Il Tirreno

Grosseto

Ore 4,40: quelle lancette ferme nella notte del fango

di Massimiliano Frasci
Ore 4,40: quelle lancette ferme nella notte del fango

La mobilitazione solidale per la Romagna e l’asilo distrutto dall’alluvione. Il racconto di chi ha vissuto il dramma a Faenza: «Ma non ci sentiamo soli»

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GROSSETO. «In mezzo alle suppellettili e agli arredi coperti dal fango, nei locali dell’asilo abbiamo trovato l’orologio a muro con le lancette ferme alle 4:40 della notte. Quello dev’essere stato il momento in cui l’acqua ha fatto irruzione devastando tutto e arrivando a scardinare il controsoffitto».
È un’istantanea del racconto che Massimiliano Muccinelli, responsabile della comunicazione della coop sociale Zerocento, fa a Il Tirreno della devastazione subita dall’asilo nido Piccolo Principe di Faenza. Un servizio all’infanzia che nella città emiliana ai piedi dell’Appennino, 60mila abitanti, conoscono tutti. E che Grosseto e la Maremma vogliono contribuire a fare ripartire quanto prima.
«La struttura – spiega Massimiliano – è a circa 200 metri in linea d’aria dall’argine del fiume Lamone, che ha esondato. Appena fuori dalle mura, in direzione Ravenna. Il fiume ha rotto l’argine in tre o quattro punti diversi, e l’acqua è uscita di spinta dalla falla investendo in pieno l’asilo e scardinando porte e finestre dai telai».
Ora c’è da ripristinare una struttura devastata ma non sarà una passeggiata, «ancora non abbiamo una stima dei danni e delle risorse necessarie per lavori e acquisto degli arredi, perché l‘acqua ha abbattuto alcuni muri e dobbiamo fare delle verifiche statiche. La speranza è di essere pronti già dal prossimo settembre, per l’inizio dell’anno scolastico».
È per quest’obiettivo che la cooperativa faentina Zerocento ha incrociato il desiderio di dare una mano dei grossetani – che di alluvioni ne hanno viste tante a partire da quella del 1966 – che Il Tirreno chiamerà a raccolta per una cena solidale sul Bastione Garibaldi, alla Sala Eden, il prossimo lunedì 5 giugno. In collaborazione con la cooperativa Uscita di Sicurezza e altre quattro cooperative sociali, Clodia commerciale (Conad), Cantina dei Vignaioli di Scansano, musicisti, cinefili, pasticceri e pastai.
Zerocento è una grande cooperativa di tipo A e B con 640 dipendenti, che nel Faentino gestisce tanti servizi, e ha subito danni ingenti a causa dell’alluvione.
«L’asilo Piccolo Principe – spiega Muccinelli – è una struttura convenzionata che accoglie 23 bambini da 3 a 36 mesi, che abbiamo progettato e realizzato da soli, acquistando i locali nel 2004. Ma non è l’unica realtà gravemente danneggiata dall’alluvione. Anche il magazzino della cooperativa, dove abbiamo l’archivio e i materiali, è andato completamente sott’acqua. Così come, la notte dell’alluvione, abbiamo dovuto sgombrare d’urgenza le due comunità per minori allontanati dalla famiglia e per minori stranieri non accompagnati, perché i locali erano stati sommersi da 120 cm d’acqua. Un po’ meglio è andata all’altro asilo che abbiamo al piano terra della nostra sede, dove l’acqua è arrivata “solo” a 20 centimetri d’altezza, per cui un paio di giorni dopo la struttura è stata riaperta».
Ma quelli della Zerocento non si sentono soli, come soli non sono i romagnoli in generale.
«Sentiamo un fortissimo affetto nei nostri confronti, da parte delle persone, del mondo della cooperazione di tutta Italia e delle stesse aziende. Con una grande mobilitazione per darci una mano. A Grosseto, ad esempio, con Uscita di sicurezza abbiamo un filo diretto, anche perché erano venuti a trovarci qualche anno fa per un confronto sulla gestione delle strutture per l’infanzia».
A proposito del Piccolo Principe, salvo i giorni immediatamente successivi all’alluvione, ai bambini che frequentavano l’asilo è stata comunque garantita la continuità educativa. «In poco tempo siamo riusciti a ricollocarli in gruppi di 4 o 5 in altri nostri servizi. E questo ha consentito ai genitori di poter continuare a lavorare e d’impegnarsi nel ripristinare le condizioni di vivibilità nelle loro case».
A Faenza se la sono vista brutta, ma certamente non demordono.
«Nelle quattro valli a monte della città – conclude Massimiliano ricordando quei giorni – sono caduti 52 centimetri di pioggia. Lamone e Marzeno hanno portato a valle una quantità d’acqua incredibile. A Faenza, a seconda delle zone della città, l’acqua è arrivata ad un’altezza di 6 metri. Già martedì sera alle 18,30 ci avevano detto di salire ai piani alti delle case, e alle 22, 30 i fiumi hanno rotto gli argini. Io ho seguito tutta la notte gli elicotteri che con una perizia incredibile si spostavano al buio da un tetto a un altro per caricare le persone».  l
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