Il Tirreno

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I luoghi e la memoria

Follonica, una piazza per don Enzo Greco: «Ha aperto la chiesa ai giovani»

di Michele Nannini
Follonica, una piazza per don Enzo Greco: «Ha aperto la chiesa ai giovani»

A lui sarà dedicata la zona d’ingresso all’ex Ilva, oggi Leopoldo di Lorena

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FOLLONICA. Nell’anno del centenario la città di Follonica ha deciso quattro nuove intitolazioni di strade, piazze e parchi giochi che dalle prossime settimane andranno a ricordare uno dei personaggi più influenti della storia del Novecento follonichese, l’evento sportivo forse più significativo della città e due simboli della cultura e della politica italiane del secolo scorso. L’intitolazione forse più importante è quella che riguarda don Enzo Greco al quale sarà dedicata la piazzetta di ingresso all’ex Ilva che fino a oggi porta il nome di Leopoldo di Lorena, fra l’altro proprio a due passi da quella che era la civile abitazione di don Enzo in via Amorotti. Poi ai “Campioni d’Europa 2006” dell’hockey su pista, il Follonica capace di vincere scudetti, coppe Italia, supercoppe, Champions League e coppa Intercontinentale, sarà dedicata la strada che circonda la pista Armeni mentre i due parchi giochi di via Morandi e di via Salceta porteranno il nome rispettivamente di Enrico Berlinguer e Alda Merini, come scriviamo a lato.

«Il processo di intitolazione è molto complesso – ha spiegato il sindaco Andrea Benini che ha illustrato assieme agli assessori Mirjam Giorgieri e Alessandro Ricciuti le motivazioni alla base delle intitolazioni –. Si parte da un’iniziativa pubblica o di gruppi cittadini, si passa all’istruttoria della Prefettura e una volta avuto il via libera si ufficializzano le intitolazioni. Nell’anno del centenario è giusto raccontare Follonica attraverso persone che ne hanno segnato la storia, il territorio parla anche attraverso i luoghi ed è importante dare un senso al nostro presente e al nostro futuro attraverso le persone che hanno fatto parte della città. L’intitolazione della piazza dopo il cancellone dell’ex Ilva a don Enzo è una richiesta formalizzata dall’associazione che ne porta il nome fin da prima del Covid – continua Benini – è sempre stata condivisa dall’amministrazione e proprio l’occasione del centenario rappresenta il momento giusto e conferisce ulteriore valore alla scelta».

Nato il 14 agosto del 1950 a Grosseto don Enzo ha sempre vissuto a Follonica, dopo essere entrato in seminario nel 1960 e aver proseguito gli studi negli istituti cittadini si è laureato in teologia a Siena per poi diventare sacerdote nel 1974 e succedere nel 1981 a don Ugo Salti come parroco di San Leopoldo.

«Don Enzo è stato un gigante di una generazione che, come sacerdozio, è forse finita con lui – continua Benini –; il dialogo e la relazione con la città sono stati fin da subito la sua missione. Dopo il restauro della chiesa è riuscito ad aprirla all’esterno costruendo un rapporto anche con i non credenti e le istituzioni che prima di allora forse nemmeno esisteva. Il pranzo organizzato nel 1988 per i 150 anni della chiesa di San Leopoldo è stato forse il momento di svolta della sua attività: ha aperto la chiesa ai giovani, ha permesso di condividere la canonica con il resto della città, canonica che è luogo ancora più grande della chiesa stessa, forse pensata così già da Leopoldo II nell’Ottocento per dargli un ruolo che andasse al di là del confine con i credenti. Piazza don Enzo Greco è uno dei luoghi fondativi della città che speriamo possa diventare più centrale e più vissuto di adesso, fra l’altro proprio davanti alla casa dove don Enzo ha sempre abitato».

La richiesta di intitolazione è arrivata dall’associazione Don Enzo Greco presieduta da Albarosa Mazzoni. «Nel suo piccolo ha aperto la chiesa all’esterno 30 anni prima di papa Francesco – ricorda Mazzoni – rischiando pure in prima persona perché si poteva correre il rischio di non essere compresi e di essere osteggiati. Don Enzo è sempre stato innamorato di Follonica, avrebbe potuto scegliere la carriera ecclesiastica, ma non si è mai mosso da qua; è stato un grande ascoltatore delle esigenze di tutti e ogni sera, prima di dormire, ha sempre benedetto la sua città dalle finestre della sua casa, un gesto semplice ma di grande passione e amore per questo territorio».

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