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Cinquant’anni di pittura di Giuggioli in mostra: il maestro si racconta “In Itinere”

di Silvano Polvani
Giuggioli durante l’esecuzione di “Alla fabbrica l’officina riapre” inserito nel progetto del centenario di Follonica (foto Carlo Tardani)
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Giuggioli durante l’esecuzione di “Alla fabbrica l’officina riapre” inserito nel progetto del centenario di Follonica (foto Carlo Tardani)

Giuliano dall’infanzia alla consacrazione globale nella mostra a Follonica

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FOLLONICA.  “Ci sono altri mondi ma sono in questo” è la frase di Paul Éluard, poeta francese tra i maggiori esponenti del movimento surrealista, alla quale Giuliano Giuggioli, pittore follonichese, la cui notorietà ha superato i confini nazionali al punto da essere considerato e stimato fra i migliori pittori contemporanei, si è ispirato nei suoi 50 anni di attività.

Cinquant’anni di pittura che saranno al centro di una sua personale mostra “In Itinere” da oggi, giorno della presentazione (alle 18,30) e fino al 31 ottobre presso la Fonderia 1 ex Ilva. «È da questo concetto – confida Giuggioli – che si può comprendere la mia ricerca, come oriento la mia pittura, qual è il mio modo di ragionare nella considerazione che nessun artista è in grado di inventare cose che non esistono al mondo perché l’artista è natura quindi che siano effetti cromatici o che siano dei soggetti comprensibili cerco sempre di trovare dentro le cose altri mondi perché sono convinto che ci sono. Da qui trae la sua ispirazione consapevole ogni volta di sorprendersi e di stupire i suoi interlocutori».

Giuggioli nasce a Vetulonia nel 1951, da bambino si trasferisce a Follonica e da subito avverte di avere una forte attitudine per l’arte; ma è difficile per lui, negli anni Cinquanta poter coltivare la sua vocazione. Follonica offriva poco: non c’era niente, non c’era una scuola d’arte, non esistevano gallerie, non c’era disponibilità di libri d’arte; nessun riferimento né in casa né fuori da questa.

«La passione era tanta – racconta Giuggioli – ma rimaneva nascosta, un sogno, una dolce compagnia».

Giuggioli frequenterà la scuola di siderurgia a Piombino e al termine di questa sarà avviato come operaio nella grande fabbrica. Ma non ce la fa a vivere i ritmi della fabbrica e allora prende coraggio e manifesta i suoi propositi e sentimenti ai genitori: vuole diventare un artista.

Dallo stabilimento si porterà a Milano in uno studio di pubblicità, ma sarà il servizio militare a rappresentare la svolta. Lo svolge a Roma, la Città Eterna, ricca d’arte. È qui che avrà la possibilità di visitare i musei, intrattenersi nelle gallerie, avvicinare i maestri moderni, ammirare quelli del passato, fare le prime conoscenze con i galleristi, riflettere sulla sua attitudine, decidere che tipo di pittura fare, anche se sente dentro di sé avverte una straordinaria forza che chiede solo di manifestarsi.

«All’epoca – rivela Giuggioli – ero pieno di fantasia e con la capacità di rappresentare quello che mi passava per la mente: poteva essere una pittura classica, paesaggio, nature morte, figure e astrazioni ma piano piano nasceva dentro di me l’esigenza di raccontare storie parallele alla realtà quindi il fascino per la metafisica».

Non è un caso che uno dei suoi padri putativi sia Giorgio De Chirico (principale esponente proprio della corrente artistica della pittura metafisica) con quelle sue ambientazioni così surreali: più metafisiche che surreali.

Giuggioli è determinato, un carattere forte che non cerca compromessi. E l’input che si è sempre dato e che ha sempre cercato di rispettare è di non essere “il classico artista locale”: nonostante il suo amore per la sua terra, non vuole essere un provinciale ma – al contrario – un artista universale. A tal ragione rivela, che a questo scopo, ha scelto dei “bravi maestri”: Michelangelo e Leonardo.

I suoi quadri, per lo meno all’inizio, risentono di questa classicità. Le prime cose che fa e illustra hanno l’immagine e le figure dell’inferno dantesco. Presunzione? Forse, ma anche la consapevolezza che «se da questi raccogli anche solo una briciola del loro genio, questa rappresenta una benedizione».

Piano piano con il tempo e il favore del suo curatore Filippo Lotti e della critica Sara Taglialagamba, la sua opera è diventata sempre più riconoscibile senza mai aderire a un solo soggetto da ripetere all’infinito, mantenendo la caratteristica di estrema variabilità nei suoi elaborati in quanto rispondono alle sue momentanee esigenze.

Cinquant’anni di pittura, approfondite letture, viaggi, appassionate discussioni allargano i suoi orizzonti.

Oggi Giuggioli espone in tutto il mondo: Svizzera, Francia, Germania, Olanda, San Francisco. Di recente lo hanno chiamato, con sua grande soddisfazione, in Cina dove è molto conosciuto. Collabora con gallerie di prestigio, come la Casa d’Arte San Lorenzo nella quale non puoi sfuggire alla critica delle più prestigiose firme del giornalismo e di storici dell’arte nazionale e internazionale.

Giuggioli, 72 anni (di cui 50 di carriera) è ancora attivo ha un desiderio supremo: morire con il pennello in mano.

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