Addio alla maestra Carla Pantalei: «Cuore grande, vecchio stampo»
Roselle: aveva 76 anni, aveva insegnato a Batignano e in via Mazzini
ROSELLE. Sono stati celebrati ieri mattina, nella chiesa parrocchiale di Roselle, i funerali di Carla Pantalei, 76 anni, storica maestra di scuola elementare, scomparsa lunedì mattina.
Una figura che viene ricordata da generazioni di alunni, ai quali ha dato importanti lezioni di vita, oltre che di italiano e storia, le sue materie d’insegnamento. «Se n’è andata una gran brava persona – la ricorda Anna Maria Crini, ex collega a Roselle – con la quale avevo instaurato un rapporto bellissimo. Per abitudine, prima dell’aggravamento della sua malattia, il giovedì mattina ci ritrovavamo al bar, eravamo diventate compagne di caffè. Era bello parlare con lei».
Nella sua carriera scolastica, conclusa una decina di anni fa, Carla Pantalei, sorella dell’indimenticato Carlo, geometra e pioniere del basket grossetano, ha insegnato inizialmente nella piccola scuola elementare di Batignano, chiusa ormai da decenni, poi è diventata una sorta d’istituzione nella scuola di via Mazzini, nel centro di Grosseto, dove tutt’oggi viene ricordata con affetto.
Qualche anno prima di andare in pensione si trasferì con il marito Pino Di Lauro a Roselle e chiese di andare a lavorare nella scuola della frazione termale.
«Sono sconvolta – prosegue la maestra Crini – l’avevo sentita dopo Ferragosto. La sua scomparsa mi ha molto addolorato. Era riservata, ma allo stesso tempo molto battagliera. Ci ha lasciato una maestra con un cuore grande e di vecchio stampo: competente, disponibile, di quelle che rimangono nel cuore di chi l’ha conosciuta. Era infatti ben voluta dagli alunni, dalle famiglie. Le piaceva leggere essere informata su tutto quello che succede».
La salma della maestra Pantalei, che è stata esposta prima delle esequie nella casa funeraria Rocchi in via dell’Olocausto, nei prossimi giorni verrà cremata a Civitavecchia.
«In questa maniera – dice il marito Pino Di Lauro – le sue ceneri rimarranno per sempre al mio fianco. Era una donna speciale, unica, molto stimata da quello che è stato il suo mondo, la scuola. Non sta a me parlarne bene, sarei di parte. Le sue passioni? La nostra casa, i viaggi, ma anche lo sport. Prima di conoscere lei ero un uomo da divano, la sua vivacità mi ha cambiato. Con lei era impossibile stare fermi: andava a correre, andava in bicicletta, faceva lunghe passeggiate, amava nuotare e giocare a tennis. Come il compianto fratello Carlo amava la pallacanestro e tutto quello che si muoveva. Sono orgogliosa di aver vissuto al suo fianco, anche nei difficili giorni della malattia prima della morte».
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