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Grosseto, via Orcagna: tornano gli occupanti. Scatta l’allerta, arriva la municipale

di Matteo Scardigli
Grosseto, via Orcagna: tornano gli occupanti. Scatta l’allerta, arriva la municipale

Intervento della cinofila. Accessi della palazzina chiusi con nuove inferriate

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GROSSETO. Le 7,30 del mattino di ieri sono passate da pochi minuti quando, all’incrocio tra via Orcagna e viale Cimabue, si dispone un manipolo di auto civetta e di servizio della polizia municipale. L’obiettivo è (ancora) la palazzina dalla quale ormai quattro anni fa sono state allontanate sette famiglie a causa del crollo di un solaio: la palazzina – dichiarata inagibile – più volte occupata e trasformata in dormitorio e base di spaccio.

Nell’ultimo blitz, a settembre 2022 insieme ai vigili del fuoco, in un parapiglia generale con tanto di fuga rocambolesca dalla finestra sul retro, all’interno dei locali pericolanti gli agenti trovarono sei giovanissimi occupanti e cocaina e hashish destinati alla vendita.

Ad allertare le forze dell’ordine, nei giorni scorsi, sono stati ancora una volta i residenti-vedetta di viale Cimabue (tra loro anche qualche ex inquilino della palazzina) allarmati da evidenti segni di presenze all’interno: alcuni mesi fa qualcuno era entrato, e nelle ultime settimane l’attività dietro le finestre era diventata via via più intensa.

Ad aprire il lucchetto del portone d’ingresso alla polizia municipale è l’amministratore di condominio. Gli agenti effettuano l’accesso e perlustrano i locali: ci sono tracce di presenze molto recenti ma nessun occupante, La situazione è all’incirca la stessa della volta scorsa, solo con altri danni e più sporcizia.

L’unità cinofila effettua allora un primo sopralluogo alla ricerca di sostanze stupefacenti e poi un secondo con un altro cane. L’esito, in entrambi i casi, è negativo.

Nel frattempo, i proprietari fanno capannello nell’aiuola spartitraffico (che ancora aspetta di essere trasformata in rotatoria) e osservano – di nuovo – gli operai della ditta chiamata a chiudere finestre e porte con inferriate e mattoni.

Con un sorriso amaro: per blindare l’edificio bisognerebbe fare dei lavori dall’interno, lavori da fare in sicurezza ma che – paradossalmente – proprio per questo motivo (essendo la palazzina pericolante) non possono essere eseguiti.

Per entrare con il furgone, i muratori spostano le inferriate che delimitano l’area; comprate sempre a spese degli ex inquilini circa un anno fa, dato che anche l’affitto delle recinzioni – dopo tre anni dalla dichiarazione di inagibilità – cominciava a diventare davvero troppo oneroso.

«Pensare che, secondo l’ingegnere del Comune, (la palazzina) doveva venire giù dopo 15 giorni», dice uno di loro, e un altro di rimando: «Per non parlare dei mezzi pesanti: il sindaco disse che il passaggio dei camion verso l’ex Fiat poteva far crollare tutto da un momento all’altro».

I ricordi di ciascuno tornano a quel terribile giorno di agosto 2019: chi aveva appena appena rinnovato gli arredi e/o gli interni, chi si è salvato per un pelo, chi – nonostante lo stop alle utenze – ha ancor oggi questioni in sospeso con il gestore (difficile fare l’autolettura del contatore quando non si può entrare in casa).

E ancora l’istituzione della “zona rossa”, l’arrivo dei puntelli e dei divieti stradali, le proteste dei commercianti, la rivalsa del Comune per le spese di cantiere (i condomini puntarono il piede: impensabile pagarle), la disperazione e il senso di abbandono, le prime occupazioni e le Pec al municipio per segnalarle, fino al blitz dell’anno scorso.

Mancano pochi giorni al “compleanno” del crollo. Per l’occasione, gli ex inquilini si riuniranno in assemblea di condominio. Ci sono da discutere tutto e niente: la prossima udienza in Tribunale è fissata per novembre.


 

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