Il Tirreno

Grosseto

Il caso

Costa Concordia, un trolley di 3.944 monetine per ripagare il debito dell’ex naufrago

di Sara Venchiarutti
Ernesto Carusotti e la moglie Paola Falconi ai tempi del processo a Grosseto e la Concordia quella notte
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Ernesto Carusotti e la moglie Paola Falconi ai tempi del processo a Grosseto e la Concordia quella notte

L’iniziativa di Codacons sulle spese legali da corrispondere a Fincantieri: l’avvocato Leuzzi spiega il processo

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GROSSETO. Lui della notte del naufragio si ricorda tutto. Lo spettacolo di magia a cui stava assistendo con la moglie. L’andare sul dodicesimo ponte per vedere costa stava succedendo. Il dover attraversare la nave completamente al buio. Il saltare fuori da una scialuppa inagibile insieme alla moglie per trovarne un’altra. E «all’epoca avevamo già 70 anni», dice Ernesto Carusotti, che oggi ha 82 anni e sulla Costa Concordia, nel 2021, ci era salito come tutti per una vacanza. Di quei tre quarti d’ora «mi ricordo tutto – continua – perché è chiaro che la vita va avanti, ma il momento in cui io stavo per morire insieme a mia moglie, quello non si cancella».

E ora Carusotti, insegnante romano in pensione, in tutta questa vicenda si è visto pure arrivare «un atto di precetto, preludio al pignoramento», spiega Giuliano Leuzzi, l’avvocato del Codacons che ha seguito tutto il processo. Perché, ci si potrà chiedere? Cosa c’entra con il naufragio di fronte all’Isola del Giglio?

Perché Carusotti, che ha da poco ottenuto dal Tribunale di Genova un risarcimento nei confronti di Costa Crociere con quasi 100mila euro per danni morali e psicologici, aveva citato in giudizio anche Fincantieri - la ditta costruttrice della nave - e Rina, il Registro italiano navale, allo scopo di accertare tutte le responsabilità che avevano potenzialmente concorso a dare origine alla tragedia, «comprese – scrive l’associazione – quelle relative al malfunzionamento della nave».

Il tribunale di Genova ha riconosciuto al passeggero un consistente risarcimento, ma disponendo che a pagare fosse solo Costa Crociere e condannando il naufrago a corrispondere circa 14mila euro di spese legali a Fincantieri. «Abbiamo fatto ricorso alla Corte d’appello – spiega il legale – un anno fa e il giudizio dovrebbe concludersi entro il prossimo anno».

Intanto «di questi 14 mila euro – spiega il legale – ne erano già stati dati circa 10.000; in ogni caso era stata data una disponibilità di massima a saldare il debito di Carusotti se pur con tempi dilazionati. Ciò nonostante e dopo alcuni mesi dall’ultima richiesta di pagamento, è stato notificato un atto di precetto, preludio al pignoramento». Azione, questa, che Carusotti non si aspettava. «Mi è sembrata – dice l’ex naufrago – un’esagerazione da parte di un colosso di questo tipo». Allora il Codacons ha deciso di saldare il suo debito nel modo detto, con le monete da un euro. Ha fatto domanda alla Banca d’Italia, ha preso 3.944 monete da un euro e le ha messe in un trolley che pesa 30 chili. Da recapitare alla sede romana di Fincantieri, da cui non arriva alcun commento. «Un gesto simbolico- dice l’avvocato – perché da un punto di vista giuridico le spese sono dovute, ma per tante comprensibili ragioni appare un’iniziativa che una società come Fincantieri poteva senza dubbio evitare».

Su questo anche il presidente del Codacos, Gianluca Di Ascenzo: «Al di là delle leggi si poteva soprassedere vista la diversità di forze in gioco. Le sentenze vanno rispettate, non è una critica, ma un’azione per manifestare il nostro disappunto».


 

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