Italia
Addio a Roberto, il sognatore che raccontò l’anima di Maremma
Muore a 69 anni Ciarapica, professionista della comunicazione e scrittore
GROSSETO. Un semplice scatto, di poche settimane fa, che in qualche modo lo racconta più di ogni parola. Lui, Roberto Ciarapica, è fra i tanti visitatori della mostra “Grosseto – Kansas City”: fermo davanti a una delle straordinarie immagini della Maremma com’era esposte dall’Archivio fotografico Fratelli Gori, la guarda rapito, come un bimbo dai capelli bianchi, sospeso fra stupore e nostalgia.
Roberto Ciarapica, grossetano doc, avrebbe compiuto settant’anni fra pochissimi giorni. Ieri mattina, nella sua casa di via Circondaria sud, un dolore acuto e improvviso all’addome e poco dopo la luce che si spegne. Aneurisma o forse emorragia, gli operatori sanitari – subito chiamati in soccorso dalla amata moglie Pia – nulla possono fare.
Di mestiere professionista nel settore della comunicazione e del turismo, Roberto era prima di tutto un sognatore. Osservatore tanto acuto quanto discreto, il sentimento distillato dalle persone e dalle cose lo disegnava o lo trasformava in parole. Per necessità, ben prima che per desiderio di affermarsi come “scrittore”.
Una raccolta di poesie dal titolo illuminante (“Dove la vita batte forte”) pubblicata nel 1980, nel 1982 un secondo libro “Shalom”. Poi trent’anni di “silenzio”, passati a mettere insieme la storia più importante, la “sua” storia e quella del suo mondo: la Maremma. Fino al 2013 quando – del tutto estraneo al pianeta degli “affermati scrittori locali”, come comparso dal nulla e quasi suo malgrado – all’età di sessant’anni Ciarapica esordisce col suo primo romanzo. L’unico, il romanzo della vita.
“Metti la sella all’ultimo cavallo”, 280 pagine piene di emozione e di vicende maremmane intessute sullo “scontro - incontro” fra Oreste, anziano fattore della Grancia, e il suo giovanissimo “padrone”, Lorenzo, il latifondista piemontese venuto quaggiù a dare un’occhiata ai possedimenti di famiglia. Poco agiografico, ricchissimo di memorie perdute e ritrovate, notevole per stile e profondità, quell’enorme lavoro di Roberto aveva conquistato (e non a caso) Luciana Bianciardi, figlia del grande scrittore, che lo aveva voluto pubblicare con la sua prestigiosa casa editrice ExCogita.
«Un romanzo che ogni maremmano dovrebbe avere, e regalare ai propri figli», si legge nella terza di copertina. E al di là dell’enfasi promozionale, chi lo ha letto sa che non è un consiglio truffaldino. Come attestò la giuria di “Grosseto scrive” (premio letterario promosso per alcuni anni dalla Fondazione Grosseto Cultura), che nel 2014 lo decretò vincitore della sezione romanzo.
«Di qua e di là della selciata, selve dantesche di vitalba e mora, di bosso, d’ipomea, si fronteggiavano giurandosi inviolabile ostilità, pini e cipressi si alternavano come tamburi e granatieri alle manovre, si vedevano sterminate scacchiere di olivi e i saéttoli dorati delle viti ormai scariche (…) Era davvero un bel mondo, un mondo puro». È lo sguardo di Oreste che in sella alla sua Principessa percorre il viale dei cipressi tra la Grancia e Grosseto. È lo sguardo perennemente stupito e innamorato di Roberto Ciarapica di fronte alla bellezza della sua terra.
Roberto Ciarapica lascia la moglie Pia Luzzetti e il figlio Francesco, educatore a Follonica e attivissimo animatore culturale, con l’associazione Kansassìti, a Grosseto. I funerali domani alle 11 a Sterpeto, poi la cremazione.
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