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Pagni e il gelato, quel binomio di grande successo che dura dal 1930
La storia di una famiglia di artigiani. Carla racconta gli esordi e i tempi d’oro
FOLLONICA. Negli anni Settanta era diventato un vero e proprio tormentone: dove si va oggi a mangiare il gelato? La risposta era scontata ed era così per tutti: dal Pagni, ovviamente.
Già, perché quella terrazza sul mare in viale Italia rappresentava il luogo cult di quegli anni. Era lì che si dava appuntamento il fior fiore della gioventù follonichese nelle serate d’estate, ma anche dove si ritrovavano gli amanti del gelato, quello vero, quello fatto a regola d’arte.
Ma facciamo un passo indietro. Tutto ha inizio nel lontano 1930 quando David Pagni e Maria Rina Lazzereschi si trasferiscono dal Veneto in Maremma per iniziare una nuova attività, che a distanza di oltre novanta anni rappresenta ancora una garanzia nella produzione del gelato artigianale. «I miei genitori abitavano a Legnago in provincia di Verona e vennero in maremma per mettersi in proprio – racconta la figlia Carla – una scelta dettata da una serie di ragioni fra cui anche quella delle condizioni climatiche decisamente migliori. Sono nata in via Amorotti di fronte a piazza Sivieri, e proprio lì, al civico 12, i miei genitori aprirono la loro prima attività. Mia sorella Virginia e mio fratello Olinto e io iniziammo giovanissimi a lavorare. Poi mio fratello, una volta sposato decise che quello non era il lavoro per lui: troppo impegno, troppo sacrificio, e decise di trasferirsi a Monsummano Terme. Rimanemmo io e mia sorella insieme a mia madre e mio padre».
L’attività nacque come gelateria ma la produzione comprendeva anche l’apprezzatissima torta di ceci, la pizza (senza mozzarella perché in quegli anni era molto difficile reperirla) e il castagnaccio che in tempo di guerra veniva chiamato “toppone” perché tappava il “buco” nello stomaco dovuto alla fame.
«La produzione del gelato avveniva principalmente d’estate, il mio babbo si alzava alle 4 per andare a Piombino a prendere le stanghe di ghiaccio».
Le abitudini dei turisti erano molto diverse rispetto ad oggi: non si stava in spiaggia fino a tardi, le persone in villeggiatura verso le 5 del pomeriggio abbandonavano sdraie e ombrelloni, andavano a casa, si cambiavano, poi si recavano in centro a fare la passeggiata e si godevano le ultime ore di sole della giornata facendo shopping e gustandosi un buon gelato. Era un altro modo di trascorrere le vacanze.
«Ho un ricordo molto bello di quegli anni – continua Carla – quando con la gelateria abbiamo lasciato piazza Sivieri ho provato un grande dispiacere, li avevo tutte le mie amicizie e le famiglie con cui avevo condiviso un periodo fantastico della mia gioventù. Non passai più da quella piazza per molto tempo, tanta era l’amarezza di rivedere quel posto».
Successivamente la gelateria si spostò sul lungomare Italia dove il locale ha esercitato per oltre venti anni fino ai primi anni Settanta, ed è stato quello il momento di massimo splendore, dove il nome Pagni diventò un’istituzione, un vero e proprio punto di riferimento.
Il gelato di Carla e Virginia e le pizzette di Asiago divennero in poco tempo il marchio di fabbrica di un’attività conosciuta non soltanto a Follonica ma anche in buona parte della Toscana.
«Quello fu un periodo meraviglioso della nostra vita lavorativa eravamo davanti al mare, una location meravigliosa con una terrazza ampia che dava la possibilità ai clienti di godere di una vista mozzafiato. Si lavorava molto, l’impegno era tanto: si cominciava al mattino presto a sistemare il locale, poi la mia mamma preparava la pasta per la pizza e organizzava il lavoro della giornata. Avere il mare lì a pochi metri e non poter fare il bagno per me era davvero penalizzante – continua Carla – ma il lavoro era il lavoro, anche perché, allora come oggi, non era facile trovare il personale e la gran parte delle mansioni erano sulle spalle della nostra famiglia».
Chiusa quell’esperienza, la gelateria Pagni si trasferì in zona Pratoranieri. «Sono stati anni gratificanti in tutti i sensi in cui ci siamo tolti molte soddisfazioni – conclude Carla – ma se avessi la possibilità di tornare indietro non rifarei tutto quello che ho fatto... troppo sacrificio, troppe rinunce, i figli non me li sono goduti, avevo una donna che me li guardava, li lasciavo la mattina e li riprendevo la sera, me li sono ritrovati adulti senza averli cresciuti. Oggi è mia nipote Grazia a portare avanti il nome dei Pagni, i miei figli hanno scelto altre strade e sinceramente non me la sento di dar loro torto».
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