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La strage di Pasquetta: il diluvio di morte che provocò l’apocalisse nel cuore di Grosseto

di Elisabetta Giorgi
La strage di Pasquetta: il diluvio di morte che provocò l’apocalisse nel cuore di Grosseto

Un video di Giacomo Pacini e Luigi Zannetti per l’Isgrec riporta alla luce il tragico bombardamento che devastò la città il 26 aprile del 1943

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GROSSETO. Tutto durò poco meno di mezz’ora e fu una strage. Il 26 aprile 1943 (lunedì di Pasqua) tra le 13 e le 14 Grosseto subì il suo primo bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale. Dopo «ne avrebbe subiti altri 18, ma questo di Pasquetta viene ricordato per il gravoso prezzo di vite civili che costò».

Lo racconta Giacomo Pacini, storico grossetano che per l’Isgrec realizzò anni fa un’importante ricerca sulla strage del ’43 e adesso, con Luigi Zannetti, ha prodotto sullo stesso tema un filmato, visibile sulla pagina Facebook dell’Isgrec Grosseto.

“La strage delle giostre” è un video-tributo alla memoria che gli è stato chiesto dalla direttrice dell’Isgrec Ilaria Cansella, 80 anni dopo le bombe americane che colpirono l’aeroporto e l’area di Porta Vecchia. Praticamente nella piazza in cui (per intendersi) molto tempo dopo sarebbe sorto Pappagone c’era un piccolo luna park. Quel giorno morirono 134 grossetani tra cui moltissimi bambini, tutti rimasti uccisi dalle bombe alleate mentre giocavano nelle giostre.

«Una strage che per la sua drammaticità non ha eguali nella storia della seconda guerra mondiale - commenta Pacini - anche per lo spaventoso contrasto con un luogo di divertimento in un giorno di festa, che nel giro di pochi secondi diventò epicentro di tragedia e morte».

Il video sulla strage è su Fb. Lo storico Giacomo Pacini ricostruisce i punti cruciali del bombardamento mettendo a frutto un solido lavoro di ricerca da lui svolto anni fa e nel quale ha scoperto fonti inedite negli archivi italiani, vaticani, inglesi e statunitensi.

Ricercatore e saggista di valore, Pacini ha svolto studi anche su altre stragi di civili durante la seconda guerra mondiale e sul ruolo dei servizi segreti nell’Italia repubblicana, pubblicando tra l’altro “Storia dell’Ufficio affari riservati del Viminale (1919-1984)”, “Divo Giulio. Andreotti e sessant’anni di storia del potere in Italia (con Antonella Beccaria, Nutrimenti 2012); e per Einaudi “Le altre Gladio. La lotta segreta anticomunista in Italia. 1943-1991” (2014).

Nel video, “l’occhio” prezioso che immortala Pacini è quello di Luigi Zannetti, videomaker e fotografo che dal 2002 ha collaborato con tivù nazionali e istituzioni pubbliche e private realizzando cortometraggi, documentari e video, reportage e video installazioni; ha collaborato tra gli altri con Geo&Geo e Superquark realizzando reportage naturalistici.

Il video “La strage di Pasquetta” torna a far luce sul momento in cui sulla città vennero scaricate quasi 400 bombe da 300 libbre e circa 2000 bombe a frammentazione, le cosiddette cluster bombs (clusters era il nome dei contenitori cilindrici che si aprivano a comando e contenevano spezzoni dal peso di 20 libbre).

Prima di quel 26 aprile mai i bombardieri pesanti americani si erano spinti così a “nord” nei loro attacchi aerei. «L’azione contro Grosseto - spiega lo storico - può a tutti gli effetti essere considerata il primo bombardamento statunitense sul centro Italia nella storia del secondo conflitto mondiale. L’obiettivo degli americani era mettere fuori uso l’aeroporto militare e in particolare distruggere una scuola di addestramento per piloti di velivoli aerosiluranti che i tedeschi avevano creato nel 1942 proprio all’interno dell’aeroporto. Secondo le valutazioni dell’intelligence alleata questa scuola era il più importante centro logistico presente sul territorio italiano per la pianificazione degli attacchi con mezzi aerosiluranti contro i convogli navali statunitensi».

Questo era l’attacco programmato, ma durante il suo svolgimento 19 aerei armati di bombe a frammentazione per errore devastarono il centro cittadino provocando una paurosa strage di bambini che giocavano sulle giostre. Ai soccorritori si presentò una scena da incubo, «con i corpicini martoriati dei bimbi che vennero pietosamente recuperati e, solo quando possibile, ricomposti».

Centinaia di cadaveri dei grossetani vennero in parte accatastati nel vecchio ospedale. Altri furono messi sotto i portici del Comune, in una scena che da più parti fu definita «un’apocalisse».



 

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