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Grosseto, crisi del centro storico:«Una soluzione? L’ottimismo»

di Maurizio Caldarelli
Grosseto, crisi del centro storico:«Una soluzione? L’ottimismo»

Parlano i commercianti Blanchard e Baldi di via Galilei. «Dobbiamo voler bene a questa zona perché è il cuore pulsante della città»

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GROSSETO. «Basta con le foto delle saracinesche chiuse, dal centro storico devono arrivare solo messaggi positivi». Per Antonio Blanchard, titolare da 25 anni di un negozio di abbigliamento in via Galileo, ma da tutta la vita tra le mura della sua città («Sono nato davanti a San Francesco») è il momento di vedere da un’altra prospettiva la vita nel cuore della città. «Bisogna che nella collettività – sottolinea – passino immagini belle delle nostre vie, dettagli curiosi. Facciamo vedere il lato positivo del centro, senza continuare a lamentarsi perché non ci sono eventi. Mi piacerebbe vedere istantanee della vita di tutti i giorni, il sorriso di un passante, il Sorini con il suo panama, una bella vetrina, le piante di fragole che Giovanna Soldati ha messo sui tavolini del suo caffè tabaccheria sul Corso, o noi commercianti che prendiamo un caffè. Questo è il centro che amiamo e vogliamo far amare».
«Le chiusure dei negozi sono fisiologiche – aggiunge Blanchard – ma d’altro canto non siamo in via Montenapoleone. D’accordo che gli affitti sono alti, ma se non ce la fai a pagare l’affitto e la luce, vuol dire che il negozio non ha ragione di esistere». Antonio Blanchard dà anche una spiegazione al calo di presenze in centro: «Non vengono perché preferiscono stare davanti al computer, a comprare online, andare nei centri commerciali, per pigrizia o perché non vogliono pagare il parcheggio. Influisce comunque anche questo mare di critica asfittica. La gente deve venire in centro, anche se non compra. Vuoi riportarla? Dai da mangiare, arriva a flotte. Si può fare la mostra d’antiquariato, di Dalì, ma non vengono. Organizza eventi con il cibo e vedrai che riempi il centro».
Sulla stessa lunghezza d’onda di Blanchard anche Alessia Baldi, che dieci anni fa ha deciso di investire sul negozio “Inferno”: «C’è meno movimento – dice Alessia – è vero, anche perché non si fanno grandissime manifestazioni. I negozi più belli sono qui, i professionisti più bravi sono in queste vie nelle quali si respira storia. C’è semplicemente meno gente perché gli affitti costano tanto. È un momento meno felice. Il grossetano dovrebbe imparare a voler bene al centro storico, perché è il cuore della città. Ovviamente non possiamo sostenere gli orari dei centri commerciali. Io a esempio solo sola a gestire il negozio e la domenica mi riposo, anche perché se i clienti vogliono hanno 24 ore settimanali per venirci a trovare. Qualcuno si lamenta nei nostri orari, del fatto che apriamo alle 9, 30 o alle 10, perché abbiamo capito che alle 9 non si lavora granché». «Con una maggiore visibilità si potrebbe migliorare la situazione – prosegue la titolare di Inferno –, ma basta pietismo. Noi stiamo bene, adoriamo il centro, ma ci piacerebbe che fossero messi in mostra gli scorci più belli, le nostre mura ben curate, illuminate, il fatto che nelle belle giornate si riempiono di gente che passeggia».
Secondo Baldi «c’è troppa attenzione che gioca a sfavore, dovrebbe essere un’attenzione più positiva. La nostra non è resistenza, quello che facciamo lo facciamo volentieri. Manca sicuramente la grande affluenza, anche perché la gente è diventata “comoda”. La grande affluenza c’è solo nel fine settimana nei centri commerciali perché rimangono aperti dodici ore. La gente deve vivere il centro. Non consiglierei di aprire un’attività nel centro, non c’è sufficiente giro, anche se il mio volume d’affari nell’ultimo anno è aumentato. Consideriamo però che tutti i centri storici sono cambiati e quindi mostriamo la nostra faccia migliore». 
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