Il Tirreno

Grosseto

«Il 25 aprile non è vostro»

di Massimiliano Frascino
«Il 25 aprile non è vostro»

Il sindaco replica in video alla sezione Anpi Palazzoli, annunciando di averla querelata Poi attacca la Cgil, che ribatte: «In sette anni non ha mai pronunciato la parola fascismo»

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GROSSETO. 25 aprile “mon amour”. Antonfrancesco Vivarelli Colonna prende la palla al balzo approfittando della fuga in avanti della sezione Anpi Elvio Palazzoli – che gli ha servito l’assist – rivolgendosi urbi et orbi al popolo del web con un video nel quale esterna il proprio viscerale amore per la festa del 25 aprile e per la Costituzione italiana. Squadernando un repertorio antifascista fino a oggi ai più incognito e ribaltando l’accusa d’essere un proto-fascista sul manipolo della sezione Anpi “Elvio Palazzoli”, che aveva invitato a contestarlo alla celebrazione del 25 aprile in programma stamani alle 11 in piazza Dante. Contestazione sollecitata in conseguenza della scelta di dedicare una strada a Giorgio Almirante.
Così facendo, con una mossa a sorpresa e sfruttando il web con disinvoltura, il sindaco di Grosseto concentra l’attenzione sulla “sua” difesa della Costituzione antifascista, e sulla rivendicazione al centrodestra del fatto che «da anni ha compiuto un approfondimento storico sul significato del 25 aprile», citando il passaggio di Alleanza Nazionale a Fiuggi, e la vicenda di Letizia Moratti contestata a Milano nel 2006. Rivendicando di essere stato «legittimato nel 2016 e poi due anni fa da elezioni democratiche, e di aver giurato sulla Costituzione». Che più volte definisce «antifascista». Poi l’affondo nei confronti della sezione Anpi, che dice di aver «denunciato per diffamazione», rivendicando che «il 25 aprile non è una festa esclusiva dei comunisti e della sinistra, perché alla resistenza parteciparono anche partigiani cattolici, repubblicani, liberali o conservatori come Edgardo Sogno». Per poi denunciare «come calunniosa e vergognosa l’accusa di essere fascista». Concludendo con un attacco frontale alla Cgil, che in occasione della commemorazione dei martiri di Maiano Lavacchio aveva protestato per la scelta d’intitolare una strada a Giorgio Almirante «voltandomi le spalle e cantando Bella Ciao». E chiedendosi «chi sia il vero fascista», considerato che si vuole «impedire la libera e democratica espressione delle opinioni». Considerate le premesse, quindi, stamani in piazza Dante la celebrazione del 25 aprile potrebbe risultare particolarmente frizzante.
Molto dipenderà dalle parole che dirà lo stesso sindaco. Il direttivo della “Palazzoli” ha ribadito la richiesta «che i valori costituzionali vengano rispettati e praticati». E poiché «larga parte dei cittadini chiedono che venga riconsiderato il progetto divisivo di intitolare una strada a Giorgio Almirante, compromesso con il passato regime fascista e con le sue posizioni razziste», sottolinea che a suo avviso «c’è un unico modo in cui possa essere messa al sicuro l’unità democratica e antifascista, che vogliamo celebrare il 25 aprile». Dica il sindaco pubblicamente «come autorità che ha giurato sulla Costituzione e che rappresenta tutta la cittadinanza, di rinunciare alla proposta di via Almirante. In caso contrario rimane fermo il nostro proposito di manifestare in maniera pacifica e civile il nostro dissenso».
La mossa preventiva della sezione Anpi non è piaciuta a una parte non piccola del variegato mondo del centrosinistra. Che non ha molto apprezzato la scelta della polemica preventiva, rispetto alla possibilità di ascoltare l’intervento del sindaco per contestarlo eventualmente a posteriori.
A molti non è nemmeno piaciuta la scelta, fatta dal presidente dell’Anpi Luciano Calì, d’invitare a parlare Vivarelli Colonna, dopo l’annuncio della via dedicata ad Almirante, e l’atteggiamento tenuto in occasione della commemorazione dei martiri di Maiano Lavacchio. Alla quale il sindaco si è presentato senza fascia tricolore, evitando accuratamente di pronunciare la parola “fascisti” riferendosi a chi aveva perpetrato l’eccidio.
Già nel 2018 infatti, quando per la prima volta Vivarelli Colonna aveva manifestato l’intenzione, poi abortita, di dedicare una strada ad Almirante, non era stato invitato a intervenire per la celebrazione del 25 aprile.
La Cgil, da parte sua, dopo essere stata chiamata in causa dal sindaco, ha inviato una nota piuttosto netta firmata dalla segretaria Monica Pagni. La quale, chiedendo al sindaco chiarezza su cosa esattamente hanno significato 20 anni di fascismo, e dichiarandosi «contenta che abbia riconosciuto il 25 aprile come festa di tutti», gli ha ricordato «l’errore in 7 anni da sindaco di non aver mai pronunciato la parola fascismo e antifascismo». E che «le responsabilità del fascismo e quelle dei suoi dirigenti, di cui Almirante è stato uno dei principali, sono dimostrate, precise e acclarate». Poi l’affondo. «Affermare che le contestazioni della Cgil siano contro un’amministrazione perché di destra è una palese sciocchezza». Nonostante il tentativo di «sviare l’attenzione su di noi, il problema è la sua volontà di intitolare una strada cittadina a un fascista. Per di più inserendola in un obbrobrio che la vedrebbe affacciata attraverso una trionfale via della “riconciliazione nazionale” a via Berlinguer». Quindi Pagni invita Vivarelli Colonna a non confondere «il perdono con la perdita di memoria».
Se infatti le persone hanno perdonato, «come testimonia la lunga carriera politica di Almirante, che mai ha rinnegato le sue origini ben oltre la fine della dittatura», questo per la Cgil non significa non significa dimenticare. «Si deve anzi ricordare. Oggi che i testimoni di quella stagione ci stanno lasciando – per Grosseto è il primo 25 aprile senza Nello Bracalari – è tanto più importante raccogliere il testimone di questa memoria senza contraffarla, perché quello che è accaduto in passato non accada più».
Quindi la chiusura, sfidando il sindaco. «Lo dica finalmente, che se noi e lei possiamo stare sulla stessa piazza esprimendo idee così diverse è perché quel 25 aprile noi tutti antifascisti abbiamo vinto e il fascismo ha perso». Chiedendogli d’essere conseguente. «Se preme a lei, come a tutti noi, ripristinare un confronto proficuo e utile sulla città e sui tanti problemi che caratterizzano questo tempo, abbandoni propositi di revisionismo storico e concentriamoci sul presente. Altrimenti, dato che la ricordiamo, ai tempi in cui era presidente di un’associazione di categoria, a bordo di un trattore contestare ministri e ministeri del governo dell’epoca – perché contestare è appunto uno dei diritti riconquistati quel 25 aprile – si rassegni a raccogliere quello che semina senza vittimismi». 
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