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Grosseto

IL CORDOGLIO

Addio a Giacolini, il commosso ricordo del presidente del Parco

Nicole Terribile
Addio a Giacolini, il commosso ricordo del presidente del Parco

Rusci: “Resta la sua ultima lezione di grande dignità di fronte alla malattia e l’enorme patrimonio che ha disseminato in tante persone”

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GROSSETO. In tanti hanno partecipato, nella giornata di lunedì 16 gennaio, al funerale di Mario Giacolini (foto agenzia Bf), l’ingegnere grossetano morto a 88 anni dopo una vita intera tra edifici, natura e scuola. Il funerale è stato celebrato al cimitero della Misericordia.

Con Giacolini se n’è andato un pezzo di storia maremmana, un modo di pensare, di studiare e di vivere che, ormai, non esiste più. Ottantotto anni di conoscenza, passione e studio. Impossibile parlare di Mario senza citare il gemello Marcello, e viceversa. Divisi solo negli studi universitari: Mario si era laureato a Bologna come ingegnere; Marcello, invece, si era laureato in architettura a Firenze. A parte questo, hanno condiviso tutto in vita: i gemelli Giacolini abitavano nello stesso palazzo, insegnavano entrambri nell’istituto tecnico per geometri di Grosseto, e avevano la comune passione per la natura e per i libri. Nel corso degli anni erano riusciti a collezionare oltre 10mila volumi. Letti uno davanti all’altro, aperti al massimo a 45 gradi. Mario e Marcello, insieme al professor Giuseppe Guerrini, sono stati anche tra i fondatori del Museo di storia naturale. Unna vita insieme, fino al 2015, quando Mario aveva perso l’adorato fratello dopo una lunga malattia. E da allora non è più stato lo stesso.

Il ricordo della nipote Clarissa Giacolini

«Babbo e zio erano sempre insieme — racconta Clarissa Giacolini, figlia di Marcello —. Mi hanno insegnato il loro modo di pensare e ad amare gli animali, il che ha condizionato tutta la mia vita e la mia professione».

Clarissa, infatti, è veterinaria. «L’anno in cui è morto babbo, io e zio siamo andati insieme in vacanza. L’ho portato in Val Gardena ed è salito sul Sass Pordoi, nonostante camminasse male. In quei giorni era di nuovo felice, immerso tra i paesaggi, la natura, gli animali», racconta ancora Clarissa. Anche l’ordine degli ingegneri di Grosseto ricorda Giacolini: «Mario è stato parte della storia degli ingegneri grossetani. È ancora vivo il ricordo di lui e di Marcello tra professori e studenti del Geometri».

Il ricordo di Simone Rusci, presidente del Parco della Maremma

Tra i primi a venire a conoscenza della scomparsa di Giacolini, il presidente del Parco della Maremma, Simone Rusci. Proprio al Parco, a ottobre è stata inaugurata la mostra sui pipistrelli, dedicata ai gemelli Giacolini.

Ecco il ricordo di Rusci. 

"Mario Giacolini è stato per molti un maestro ed una guida. Oltre ad un vuoto incolmabile, la sua scomparsa  ci lascia una sterminata eredità fatta di ricordi, insegnamenti e sorrisi che difficilmente potranno essere dimenticati. Un’eredità silenziosa e discreta, caustica e sottile - come erano lui e Marcello – distribuita tra le centinaia e centinaia di persone che lo hanno avuto come insegnante, come collega e come amico.

Perdiamo oggi la fisicità di Mario: quel sorriso sornione e benevolo, quel modo buffo di scandalizzarsi e di inorridire, le mosse veloci delle dita che accompagnavano i suoi racconti. Perdiamo molta della sua memoria, della capacità di tenere insieme tante conoscenze diverse, di legare azioni e reazioni, cause ed effetti in una visione complessa e mai banale. Perdiamo la sua ironia e la sua capacità di non prendersi sul serio.  

Rimane però la sua alta lezione di vita, di coerenza, di lavoro e di costanza.

Rimangono, germogliati, i tanti semi di curiosità che ha pazientemente e discretamente piantato in chi lo ha conosciuto. Rimane la sua ultima lezione di grande dignità di fronte al dolore e alla malattia. In ognuno di noi rimarrà quel ricordo personale, quel singolo aneddoto che ci strapperà inevitabilmente un sorriso affettuoso e divertito.

Personalmente perdo un grande maestro, quello che si incontra una sola volta nella vita e che ti porti dentro per sempre. Quello che riesce a darti gli strumenti e le chiavi per trovare la strada giusta, che ti accompagna nelle scelte fondamentali della vita.

La responsabilità di noi che ti abbiamo conosciuto, Mario, sarà adesso quella di ricomporre pazientemente i tanti tuoi lasciti, l’enorme patrimonio ancora troppo nascosto che hai disseminato in tante persone e in tanto studio. Lo faremo con convinzione e riconoscenza, provando a farci forza l’uno con l’altro, ricordanti con rispetto, stima e grande, grandissimo affetto. A dio Mario”.

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