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Grosseto

La polemica

«Ma quale gang, sono solo ragazzini», un gruppo di residenti difende il quartiere Casalone

di Nicole Terribile
«Ma quale gang, sono solo ragazzini», un gruppo di residenti difende il quartiere Casalone

Tre mesi fa, dopo l’aggressione ai danni di un medico grossetano, qualche residente della zona aveva parlato della “banda del Casalone”: un gruppo di ragazzini dagli 11 ai 18 anni circa che si renderebbe protagonista di atti di vandalismo

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GROSSETO. «Ma quale banda del Casalone, sono solo ragazzini che vogliono giocare e ritrovarsi all’aria aperta». Tre mesi fa, dopo l’aggressione ai danni di un medico grossetano, qualche residente della zona aveva parlato della “banda del Casalone”: un gruppo di ragazzini dagli 11 ai 18 anni circa che si renderebbe protagonista di atti di vandalismo – e non solo – nella zona del Casalone, da qui il nome. Il nome ha preso piede e, a distanza di tre mesi, in città c’è ancora chi li definisce così, chi vive nella paura che questi possano continuare a commettere qualche guaio e pensa che il quartiere alle porte della città sia poco raccomandabile. Una ricostruzione che non rispecchia il vero, secondo molte persone che in quel quartiere vivono.

«Non entriamo nel merito dell’aggressione, sono questioni che competono alla polizia, ma quel che sappiamo per certo è che questi ragazzi non sono dei delinquenti. Da come è stato descritto il quartiere, sembra di stare nel Bronx, ma non è così». A metterci la faccia sono Corrado e Michela Rocchi, residenti della zona e titolari della pizzeria “Da Corrado”, che si trova al piano terra di palazzo Vasari, oltre ad altre due persone che abitano al Casalone da più di un decennio, Vincenzo Petrolo e Alessandra Cassioli.

«Le voci circolate in questi mesi ci fanno male e anche i ragazzi ci sono rimasti malissimo. Hanno chiamato addirittura i loro professori. Così si marchiano a vita, solo perché magari hanno commesso qualche errore», raccontano i coniugi Petrolo e Cassioli. «Quando fanno qualche ragazzata, li brontolo come se fossero figli miei. Ma sono tutti ragazzi bravissimi. Voglio smentire tutte le brutte parole che alcuni che stanno qui hanno detto. Se un giorno non hanno un euro, me lo portano il giorno dopo, non è vero che vanno in giro a mendicare. Sono tutti educati, di famiglie per bene», dice Corrado Rocchi.

Lui e gli altri residenti vogliono solo riqualificare il nome di quei giovanissimi che, secondo quanto raccontano, vengono trattati come delinquenti da alcune (poche) persone che vivono nella zona semplicemente perché invece di stare chiusi in casa a giocare con i videogiochi o scrollare per infinite ore video sui social preferiscono stare all’aria aperta, ascoltare un po’ di musica, giocare a pallone, fare quattro chiacchiere fuori dalle mura domestiche. Chi ha parlato male di loro avrebbe creato un danno anche per il quartiere stesso, che da un giorno all’altro sarebbe passato dall’essere una zona tranquilla all’essere considerato un quartiere nel quale è la delinquenza a farla da padrone.

«Ha danneggiato la reputazione di quei ragazzi, ma anche la mia attività. C’era gente che aveva paura di venire al Casalone. Soprattutto nei giorni immediatamente successivi, alcuni hanno disdetto le prenotazioni», dice ancora. Non solo. Alcuni avevano raccontato che questi ragazzini si sarebbero resi protagonisti anche di atti di vandalismo e avrebbero danneggiato oggetti, vetrate e quant’altro. «Quelle cose che hanno indicato, come le ante di copertura dei condizionatori, sono rotte da anni». Più che di una banda di ragazzini, forse, bisognerebbe parlare di alcuni problemi di vicinato: alcuni – la maggior parte, stando a quanto raccontano – apprezzano il fatto che al Casalone si possa vivere ancora come si fa nei piccoli paesi di provincia, mentre una sparuta minoranza non sopporta – sempre stando a quanto raccontano i quattro – che i giovani stiano all’aria aperta e chiamano le forze dell’ordine a ogni minimo rumore. «I problemi sono altri – dicono ancora – come la scuola parzialmente costruita e mai completata, dove spesso si rifugiano alcuni senza fissa dimora che, poi, vanno a lavarsi al distributore dell’acqua, dove le persone vanno a riempire le bottiglie con l’acqua potabile. Smettiamola di essere così intolleranti verso dei ragazzini che non fanno niente di male. Non costringiamoli a chiudersi in casa o ad andare via dal loro quartiere per colpa di alcuni che non sopportano neanche la propria ombra».


 

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