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Famiglie maremmane sempre più in difficoltà: non onorati crediti per 54 milioni
Tassi dei mutui e inflazione: le sofferenze sono in crescita
GROSSETO. L’aumento del costo del denaro, l’incremento dei tassi e la corsa dell’inflazione riducono il reddito disponibile e mettono in difficoltà i clienti delle banche nel rispettare le scadenze.
I crediti deteriorati delle famiglie grossetane sono arrivati, a marzo scorso, a 54,1 milioni: 21,2 milioni di mutui non pagati, 12,3 milioni di credito al consumo non rimborsato e 20, 5 milioni relativi ad arretrati di altri prestiti personali. Nella fotografia di Fabi (che ha redatto la tabella qui accanto), il più importante sindacato bancario italiano, che ha elaborato le statistiche di Banca d’Italia, ben 20, 9 milioni sono sofferenze, cioè credito che la clientela non rimborserà più. Un quadro che è simile a tutta Italia e che si è aggravato negli ultimi mesi, con alcuni ritocchi del tasso base di interesse, che ha finito, ovviamente, per abbassare gli importi erogabili dalle banche alla clientela. Più sono alti i tassi e meno si potrà richiedere di mutuo, in base al reddito. Su base nazionale, ma la realtà provinciale non fa affatto differenza, visto che più di quattro quinti delle famiglie con mutuo in sofferenza, praticamente 8 su 10, ha optato per il tasso variabile.
In Maremma, su 2.400 milioni di mutuo erogati, 1.594 sono stati concessi a tasso fisso e 806 a tasso variabile e sono quest’ultime famiglie che sono maggiormente in difficoltà. Con gli ultimi ritocchi, su un mutuo di 150.000 euro a 20 anni, si paga adesso una rata mensile di 1.134 euro, rispetto ai 665 euro del 2021, con un aumento di 469 euro (+70, 5%). Cifre a volte insostenibili per le famiglie. «La situazione non può che peggiorare – dice Monica Grechi, membro della segreteria provinciale di Fabi Grosseto – l’auspicio è quello di un ripensamento sul già preannunciato aumento del tasso base di interesse che la Bce il prossimo 27 luglio intende aumentare al 4,25% (+0,25%). Le difficoltà riguardano anche chi ha un contratto di prestito a tasso fisso, che pur non hanno visto crescere la rata, ha dovuto fare i conti con un generale aumento dell’inflazione: la corsa dei prezzi, infatti, tenendo conto che gli stipendi sono fermi (il potere d’acquisto in Italia è quello di 25 anni fa) , ha ridotto il reddito disponibile con inevitabili ripercussioni anche sul rispetto delle scadenza bancarie».
«Grosseto – prosegue Monica Grechi – è solo al penultimo posto in regione per milioni di mutuo erogato e c’è un motivo: i nostri concittadini sono risparmiosi e hanno meno bisogno di risorse dagli istituti bancari perché molti giovani ereditano la casa». La situazione delle sofferenze non si discosta di molto invece dalle altre province, che hanno però numeri più alti di erogazione. A Grosseto le sofferenze dei mutui sono di 21,2 milioni, a Siena le sofferenze sono di 29,8 milioni, ad Arezzo 27,3, Massa 15,2. Sempre più persone si presentano agli sportelli bancari chiedendo la sospensione della rata del mutuo o l’allungamento della scadenza magari da venti a trent’anni.
«Lo spalma-mutui – avverte la componente della segreteria Fabi – non è privo di rischi né è un’operazione a costo zero. E quindi occorrono cautela e consigli giusti. Le decisioni vanno prese senza ansia, dopo un’adeguata valutazione, sfruttando la competenza e la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici delle banche».
Il ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, nei giorni scorsi ha ribadito come sia «indispensabile e urgente che si raggiunga un accordo per un allungamento della durata dei mutui a tasso variabile così da mitigare l’impatto talvolta insostenibile dell’incremento delle rate a carico delle famiglie». È a questa ipotesi che tecnici del ministero e dell’Abi stanno lavorando in una serie di incontri, volti a trovare una soluzione che tenga conto anche delle rigidità delle regole dell’autorità bancaria europea.
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