Il Tirreno

Grosseto

L’allarme

Arcidosso, invasione dei cinghiali in paese: «In giro branchi di 25 esemplari»

di Matteo Scardigli
Un branco di cinghiali fotografato dalla residente
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Un branco di cinghiali fotografato dalla residente

Cittadini spaventati, sos del Comune alla polizia provinciale

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ARCIDOSSO. «La gente ha paura a uscire di casa», confessa una residente, che ci chiede di rimanere anonima. Il motivo è presto detto: «Dall’anno scorso (quando fu lanciata un’apposita petizione), forse prima, siamo alle prese con la proliferazione dei cinghiali. Vengono a tutte le ore del giorno e della sera: accanto alle case, tra le auto. I branchi sono stati avvistati in vari punti del paese, dalla zona Coop a via Panoramica, dai Canali al Giunco: gruppi fino a 20-25 esemplari».

La sempre più massiccia presenza degli ungulati all’interno dei centri abitati arcidossini ha assunto i contorni di una vera e propria emergenza, che ha spinto il Comune a convocare un vertice, proprio ieri mattina, a palazzo civico.

Dà una spiegazione del fenomeno Filippo Tiberi, consigliere con delega a caccia e pesca sportiva (e, per estensione, competenza sulla fauna selvatica) e ai rapporti con le frazioni: «Gli animali si spostano sempre più a ridosso delle case perché spinti dai sempre più frequenti attacchi degli ibridi: accanto all’uomo si sentono più sicuri».

Viceversa, sono i residenti ad avvertire un forte senso di insicurezza: non bastasse il timore di potersi trovare un cinghiale davanti all’improvviso, dato che gli ungulati si spingono anche sull’asfalto e verso i contenitori dei rifiuti (perché in cerca di cibo) aumenta il rischio di incidente stradale per tutti gli utenti della strada; automobilisti in primis, ma anche – e soprattutto – motociclisti.

C’è poi da considerare l’aspetto dei danni alle coltivazioni (pochi, per fortuna), senza contare – appunto – che senza il controllo esercitato in natura dai predatori le famiglie di cinghiali crescono e si allargano; sia in termini relativi che assoluti. E il comportamento dei genitori a protezione dei tanti cuccioli, alla vista (o anche alla sola percezione) di un potenziale pericolo per la prole potrebbe rivelarsi imprevedibile.

Occorre intervenire e farlo subito. I privati si attrezzano come possono, alcuni addirittura con l’installazione di reti protettive elettrosaldate. E il Comune non ha – prima di tutto – la competenza istituzionale né il personale da impiegare.

«Siamo in contatto con la Regione Toscana e con la polizia provinciale di Grosseto per chiedere che intervenga chi di competenza per aiutarci a risolvere il problema. Stiamo cercando la quadra», conferma – appunto – ancora Tiberi, che poi spiega: «Domenica mattina (domani) io, che sono cacciatore tesserato da 15 anni e da quasi altrettanti caccio proprio il cinghiale, e Filippo Ranucci (assessore con deleghe a decoro urbano, sicurezza del territorio e Parco Faunistico) avremo un incontro davanti alla casa della residente che ci ha segnalato il problema insieme a Stefano Pacini, il comandante della polizia provinciale che valuterà le modalità di un intervento».

Due, in teoria, le ipotesi sul tavolo: abbattimento o cattura. Considerato che è praticamente impossibile che ci si metta a sparare sui branchi a pochi metri dalle case, quasi certamente si opterà per l’utilizzo delle gabbie con esche. Operazione, quest’ultima, la cui complessità aumenta in proporzione al numero di animali che compongono i gruppi.


 

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