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Stop ai certificati nelle edicole: «Non rispettano la privacy»

di Elisabetta Giorgi
Stop ai certificati nelle edicole: «Non rispettano la privacy»

Dopo il dietrofront del ministero, il Comune blocca l’accesso: doccia fredda per i cittadini. Galgani: «Ho stampato più di mille documenti anagrafici»

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GROSSETO. Addio certificati anagrafici nelle edicole. Dopo due anni di “onorata carriera” nei chioschi dei giornali, è arrivato lo stop. Prima dal Ministero e poi (in queste ore) dal Comune di Grosseto, per motivi di privacy.

In tempi di pandemia i servizi anagrafici online erano stati (anche) affidati alle edicole, che così alleggerivano le file agli sportelli comunali, spesso presi d’assalto da chi voleva un certificato e non era pratico di Spid. Ora il governo ha fatto marcia indietro. E per molti grossetani è arrivata la doccia fredda. Dopo lo stop del servizio, molti cittadini hanno manifestato il malumore agli edicolanti, costretti a prendere atto del cessato servizio; a riferirlo tra gli altri è Gianluca Galgani (segretario provinciale della Sinagi, uno dei sindacati degli edicolanti, titolare del chiosco di piazza Rosselli) che fin dall’inizio era stato uno dei più convinti sostenitori di questa chance.

Gli albori del servizio risalgono al 2 ottobre 2017 quando, a livello nazionale, viene siglato un protocollo d’intesa tra Anci e Fieg (Federazione italiana editori giornali) il quale prevede, per sostenere la categoria di edicolanti, che le amministrazioni comunali possano promuovere la funzione delle edicole come “centro servizi al cittadino”, consentendone la funzione di servizi anagrafici decentrati per il rilascio di certificati. Questa possibilità inizia a prendere piede in tutta Italia e diventa utilissima in tempi di pandemia. I sindacati dei giornalai manifestano anche al Comune di Grosseto la propria disponibilità a supportare il processo di diffusione dei servizi online offrendo così, ai clienti delle edicole e ai cittadini, la possibilità di ottenere alcuni certificati, propri o di un’altra persona, in alternativa agli sportelli dell’ufficio anagrafe del Comune, secondo le indicazioni fornite dall’ente municipale.

Con delibera della giunta comunale 110 del 29 aprile 2020 (in era Covid) l’ente coglie al balzo quest’opportunità ministeriale e provvede all’approvazione di una bozza di convenzione per il rilascio dei certificati anagrafici – presso le edicole – da stipulare con i sindacati dei giornalai e con singoli edicolanti non iscritti ai sindacati, favorevoli a prender parte al progetto. L’iter fila liscio. Segue il tutto l’allora assessore ai servizi demografici, innovazione e informatizzazione Giacomo Cerboni. A Grosseto iniziano ad aderire le prime 2/3 edicole, via via se ne aggiungono altre e arriviamo a 7, mentre la chance non sfonda tra i tabaccai. Siamo nel 2020 (il servizio è durato finora). Gli edicolanti aderenti lo fanno non certo perché hanno un grosso margine di guadagno (l’introito è di 1 euro a certificato, al quale vanno detratte le spese) ma per fornire un servizio in più alla cittadinanza. E così il chiosco dei giornali – indispensabile presidio per la comunicazione – assume sempre più il volto di un «centro servizi per i cittadini», dove oltre a comprare un quotidiano si può ottenere un documento. L’estrazione di un certificato è anche un’ottima vetrina, in cui il cittadino che ha bisogno di una carta può anche guardarsi intorno e acquistare giornali e libri. Allo stesso tempo, la pressione sugli uffici comunali di via Saffi si alleggerisce grazie alla possibilità di sfruttare la capillarità dei chioschi come fossero “uffici di prossimità”. Causa Covid, ci vuole un po’ per partire; gli edicolanti seguono anche un minicorso di formazione in Comune, poi il sistema decolla. L’utilità? Ce n’è eccome. L’edicolante può stampare a chi lo chiede tutti i certificati (tranne gli estratti e gli storici), soprattutto quelli di residenza, gli stati di famiglia, i cumulativi per lo sport (nascita, residenza e stato di famiglia messi insieme) e lo stato civile. «Io ho attivato il servizio nel 2020 e mediamente estraevo 10-15 certificati a settimana, quindi sui 500 all’anno», dice Galgani. Oltre mille in totale, solo alla sua edicola. Cosa succede poi? Che arriva lo stop dal ministero. A ottobre scorso arriva una circolare dal ministero dell’interno che recepisce le indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali sulle modalità di accesso alla piattaforma e ai dati dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr). L’Autorità ha eccepito criticità sul ruolo di intermediari degli edicolanti, ricordando un decreto ministeriale del 2021 secondo il quale un cittadino iscritto all’Anpr può richiedere il rilascio di un certificato «per sé stesso o uno dei componenti della propria famiglia anagrafica»; pertanto è esclusa la possibilità per il richiedente (edicolante) di acquisire, accedendo alla piattaforma Anpr con la propria identità digitale, certificati al posto di terze persone come invece accaduto negli ultimi due anni. «I certificati anagrafici relativi a soggetti terzi potranno comunque continuare a essere rilasciati dagli ufficiali dell’Anagrafe presso i Comuni». La circolare passa alla Prefettura di Grosseto, la quale la “gira” al Comune; il quale non può far altro che stoppare il servizio. «Il Comune ha dato disdetta a tutti noi edicolanti per raccomandata a inizio febbraio, ma il sistema era rimasto operativo. Io avevo comunque smesso fin da quel momento di estrarre certificati». Poi l’ente ha formalizzato il recesso il 6 aprile, ed è scattato il blocco al sistema operativo. «In molti ci hanno chiesto perché: il servizio andava bene e snelliva le code agli uffici». Ora torna tutto in via Saffi.




 

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