua strada, per poi cambiare rotta. C’è chi alla domanda: «Cosa vuoi fare da grande?» risponde, pur avendo già diverse primavere alle spalle: «Voglio diventare autista di autobus».

È il caso di Rebecca Boncioli, Alessio Brandi, Davide Banti e Simone Verni, quattro grossetani – provenienti da tutta la provincia – che hanno deciso di rivoluzionare la loro vita lavorativa e buttarsi in una nuova avventura, alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Tutti e quattro si sono iscritti all’accademia per diventare autisti di Autolinee Toscane, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale in Toscana. Alla fine del percorso accademico, i quattro otterranno un posto di lavoro nell’azienda. Ognuno con diversi background scolastici e lavorativi, tutti con il desiderio di ottenere un po’ di stabilità in un mondo che sa essere piuttosto imprevedibile. E in un Paese dove la carenza di autisti porta presidenti di Regione (Luca Zaia del Veneto) ad andare a cercare queste figure professionali oltre oceano, un’accademia che assicura un posto è una scommessa con alte probabilità di vittoria.

Nipote d’arte

Tra i banchi di quella che è la terza tranche di lezioni da quando è nato il progetto dell’accademia nel maggio dello scorso anno c’è la “nipote d’arte” grossetana Rebecca Boncioli: «Nonno ha lavorato per 50 anni nella vecchia Rama. Lui e mio babbo mi hanno incitato a iscrivermi all’accademia. Mi hanno detto di stare tranquilla, che tutto sta nel prendere l’abitudine. Anzi, nonno mi ha detto che è meglio guidare l’autobus che guidare la macchina». Per poter effettivamente guidare da sola un pullman dovrà però aspettare di compiere 24 anni, l’età richiesta per conseguire la patente D. Intanto, sta facendo il corso. Boncioli lavorava nella ristorazione da quando aveva 18 anni: «Ma è un mondo che mi era già venuto a noia. Andavo avanti ad apprendistati e con orari improponibili. Volevo trovare un lavoro più stabile. Quando si è presentata l’opportunità dell’accademia l’ho colta al volo». Un’avventura nell’avventura, dato che ha la patente B, quella per l’auto, da poco più di un anno: «A Grosseto si gira tranquillamente in motorino, quindi ho aspettato un po’ per prenderla, ma mi piace molto guidare. Certo, passare dall’auto all’autobus è un bel passo». Boncioli è una delle quattro donne che stanno frequentando l’accademia nella zona sud della regione: «Per ora non ho riscontrato pregiudizi di alcun tipo, per fortuna. Forse quando entrerò in servizio potrebbe capitare di trovarmi davanti a persone con una mentalità chiusa, ma non mi preoccupa».

«Ho mollato la ristorazione»

Altro giovane grossetano che ha intrapreso questo percorso è il 26enne Alessio Brandi, originario di Monterotondo Marittimo. Anche lui, come Boncioli, arriva dal mondo della ristorazione ed è “figlio d’arte”: «Ho mollato il lavoro nella ristorazione, per poi lavorare per un po’ come carpentiere. Alla fine ho seguito il consiglio di babbo e di altri amici che lavorano nel settore e mi sono iscritto all’accademia. Mi hanno fatto vedere come funziona l’autobus e mi hanno dato alcune dritte». Brandi racconta di essersi un po’ emozionato la prima volta che ha guidato il pullman: «L’emozione più grande sarà entrare in servizio, tra il traffico, la gente e gli orari da rispettare. Guidare un pullman è un bello scoglio, specie fare le manovre in curva e entrare nelle rotatorie. Si fa presto a portare via qualcosa, quindi serve massima attenzione». Vivendo a Monterotondo Marittimo, Brandi conosce bene cosa significa viaggiare con i mezzi pubblici, dato che li ha presi per tutto il periodo delle scuole superiori: «Proprio per questo, quando sarò autista cercherò in tutti i modi di non frenare a scatti nelle strade in discesa. Da passeggero mi veniva il voltastomaco», dice ridendo.

«Ho girato il mondo in nave»

Insieme a loro c’è anche il 35enne Davide Banti, originario di Orbetello, che ha già una certa esperienza con i mezzi pesanti: «Ho lavorato per diversi mesi come autista di autocarri per un’azienda di Orbetello. Viaggiavo per tutta la provincia per diverse ore al giorno: guidare era la parte che preferivo del lavoro. La prima volta che ho guidato un autobus – racconta – è stata una bella esperienza, mi sono trovato piuttosto bene. Anzi, si guida meglio degli autotreni, perché ha una visibilità e una stabilità migliore, si manovra meglio e viene controllato più spesso». Insomma, la guida in senso stretto, per lui, non è una preoccupazione. «Ma bisogna essere consapevoli che si stanno trasportando delle persone, è una grossa responsabilità», dice ancora. Prima di viaggiare su strada, Banti ha viaggiato in mare: si è imbarcato sia su navi cisterne, facendo il giro del mondo, sia su navi passeggeri, facendo il giro del Mediterraneo. Poi, nel 2020 ha deciso di cambiare vita. «Quando diventerò autista voglio essere disponibile con tutti e ascoltare le esigenze dei passeggeri», dice ancora.

«Difficile tornare a studiare»

Tra i soon-to-be autisti c’è anche il 47enne Simone Verni. Sposato e babbo di due bambine, ha deciso di iscriversi all’accademia per avere un lavoro più stabile: «Lavoravo per una cooperativa di servizi che, però, si basava sugli appalti. Ero a tempo indeterminato, ma non era un lavoro stabile, così mi sono iscritto all’accademia, della quale avevo sentito parlare». Mentre lavorava avrebbe voluto prendere altre tipologie di patenti, ma conciliare lavoro, famiglia e studio era troppo difficile, così ha colto l’occasione. Proprio ieri pomeriggio ha affrontato l’esame di guida. «Tornare a studiare è stato molto difficile – racconta – Le nozioni sono tante, ma frequentando l’accademia si ha la possibilità di concentrarsi solo su questo».

Il prossimo passo

Una volta superato l’esame, i quattro grossetani, insieme agli altri 17 iscritti alla classe, dovranno conseguire anche il Cqc, la Carta di qualificazione del conducente, obbligatoria per la guida professionale. A partire da novembre, poi, dovrebbero essere trasferiti nella sede di Grosseto e imparare sui mezzi, al fianco di autisti esperti.

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