«Più chiarezza e un po’ di gratitudine». L’appello dalle edicole diventate locali
Il consiglio comunale ha deciso limitazioni al fenomeno di trasformazione dei chioschi
GROSSETO. «Ci sarebbe bisogno di maggior chiarezza, ma anche gratitudine a chi ha dato una seconda vita alle edicole». I titolari delle (ex o quasi del tutto ex) edicole cittadine trasformate in locali di ristorazione commentano le decisioni del consiglio comunale che, pur confermando la possibilità di effettuare altre attività (ma senza la concessione di ulteriori spazi), ha ribadito che la vendita di quotidiani e riviste deve essere prevalente e ha invitato i chioschi a mettersi in regola, dando la concessione per dodici anni in modo da poter ammortizzare gli investimenti.
«Prima di noi, e parlo anche a nome dei precedenti titolari – dice Federico Grazioli della Gelateria L’edicola di via Inghilterra – c’era una piazza di spaccio, ora i giovani sono liberi di muoversi tranquillamente. Chiudiamo alle 23 e d’estate arriveremo alle 1,30».
Grazioli è subentrato nel 2021. «Era già stata cambiata la destinazione d’uso – precisa – però abbiamo fatto a suo tempo una richiesta per avere un gazebo ma non è mai arrivato una risposta. In soli 2 anni di apertura ho guadagnato i 2 coni del Gambero Rosso senza “sponsorizzazioni varie”, e anche la Regione Toscana mi ha aiutato con un finanziamento per l’imprenditoria giovanile».
Della vecchia edicola è rimasta però solo una vetrina con fumetti e riviste di enigmistica, «che molte persone utilizzano per portare qualcosa da leggere ai pazienti dell’ospedale».
Il chiosco di street food Egg in piazza Albegna, invece, continua a vendere giornali e riviste insieme panini e fritti «Lo facciamo con sacrificio – dice Elena Marchetti, che ha preso il chiosco in affitto – Il distributore ci fa pagare 200 euro al mese per ricevere i quotidiani e purtroppo vendiamo poche copie al giorno. Siamo contenti di offrire un servizio, ma ci piacerebbe essere noi a scegliere quali giornali e riviste mettere negli espositori».
«Siamo entrati nel chiosco lo scorso 30 maggio e il 15 giugno- – prosegue Elena – avevamo già presentato una prima domanda per sistemare una pedana con sedie e tavolini. Ad oggi non c’è arrivata nessuna risposta dal Comune. La nostra richiesta va verso la funzione sociale richiamata dall’assessora Rusconi. Con l’ampliamento avevamo intenzione di mettere una biblioteca, uno spazio maggiore per i giornali ma anche musica con un mangiadischi vintage. Già ora con il nostri pochi tavolini ospitiamo ragazzi che fanno i compiti, cittadini che comprano il giornale insieme a un caffè. Ci sono delle insegnanti che hanno fatto riunioni della scuola. Una pedana sarebbe convivialità, aggregazione e darebbe ulteriormente vita a un’edicola che è stata chiusa per 6-7 anni. Nel nostro piccolo – prosegue la titolare di Egg – abbiamo tolto questo spazio dal degrado, l’abbiamo viste noi le buche sotto la siepe nella quale gli spacciatori nascondevano le bustine della droga. L’amministrazione dovrebbe essere grata a chi ha deciso di investire su questa attività, mantenendo in vita l’edicola e affiancato anche un servizio che può rendere più viva la città».
La proprietà del chiosco di Egg è di una società che sta per aprire un’attività all’inizio di corso Carducci, davanti allo Chalet. L’edicola per il momento apre poche ore al giorno, con poche copie di quotidiani, in attesa di concludere la ristrutturazione e dare la possibilità a chi va in centro di acquistare un giornale e di prendere uno snack. È stato invece messo in vendita il chiosco di Pangiusto, in piazza Donatello, dopo aver preparato per un periodo le colazioni ai clienti, senza però la possibilità di acquistare anche il quotidiano. Un comportamento irregolare sul quale associazioni di categoria e Comune non intendono più sorvolare.
Sui provvedimenti del consiglio comunale interviene anche Mauro Ciani, segretario provinciale di Confartigianato Imprese Grosseto, che invita la giunta ad avviare una riflessione più ampia, istituendo un tavolo che coinvolga le parti interessate, in modo da trovare una soluzione che non sia penalizzante per le aziende che hanno investito e che salvaguardi la funzione sociale delle edicole. «Fare marcia indietro sull’opportunità concessa due anni fa – scrive Ciani – di poter affiancare all’attività tradizionale anche la somministrazione di cibo e bevande, significa arrivare alla chiusura di altre edicole. Se scompare un intero settore, il problema non è solo per le imprese che chiudono dopo aver sostenuto investimenti per “trasformare” la propria attività, ma anche per la città, che perde dei luoghi simbolo. Se chiudono le edicole di un quartiere si priva quella zona di un punto vendita che è prima di tutto un presidio sociale per la cittadinanza e un riferimento per le persone più anziane che non sono utenti del web».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
