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«È vilipendio della religione»: indagato per la sniffata in chiesa

«È vilipendio della religione»: indagato per la sniffata in chiesa

Orbetello, avviso di fine indagini recapitato al sessantenne ripreso in un video in chiesa

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ORBETELLO. Giuseppe Bergamasco, autore della “sniffata” di una polvere bianca nella chiesa di San Paolo alla Croce di Neghelli, potrebbe doversi difendere in Tribunale. Nei giorni scorsi, infatti, i carabinieri della stazione di Orbetello, che lo avevano denunciato per vilipendio alla religione, gli hanno notificato l’avviso della fine delle indagini preliminari. Adesso potrà farsi interrogare dal pm o inviare una memoria, poi la Procura deciderà il da farsi. Della notifica dell’avviso ha dato notizia lui stesso al Tirreno.

Erano i primi giorni di marzo quando su Tik Tok si diffuse un video che riprendeva un uomo, Bergamasco appunto, all’interno di una chiesa insieme al suo cane di nome Bella. L’uomo, 60 anni, che non è originario di Orbetello ma che vive nella cittadina lagunare dov’è molto conosciuto, a un certo punto del video sniffava una sostanza che aveva sbriciolato sulla panca in San Paolo della Croce. Tutto terminava con una esclamazione di soddisfazione «wow». Sempre in una chiesa, questa volta del centro cittadino, San Giuseppe in via Gioberti, aveva minacciato di dare fuoco allo stabile se qualcuno gli avesse detto qualcosa. Ancora, nel video sosteneva di «essersi pippato un’ostia».

Le immagini diffuse in rete arrivarono anche ai militari dell’Arma che identificarono l’uomo che poi è stato denunciato per il reato punito dall’articolo 404 del codice penale: e nell’avviso di fine indagini si fa riferimento proprio a questi due episodi. Nel primo caso, l’ipotesi è che Bergamasco si sia mostrato nell’atto di sniffare sostanza stupefacente o comunque che abbia simulato questo gesto. A dare la notizia della sniffata che fu ripresa a livello nazionale fu Il Tirreno. Bergamasco si discolpò sostenendo di non aver diffuso lui il video che, come aveva detto in un altro filmato messo in rete questa volta da lui stesso, era stato pubblicato da una donna di sua conoscenza con la quale, a suo dire, aveva dei conti in sospeso. Il sessantenne spiegò che tutto era stato realizzato per un programma radiofonico sul web a cui lui partecipa e che, prima del gesto, aveva avvertito che sarebbe stata una finzione: la sniffata c’era stata ma non era assolutamente di una sostanza stupefacente. Di questo parlerà al pm oppure, se la Procura dovesse decidere di chiedere il processo, al giudice che dovrà giudicarlo.

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