Italia
Grosseto, era irreperibile per errore: «Dopo 15 anni sono italiana»
Ristoratrice 37enne esulta dopo una lunga trafila: «Ce l’ho fatta». Il Comune aveva fatto accertamenti a un indirizzo sbagliato, poi ha risolto
GROSSETO. «Sono contentissima, ce l’ho fatta», gioisce la 37enne d’origine cubana che finalmente dopo 15 anni è riuscita a ottenere la cittadinanza italiana. Leydi Montedioca del Toro, ristoratrice e moglie del titolare dello storico Bora Bora in via Senese, due mattine fa ha firmato l’atto in Comune circondata da amici e parenti, alla fine di un lungo travaglio burocratico.
Il percorso era rimasto inceppato in un garbuglio. Per un errore il Comune di Grosseto aveva dichiarato la donna “irreperibile” per 4 anni, nonostante lei fosse regolarmente residente, lavorasse nel capoluogo e abitasse con il compagno e poi marito in città. Ora che tutto è concluso – grazie all’assistenza legale dell’avvocata Francesca Tancredi – la donna ha firmato l’atto in Comune e brindato con gioia al ristorante.
Il garbuglio
È la sua stessa avvocata a ricostruire le tappe della vicenda. «In buona sostanza – spiega la professionista – la mia cliente risulta regolarmente presente e residente a Grosseto sin dall’aprile 2008, anno in cui contrae matrimonio con un cittadino italiano. Il 13 dicembre 2010, a seguito di separazione di fatto (poi formalizzata in tribunale e confermata dopo con il divorzio), il suo ex coniuge comunica all’Ufficio anagrafe la “richiesta di scissione della scheda anagrafica per componenti non più residenti e coabitanti nel proprio alloggio”, chiedendo che la signora sia rimossa dalla propria famiglia anagrafica per cessata coabitazione con lui. Dal 21 dicembre 2010, difatti, la Montedioca trasferisce la propria residenza in un’altra via – come regolarmente comunicato all’ufficio preposto – mantenendola lì fino al 7 febbraio 2011. Da quel momento in poi la residenza è di nuovo spostata nell’indirizzo ove prima conviveva con l’ex marito, sino all’aprile 2015 quando la sposta in altro e diverso indirizzo».
Insomma, ci sono alcuni cambi di residenza e proprio lì si annida l’inghippo. Si crea un po’ di confusione.
«Da certificato di residenza storico è risultato infatti che Montedioca è stata – in modo assolutamente erroneo – dichiarata irreperibile dal 1º settembre 2011 al 4 febbraio 2015, quando invece lei era regolarmente residente, come detto, all’indirizzo iniziale. L’Ufficio anagrafe – prosegue Tancredi – ha proceduto a ripetuti “accertamenti per la verifica dell’abituale dimora ai fini della regolare tenuta del registro della popolazione residente”», ma poiché sono stati effettuati all’indirizzo sbagliato, si sono tutti conclusi con esito negativo. La donna insomma è risultata irreperibile per errore. «Questi accertamenti, prosegue il legale, non potevano dar altro che esito negativo, dato che la mia cliente per tutto l’intervallo di tempo verificato dall’ufficiale di anagrafe incaricato risultava residente – per come diligentemente comunicato al competente ufficio – in un altro indirizzo. Ed era lo stesso ufficio anagrafe che lo attestava nel certificato di residenza storico rilasciato alla signora Montedioca in data 8 giugno 2020. Montedioca, peraltro, riceveva comunicazioni da parte dell’ufficio anagrafe alla residenza precedente quando invece, alla data del 24 gennaio 2011, risultava residente in un altro indirizzo prontamente comunicato».
Con ogni probabilità, spiega l’avvocata Tancredi, «tali comunicazioni hanno comportato l’avvio del procedimento per la cancellazione anagrafica per ignota dimora di cui la signora ha preso consapevolezza solo dopo aver fatto richiesta di accesso agli atti. Questo madornale errore ha fatto sì che Montedioca sia risultata come irreperibile dal 1º settembre 2011 fino al 4 febbraio 2015, con conseguente perdita (assolutamente non veritiera) di circa 7 anni di residenza nel territorio nazionale, poiché ad oggi, in seguito a tale errore, la stessa risulta residente solo dal 2015. Con conseguente danno e non pochi problemi in relazione all’avvio del procedimento per ottenere la cittadinanza italiana». Peraltro l’effettiva residenza sul territorio era dimostrabile da contratti di lavoro, dall’apertura di un conto con Poste Italiane, da visite mediche etc.
Il procedimento
A giugno 2020 l’avvocata ha inviato al Comune di Grosseto una Pec per evidenziare gli errori rispetto alla posizione anagrafica della Montedioca, cioè appunto un’errata dichiarazione di irreperibilità e, di conseguenza, un errato certificato di residenza storico. «Ho preannunciato l’avvio della procedura – spiega Tancredi – e il deposito del ricorso in tribunale a Grosseto per la cancellazione dello stato di irreperibilità della signora dal proprio certificato anagrafico e di residenza, con conseguente rettificazione degli stessi certificati di stato civile».
Il lieto fine
A questo il Comune ha subito dato riscontro, rassicurando sul fatto che si sarebbe subito attivato, in autonomia e senza necessità di alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria, provvedendo a rettificare i certificati di stato civile e “sanare” la posizione della donna, ripristinandone la giusta posizione anagrafica”. Insomma, dopo gli errori il Comune si è prontamente attivato e la situazione si è risolta, con buona pace di tutti. «Si chiude una lunga vicenda», gioisce Leydi accanto al marito Daniele Capecchi. «Una sensazione bellissima e che da anni aspettavo di provare». Adesso è orgogliosamente italiana.
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