Il Tirreno

Grosseto

Ambiente

Pinete di Marina di Grosseto e Principina. «Rischiano di sparire a breve, ecco perché»

di Nicole Terribile
Pinete di Marina di Grosseto e Principina. «Rischiano di sparire a breve, ecco perché»

Il grido d’allarme arriva dal circolo Pd: «Bisogna intervenire al più presto»

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. C’era un tempo in cui i bambini andavano nella pineta per raccogliere le pigne con i pinoli lasciate dai pinottolai. Poco lontano, i genitori si riposavano seduti sulle sdraio, per poi tornare nel campeggio, anche questo immerso in quella che sembra essere la sconfinata pineta. Ma secondo qualcuno, tutto ciò potrebbe presto diventare un lontano, lontanissimo ricordo. Storie narrate dai nonni ai nipoti che quasi si trasformano in leggende.

«Se non facciamo subito qualcosa, la pineta sparirà. Sarà sostituita dalla macchia mediterranea». È il grido d’allarme – l’ennesimo – di Guido Donnini, segretario del circolo Pd di Marina di Grosseto per passione, ma agronomo di professione. Insieme a lui, camminiamo per la pineta di Principina a Mare e Marina, nei punti in cui la trasformazione della pineta sembra già essere iniziata. «Il problema è noto: il matsucoccus feytaudi, una cocciniglia che attacca il pino e per il quale non c’è una cura. Li rende improduttivi e colpisce anche la salute delle piante. Tutta la pineta, oltre a essere attaccata da questo parassita, è anche piuttosto vecchia. La granducale di Principina fu piantata nel 1700 circa. Tra l’altro, il pino marittimo è uno di quelli che soffre di più questa condizione».
Donnini cammina, indica un pino secco e rado, uno spezzato, un punto in cui sono caduti diversi pini che, però, non sono più ricresciuti. Qui, secondo lui, l’unica azione possibile per salvare la pineta è la sostituzione dei pini malati: abbatterli e piantarne di nuovi. I tempi saranno lunghi, questo è certo, specie se i nuovi alberi verranno piantati da pinolo.
Basta vedere quelli piantati dopo l’incendio del 2012 all’ingresso di Marina, che ancora sono ben lontani dal raggiungere l’altezza di quelli andati. «L’ideale sarebbe fare piccoli tagli di sostituzione, a macchia di leopardo, nel periodo autunnale e invernale anche per non dare un impatto troppo grande dal punto di vista paesaggistico. Anche se ci sono sempre gruppi che si oppongo ad azioni di questo tipo. Ma è l’unica cosa che possiamo fare per salvare la pineta. Poi possiamo anche decidere che della pineta non ce ne importa nulla e facciamo in modo che il bosco di quercia prenda il sopravvento. A quel punto avremmo un bosco di macchia mediterranea».

In realtà, la macchia già cresce sotto ai pini. In periodi di particolare siccità, poi, è proprio questa macchia che in caso di incendio alimenta il fuoco, rendendo le fiamme ancora più alte e pericolose, facendo sì che raggiungano punti degli alberi sempre più alti, fino ad arrivare alla chioma. Un tempo, la pineta era più curata e pulita. Il motivo è semplice: c’era un interesse economico, quindi anche privati e aziende erano interessate. Senza ritorno economico, la manutenzione – decisamente costosa – è lasciata nelle sole mani degli enti locali (a parte per le aree private, ovviamente).
Ci spostiamo a Marina, all’altezza dell’Oasi San Felice, a Fiumara, dove ci sono pini domestici, non marittimi come quelli di Principina, e quindi – almeno sulla carta – anche più produttivi e più grandi. Qui, in alcuni punti, si può osservare già quella che sarà la (ormai ex) pineta di Marina nel giro di qualche anno: una distesa di macchia mediterranea, con lecci, ginepri, rosmarino, mirto e altre piante. Di pini se ne vedono pochi, se non per il tronco di quello che fu un pino e che adesso è completamente marcio, casa solo di formiche e altri insetti. Sempre di natura si tratta, è vero, ma il sopravvento della macchia crea un ambiente e delle condizioni diametralmente opposte a quelle che esistono oggi.

«Noi non abbiamo rinnovamento naturale di pino – spiega Donnini –. Quindi vediamo queste piante altissime, ma deperienti, che si stanno seccando». E nella macchia, anche case e campeggi nati all’interno avrebbero delle ripercussioni. Il Pd di Marina non è l’unico a chiedere delle azioni concrete per la pineta. «La nostra – dicono dal circolo di Marina del Pd – non vuole essere una polemica, ma una proposta propositiva affinché vengano realizzate delle progettualità per tutelare la pineta». Inoltre, il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Davide Bartolini, sta preparando una mozione che presenterà a breve che vede proprio la pineta come protagonista. A giugno, anche il collegio provinciale dei periti agrari aveva chiesto l’istituzione di un tavolo decisorio per discutere dei problemi della pineta e trovare, se possibile, delle soluzioni. Insomma, bisogna fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Il mondo cambia, si evolve. Se si sta fermi, si resta solo in balia dei mutamenti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino