Il Tirreno

Grosseto

Un giorno speciale

Irene Bertoni, la mamma di Nomadelfia che allevò più di sessanta figli

di Elisabetta Giorgi
Irene Bertoni, la prima mamma di vocazione che cofondò Nomadelfia con don Zeno
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Irene Bertoni, la prima mamma di vocazione che cofondò Nomadelfia con don Zeno

Nomadelfia celebra 100 anni dalla nascita della prima mamma di vocazione. Gianni: «Io fui abbandonato, qua mi accolsero con grandissimo amore»

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NOMADELFIA. Nel 1949 Dino Buzzati visitò Nomadelfia e incontrò don Zeno, tracciando un ritratto di Irene – la prima mamma di vocazione – sul Corriere della sera. «Più di così non li potrebbe amare», scrisse riferendosi all’amore incondizionato di Irene Bertoni per decine di bambini.

«Una giovane donna li ha assunti come figli, come figli autentici li ama – scrisse – e non importa se uno viene da Roma un altro da Caltanissetta e così via. Con altrettanta forza tutti e 24 sono attaccati a lei. E fra di loro si vogliono bene esattamente come fratelli, anzi di più perché i fratelli, quando sono in tanti, fan presto a litigare. Una famiglia come le nostre, anzi più stretta. E tutto intorno altre famiglie come questa, piene di bambini con mamme che non li hanno partoriti».

Buzzati colse l’essenza della “rivoluzione” Nomadelfia, dove mamma Irene fu la prima mamma di vocazione (allevò una sessantina di figli) cofondando la comunità insieme a don Zeno. Sono passati 100 anni dalla sua nascita nel febbraio del 1923 a Mirandola (è morta nel 2016 a 93 anni) e oggi Nomadelfia la ricorda con una giornata speciale insieme a tante altre mamme (di vocazione e non) e ai loro figli allevati. L’evento s’intitola “Donna, ecco tuo figlio”, l’ingresso è libero. Alle 9,30 appuntamento nella sala don Zeno con i saluti di Giancarlo (presidente di Nomadelfia), poi breve video e interventi di Rosanna Virgili (biblista), Mariana Casini (presidente del Movimento per la vita), don Stefano Stimamiglio (direttore di Famiglia Cristiana). Alle 11,30 messa presieduta da monsignor Andres Ferrada Moreira (segretario del Dicastero del Clero. Alle 15 testimonianze, video, recitazione, danze e canti.

Chi sono le mamme

Le mamme di vocazione sono donne non sposate che si sono donate integralmente ai ragazzi provenienti dal disagio. Sono le figure storicamente e spiritualmente più importanti di Nomadelfia, perché è grazie a loro che la comunità ha potuto muovere i primi passi partendo dall’Italia povera e distrutta del secondo dopoguerra per arrivare ai giorni nostri.

Dagli albori a oggi sono state decine le mamme di vocazioni e centinaia i bambini cresciuti, accuditi e protetti. Oggi ne sono rimaste cinque: Zaira e Ada (madri storiche che hanno vissuto la parte “centrale” della storia di don Zeno: andarono con lui a prendere all’orfanotrofio di Roma 100 bambini che nessuno voleva) e poi Lucia, Maria Serena e Mary.

«Io figlio di Nomadelfia»

Gianni Fabrizio ha 63 anni e vive a Milano. È un “figlio di Nomadelfia”, fu abbandonato da piccolo e nella comunità grossetana e trovò l’amore incondizionato di Agnese, mamma di vocazione che con lui crebbe altri bambini: Mario, Giuseppe, Franchino, Patrizio, Adelmo, Stefano, Francesco, Giovanni, Giorgio, Cristina e Pietro. Alcuni di loro non ci sono più. Oggi Gianni sarà a Nomaldelfia per celebrare la memoria della “prima” mamma Irene, di sua madre Agnese e delle altre madri di vocazione. Si ricongiungerà coi suoi fratelli e sorelle. «Finché sono in vita – ci racconta – non dimenticherò mai Nomadelfia che mi ha accolto, amato e aiutato. Mi ha dato una mamma straordinaria e fatto crescere in un posto meraviglioso, che per me era un paradiso. Oggi la mia missione è far capire a tutti quanto sia importante questa comunità e quanto bene abbia fatto al mondo. Qua a non esiste un cognome, non puoi capire chi è figlio tuo e chi no. Non c’è distinzione. C’è solo amore incondizionato».




 

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